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  martedì 18 marzo 2014
 Direttore: Gualtiero Vecellio
Anche la basilica di S. Pietro trasuda del sangue degli indios

di Valter Beltramini

Com’è noto, ci sono verità che non si possono dire. Quindi ringrazio per il coraggio di pubblicare una lettera che è una verità scomoda e come tutte le verità scomode, è meglio che restino nascoste nel magazzino delle anticaglie. Mi riferisco alle critiche che faccio alla chiesa cattolica che non si può giudicare che quando usa la parola libertà intende solo la sua libertà, non quella di tutti. Come diceva Gaetano Salvemini, così finiscono per domandare le loro libertà a noi laicisti in nome dei principi nostri e negare le libertà altrui in nome dei principi loro.

 

La costruzione dell'attuale basilica di San Pietro fu iniziata il 18 aprile 1506sotto papa Giulio II e si concluse nel 1626, durante il pontificato di papa Urbano VIII. La scoperta dell’America avvenne nel 1492, dunque non appare azzardato dire che l’odierna basilica (prima ne sorgeva un'altra risalente al IV secolo, fatta costruire dall'imperatore romano Costantino I)  fu resa possibile anche dall’oro che venne trafugato dall’America latina. Questa tesi è  stata poco studiata, tuttavia tutti gli indizi portano alla sua conferma. L’incapacità di comprendere le altrui culture e la convinzione della propria superiorità, è sempre stata presente nella concezione dei conquistatori cattolici così come la sottovalutazione delle religioni degli indiani, delle loro culture, delle loro leggi e, in definitiva, della loro qualità di uomini civili.  L’atteggiamento nei confronti degli indios è stata, nella migliore delle ipotesi, quello del collezionista e non si accompagnò mai a un tentativo di comprensione. Fisicamente nudi, gli indiani erano visti anche privi di ogni proprietà culturale e la nudità fisica ha fatto sì che si costruisse l’immagine di una nudità spirituale.

 

La pratica dell’asservimento degli indios cominciò subito così come da subito si incominciò a fare incetta d’oro che gli indigeni portavano in forma di pepite o in polvere. Fra’ Boil, il capo del primo gruppo di religiosi andati in America, trattò gli indiani come bestie. Quelli che non riuscivano a trovare abbastanza oro per i conquistatori furono venduti al mercato come schiavi. Ogni indiano al di sopra dei 14 anni doveva portare un cornetto pieno di polvere d’oro ogni tre mesi. Un cacicco doveva consegnarne una zucca piena ogni due mesi.

 

In quel periodo i collegamenti tra la Spagna e l’Italia erano molto forti, tanto che i Borgia erano di origine spagnola (Borja) e nel conclave del 1492 fu scelto papa Alessandro Borgia, noto per la sua vita immorale. E’ incontestabile che buona parte dell’oro che arrivava in Spagna veniva a sua volta portato a Roma. Fu così che poterono iniziare le grandi opere, tra cui la stessa basilica di S. Pietro.

 

Come disse il primo presidente del Kenia riferendosi ai missionari: "Quando i missionari vennero per la prima volta nella nostra terra, loro avevano le Bibbie e noi avevamo la terra. Cinquant'anni dopo, noi avevamo le Bibbie e loro avevano la terra."