Notizie Radicali
  il giornale telematico di Radicali Italiani
  domenica 15 luglio 2007
 Direttore: Gualtiero Vecellio
Nuvoli, se non è cristiano il suo appello, cos’altro può esserlo?

di Francesco Pullia

Di cosa è colpevole, in realtà, Giovanni Nuvoli? D’essere ridotto a una larva dopo sei anni di sclerosi laterale amiotrofica?

Se lo chiede Tommaso Ciacca, anestesista, che, nel tentativo di esaudire le incessanti, accorate, suppliche di un uomo logorato dalle indescrivibili pene causate dall’accanimento terapeutico, si è recato da Perugia ad Alghero per trovarsi scortato dai carabinieri inviati con lo scopo di impedire che, dopo opportuna sedazione, fosse interrotto un ventilatore meccanico.

Ce lo chiediamo tutti e probabilmente lo stesso procuratore di Sassari che da un lato ha affermato (e quasi lamentato) l’assenza nel nostro ordinamento di una disposizione che consenta la nomina di “un commissario ad acta incaricato di sedare il paziente e interrompere la ventilazione”, e dall’altro ha, però, riconosciuto la sussistenza del diritto di rifiutare le cure mediche sia a livello sopranazionale, secondo l’art. 5 della convenzione di Oviedo (non applicata in Italia, precisiamo, dalla perennemente tentennante ministra Livia Turco), che nazionale, secondo quanto stabilito dall’art. 32, comma 2, della nostra Costituzione (Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana).

E, ancora, la stessa Procura della Repubblica, in merito alla preventiva comunicazione delle sue intenzioni fatta dal dott. Ciacca, ha dichiarato “il non luogo a procedere”, trattandosi di “condotta in astratto costituente delitto”.

Di cosa è colpevole, dunque, Giovanni Nuvoli?

Di avere chiesto un gesto di carità nei propri confronti? Di volere rendere pubblico, e legalmente riconosciuto, un atto cui abitudinariamente si ricorre nell’ipocrita clandestinità nei nosocomi italiani? Di avere ancora, nonostante le condizioni di ormai estrema precarietà, nonostante l’enorme sofferenza acquisita, “una lucidità sconvolgente”, come ha ammesso lo stesso capitano dei carabinieri?

Ammesso che sia colpevole, non lo è certo per Dio né per gli uomini ma per una legislazione inumana, umiliante, vergognosamente prona alle volontà di un’istituzione ecclesiastica sempre più attenta, con protervia e morbosità, alle cose mondane, e sempre meno depositaria e interprete di cristianità.

Quando corona il suo sogno d’amore con Maddalena Soro, vedova e con due figli, Giovanni Nuvoli è un uomo alto un metro e ottantaquattro, pesa ottantacinque chili. E’ pieno di vitalità. Ha lavorato nella mensa ospedaliera ed è rappresentante di commercio. Appassionato di sport, pratica l’arbitraggio e riesce a trovare pure il tempo per dedicarsi al teatro dialettale.

Colpito improvvisamente da sclerosi laterale amiotrofica, nel 2001 è già sulla sedia a rotelle, incapace ad alimentarsi da solo. Nel 2003 viene ricoverato al reparto rianimazione dell’ospedale di Oristano. Nonostante il proprio reiterato rifiuto, è costretto ad accettare la tracheotomia. La malattia, intanto, implacabile, fa il suo corso.

La devastazione non concede tregua. Le strutture sanitarie sono inadeguate, i primari algidi, insensibili, gli infermieri impreparati, la pensione di appena quattrocento euro mensili. Accanto a lui c’è solo lei, il suo amore, Maddalena. Il resto è silenzio, tanto più penoso quanto più assediante.

Grazie all’interessamento di Marco Cappato, viene dotato di un computer tramite cui riuscire a comunicare con gli occhi. L’uomo che, dopo diverse insistenze, dalla degenza ospedaliera torna a quella domiciliare pesa ventisette chili, aumentati dopo diversi mesi a quasi trentacinque. In quella casa, come ha annotato Tommaso Ciacca, giungono intensi aromi insulari. Attorno si stendono orti in cui gli ulivi si mischiano a piante selvatiche. Ma tutto a Giovanni è ignoto tranne il rumore, sempre uguale, di un respiratore artificiale. Una macchina. Una vita delegata ad un congegno meccanico. E lui, Giovanni, allo stremo, prevedendo la tribolazione degli ultimi istanti, invoca in tutti i modi che almeno gli vengano evitati gli spasmi della fine, che gli sia concessa la possibilità di abbracciare serenamente la morte.

Coloro che dovrebbero legiferare sono ciechi e sordi, paghi solo di cinismo e crudeltà. I vertici vaticani, dal canto loro, pongono veti, ingeriscono a più non posso nelle questioni dello Stato, contrabbandano per umanità un lercio mercimonio, s’incaponiscono materialisticamente di un corpo, prediligono l’involucro, quasi con necrofilia ne esaltano lo strazio,infischiandosene dell’anima abbandonata a se stessa.

E Giovanni, con quella forza interiore che viene deprecata da impauriti sepolcri imbiancati, si fa, a suo modo, urlo e, lucidamente, strumento di lotta nonviolenta. Rifiuta d’essere alimentato attraverso il sondino finché lo stesso Ciacca non lo convince a desistere.

E, allora, di cosa è colpevole Giovanni Nuvoli? Forse di desiderare, in nome della vita e del suo dispiegarsi, di accedere al mistero? Se non è cristiano questo appello, cos’altro può esserlo?  Â