Notizie Radicali
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  mercoledì 05 ottobre 2005
 Direttore: Gualtiero Vecellio
Le agenzie di rating

di Daniele Carcea

Le agenzie di rating sono da parecchio tempo nell’occhio del ciclone, l’accusa è quella di influenzare i mercati, di accelerare le tendenze ribassiste, o rialziste  di un’impresa quotata o del debito di uno Stato sovrano. Il Presidente della Banca Centrale Europea Jean-Claude Trichet è intervenuto più volte sul tema sottolineando il fatto che le tre agenzie di rating quando intervengono hanno una funzione prociclica, cioè tendono appunto ad amplificare i movimenti verso l’alto o verso il basso dei mercati, a scapito della stabilità finanziaria.

 

Ma cos’è esattamente un rating? Il rating è la classificazione del rischio creditizio legato  ad un titolo obbligazionario o a un’impresa e viene assegnato con un voto espresso con una o più lettere, la tripla A: (AAA) indica la massima sicurezza per il capitale investito, se invece compare la B nel voto, allora significa che il giudizio volge al peggio e il rischio dell’investitore è alto. Standard & Poor's, Moody's e Fitch Ratings sono le agenzie di rating più autorevoli e conosciute al mondo e sono chiamate le tre “sorelle”, costituiscono di fatto un oligopolio, e il potere nelle loro mani è enorme. Sono loro a decidere quali economie sono forti e quali sono deboli, determinando di fatto i destini delle nazioni. Una 'A' in più o in meno nelle loro valutazioni, non sappiamo quanto oggettive e disinteressate, può significare la salvezza o la bancarotta di un Paese.

 

Le agenzie di rating non si sono accorte che l’Argentina stava andando male, così come la Enron, Parmalat e  Cirio. Discusse, criticate ma di fatto giudici senza appello, le tre agenzie gestiscono un mercato che vale oltre 5 miliardi di dollari l’anno e grazie alla situazione di oligopolio realizzano profitti enormi. La torta viene divisa al 40 per cento per uno fra Standard e Moody’s e il 20 per cento va a Fitch, crisi o non crisi le tre sorelle macinano utili da un miliardo di dollari l’anno, poco importa se le cantonate non mancano e che il 93 per cento delle obbligazioni classificate nel 2006 al top dell’affidabilità siano state poi declassate via, via al livello di spazzatura.

 

Chi vuole mettere sul mercato un titolo obbligazionario  solo a loro deve e può  rivolgersi; ma chi c’è dietro ai tre controllori? l’europea Fitch ha due azionisti forti: ossia il gruppo francese Fimalac e la società editoriale Hearst. Moody’s è in mano ai grandi fondi di investimento a stelle e strisce a cominciare dal Berkshire Hataway del finanziere Warren Buffet, primo azionista con una quota del 13,4 per cento segue una lunga serie di colossi della finanza: Fidelity Management e Capital Research con il 10 per cento ciascuno, poi Black Rock, State Street e Vanguard con partecipazioni intorno al 3 per cento. Standars & Spool è posseduta da McGraw-Hill  che ha tra i suoi azionisti molti dei soci della sorella Moody’s con il 7% e il fondo Capital Word Investors.

 

I proprietari insomma delle agenzie di rating sono quei fondi che comprano e vendono titoli, a cui le stesse agenzie attribuiscono i voti, determinandone prezzo, rendimento ed eventuali default. Qualche sospetto di conflitto di interessi ci viene. Il conflitto di interessi più grosso, si è avuto e si ha nel caso di rating ai titoli strutturati, prodotti dalle banche di investimento, quelli che poi sono diventati i titoli tossici, il conflitto di interesse è enorme perché le agenzie di rating svolgevano anche attività di consulenza con le solite banche.

 

Inoltre c’è un altro problema fondamentale: le grandi imprese pagano miliardi di dollari alle agenzie di rating, per ricevere un voto, ed è chiaro che con questo sistema i voti si comprano, come si può credere nell’obiettività del giudizio? Warren Buffett poco tempo fa è stato chiamato a testimoniare davanti alla Financial Crisis Inquiry Commission che sta investigando le cause della crisi globale e i salvataggi governativi delle banche. «Non sono mai stato negli uffici di Moody's - ha detto Buffett-. Non so nemmeno dove si trovano. L'unica cosa che so è che il suo modello di business è straordinario»

 

La Commissione si sta chiedendo come è possibile che Moody’s, insieme a Standard & Poor's e Fitch, abbiano dato il livello di "top investment grade" a quei prodotti finanziari garantiti da mutui che, subito dopo il collasso del mercato immobiliare, furono degradati a "spazzatura". La difesa di Buffet è stata: tutti si sono sbagliati, il crollo è stato sistemico, nessuno l’aveva previsto, Moody’s si è sbagliata come molti altri nel non prevedere il tracollo finanziario. Ma la commissione sta indagando e ci rivela il “New York Times” che le cose non stanno esattamente come Warren Buffet ce le rappresenta, Mark Froeba, ex senior vice presidente della compagnia, ha raccontato  che gli analisti avevano quale priorità mantenere le quote di mercato e non fare giusti rating. «Chi cooperava ha specificato Froeba - prendeva più alti salari, maggiori bonus e veniva promosso. Chi invece non si adeguava veniva spesso licenziato».

 

Appare evidente che il problema non è solo quello di non riuscire a prevedere il futuro, cosa che forse sarebbe più utile fare affidandosi ad una maga, ma quello del conflitto di interesse. Come possiamo ingenuamente pensare che prima che un rating venga reso pubblico, questo non venga “passato” ai fondi “amici” e alle banche “amiche” che provvedono a vendere o a comprare, il titolo oggetto del giudizio, in base al tipo di giudizio: positivo o negativo  e quindi a lucrare utili a danni di altri. Disse Andreotti a pensar male si fa peccato ma …E’ un po’ come giocare un cavallo prima della corsa, sapendo che questo arriverà primo sicuramente, nel mondo della finanza ci troviamo di fronte ad un reato ben preciso, si chiama Insider Trading.

 

Ultimamente sembra che qualcosa possa cambiare, Barroso ha auspicato la nascita di agenzie di rating europee e intanto sta nascendo l’Agenzia europea per i titoli e per i mercati (Esma), la European securities and markets authority, che dovrà innanzitutto rilasciare il patentino alle agenzie che vogliano lavorare in Europa, poi dovrà supervisionare le agenzie di rating e  per evitare clamorosi errori nei rating,come successe con Lehman, giudicata solidissima fino a qualche giorno prima del crollo, e conflitti di interesse con gli investimenti dei clienti e degli azionisti che si intrecciano con le agenzie di rating stesse, potranno attuare ispezioni improvvise in collaborazione con le autorithy nazionali. Chi sarà colto in fallo dall’Esma potrà essere sanzionato con multe fino al 20 per cento del fatturato dell’agenzia di rating stessa.

 

Il punto è fondamentale e lo ha sottolineato anche  Bini Smaghi,  membro dell’esecutivo della BCE: funziona bene un mercato, in cui gli operatori sono molti, non sono collusi e nessuno è grande a sufficienza da modificare i prezzi. Bruxelles ha detto già da diversi mesi, che occorre abbattere l’oligopolio delle agenzie di rating e  il loro conflitto di interessi, anche perché, queste sono le agenzie che hanno sparato ultimamente su alcuni debiti sovrani europei. Ma ora le cose potrebbero cambiare, infatti pochi giorni fa, è uscita allo scoperto l’agenzia di rating cinese, che esiste dal 1994 ma fino ad oggi non aveva mai pubblicato le pagelle sui debiti pubblici dei Paesi. La Dagong , creata da Pechino proprio per rompere il monopolio Usa in questo settore e fornire un punto di vista alternativo ha  pubblicato il 10 luglio un rating sui debiti pubblici sovrani che  ha suscitato molto scalpore e interesse. Per valutare la solvenza degli Stati, l'agenzia cinese si è basata su criteri diversi da quelli tradizionali, tenendo maggiormente  conto dell'effettiva capacità di creare ricchezza e dell'ammontare delle riserve detenute.

 

Il risultato è stato che gli Stati Uniti perdono la mitica 'tripla A' e vengono declassati a livello 'AA', Gran Bretagna e Francia scendono ad 'AA-' e Italia, Spagna e Belgio addirittura ad 'A-'. E' andata meglio a Canada, Germania e Olanda, giudicate 'AA+': la stessa classe di valutazione a cui sale la Cina.  A parte le scontate critiche sull'autorivalutazione della Cina, la classifica di Dagong è stata giudicata da molti esperti occidentali molto più ''realistica'' di quelle di Standard&Poors, Moody's e Fitch, soprattutto per quanto riguarda il declassamento degli Stati Uniti. Da tempo gli analisti, anche americani, ritengono che la 'tripla A' agli Usa mascheri una realtà molto più negativa. Un numero crescente di esperti ritiene che gli Stati Uniti siano addirittura sull'orlo dell'insolvenza e della bancarotta, visto il debito pubblico ormai fuori controllo (13 mila miliardi di dollari, pari quasi al prodotto interno lordo nazionale) e il rischio di una nuova crisi dei mutui immobiliari, della quale si legge anche nel recente  rapporto  del Tesoro Usa che parla di una nuova enorme bolla pronta a scoppiare e che rischia di produrre nuovi fallimenti bancari a catena.

 

Sta per partire un altro pezzo della W?? Ovvero le montagne russe continuano??