Notizie Radicali
  il giornale telematico di Radicali Italiani
  domenica 15 luglio 2007
 Direttore: Gualtiero Vecellio
La Casta e i Costi della politica. Mancano i radicali, sarà un caso?

di Gualtiero Vecellio

Si può suggerire di leggere il fortunatissimo e meritatamente apprezzato libro di Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella “La Casta”, a partire dalle ultime pagine? Precisamente le ultime dodici, quelle che costituiscono l’Indice dei nomi: che comincia con Giacomo Acerbo, e si concludono con Marino Zorzato. Una dozzina di pagine fitte di nomi. Scorriamoli. Ci sono tutti: svariate citazioni di Umberto Bossi e Antonio Di Pietro, Silvio Berlusconi e Massimo D’Alema, Piero Fassino e Fausto Bertinotti, Gianfranco Fini e Pier Ferdinando Casini… Ci sono anche un paio di citazioni: Emma Bonino, una volta Leonardo Sciascia; Marco Pannella, no; e nessuno degli altri radicali, più o meno noti. Essere assenti in un libro dedicato alla “Casta”, e che racconta di come “i politici italiani sono diventati intoccabili” non è cosa di poco conto. Significherà qualcosa, e che quel “qualcosa” non venga colto, sia ignorato, è anch’esso di qualche significato… Ma vediamole nel dettaglio, queste tre citazioni. A pagina 67 Emma Bonino viene citata per la sua contrarietà allo scialo di denaro pubblico da parte della trasvolata di massa organizzata dalla regione Campania andata in “missione” a New York in occasione del Columbus Day: “Certi governatori che credono di essere ministri degli Esteri e aprono sedi di rappresentanza in altre nazioni e poi finiscono per promuovere pacchetti turistici in Paesi che non hanno neanche collegamenti con l’Italia…”. L’altra citazione che riguarda la Bonino (ci cita anche Pannella, ma nell’indice dei nomi non compare; cancellato anche qui…9 è a pagina 165: si dà conto di uno stato d’animo scorato, dopo “la botta alle politiche del 2001 in cui s’era illusa di ripetere il trionfo delle Europee”. Veniamo a Sciascia. Bisogna andare a pagina 218, si racconta di uno sciagurato progetto, quello della costruzione di un aeroporto a Racalmuto da dedicare a Sciascia, e da costruire – rara sensibilità – in prossimità di quella contrada Noce che era la sua residenza preferita, e che ne sarebbe stata deturpata in modo grave e irreparabile. Ecco, queste le citazioni radicali contenute ne “La casta”. Interessante e significativo, no che le presenze siano quelle presenze, e non altre, come altri?

 

Stella in più di un’occasione ha sostenuto che là nel “Palazzo” sono tutti uguali. Solo a “Radio Radicale” e in un’intervista a “L’Opinione” ha sostenuto che ci sono però politici, come i radicali, che sono diversi, e praticano differente politica. Cosicché Rizzo e Stella hanno ragione a chiedersi e a chiedere “che futuro ha un paese dove la fame di poltrone ha spinto a inventare le comunità montane al livello del mare? Dove il Quirinale spende il quadruplo di Buckingam Palace? Dove una “lavagnetta al ragù bianco e scamorza” dello chef del Senato costa la metà di una pastasciutta alla mensa degli spazzini? Dove ci sono partiti nati dalla mutazione genetica di una bottega di cuoio e ombrelli? Dove conviene fiscalmente regalare soldi a una forza politica piuttosto che ai bambini lebbrosi? Che futuro ha un paese così?”.

 

E’ un libro, questo di Rizzo e di Stella, da leggere contestualmente con un altro, pubblicato mesi fa, e scritto da Cesare Salvi e Massimo Villone: “Il costo della democrazia”: un’inchiesta politica sulle incredibili e preoccupanti spese del grande apparato politico che ci governa, dai più piccoli comuni all’Unione Europea. Dei pregi e dell’importanza di questo libro, prendiamocelo questo merito, i radicali compresero subito il e valore; e, per dire, Salvi venne invitato al congresso di Padova: non come “ospite” solo. Salvi ha partecipato ai nostri lavori, è intervenuto in una nostra commissione, congressista tra i congressisti, militante tra i militanti. E con il suo intervento, ci ha arricchito e fornito elementi di riflessione e di dibattito di cui abbiamo fatto tesoro. Perché si racconta dell’abnorme dilatazione della spesa per la politica avvenuta negli ultimi anni. Un “viaggio” che partendo dagli sprechi e dai costi impropri della politica, si snoda attraverso buona e cattiva amministrazione, leggi, istituzioni, partiti, società civile: “Un viaggio alla ricerca di un nuovo modo di governare, per garantire ai cittadini di partecipare e di contare tutti i giorni. E per rendere ognuno pienamente responsabile del potere che ha”; e come non sottoscrivere l’affermazione che se i partiti sono deboli, il prezzo alla fine lo pagano coloro che nella società, a loro volta, sono più deboli? La questione del “costo della democrazia” e della “casta”, da ammirevole, lodevole denuncia pubblicistica sono i radicali a tradurla in proposta e iniziativa politica. Gli unici, si può dire, e da sempre. Quando hanno proposto il referendum contro il finanziamento pubblico ai partiti (vincendolo) e con mille altre iniziative, parlamentari e di “piazza e marciapiede”.

 

Dicono Rizzo e Stella: “Una certa politica, o meglio la sua caricatura obesa e ingorda, è divenuta una oligarchia insaziabile e ha allagato l’intera società italiana”. Raccontano storie stupefacenti, con numeri da bancarotta, aneddoti spassosi e deprimenti insieme: “Un dossier impressionante, ricchissimo di notizie inedite e ustionanti. Che dovrebbe spingere la classe dirigente a dire: basta”. Peccato che proprio coloro che hanno acquisito la consapevolezza della necessità di doverlo urlare, questo “Basta”, non facciano il passo successivo, conseguente, logico: distinguere, ricordare che in questa lunga e tetra notte, non è poi vero che tutti i gatti sono bigi, che comunque c’è chi è diverso, differente,  e diverse, differenti opzioni politiche offre e propone. Di quella “casta” i radicali non fanno parte, quella “casta” i radicali la contrastano e la combattono; nessuno racconta come,e con quali strumenti si cerca di farlo, quali studi, quali iniziative parlamentari e non. E’ il problema di sempre: fare, saper fare, far sapere. Fare e saper fare, non è un problema, per i radicali. Il far sapere è invece il nodo da sciogliere, da sempre. La questione con cui da sempre siamo chiamati a fare i conti. “Conoscere per deliberare”, diceva Luigi Einaudi. Appunto. Chi non conosce non è in condizione di decidere. E’ il “caso Italia”, è “il fascismo democratico”.