Il sottosegretario alla Giustizia Giacomo Caliendo finisce anche lui nel registro degli indagati. Lui dice che è tranquillo, non ha niente di che rimproverarsi. Glielo dice anche il presidente del Consiglio; glielo dice anche il ministro della Giustizia. Che Caliendo, un magistrato, non senta il dovere di fare un passo indietro, di mettersi da parte in attesa che tutto sia chiarito, la dice lunga sulla sensibilitĂ istituzionale di chi ci sgoverna. Quanti sono, ormai gli esponenti del governo che devono spiegare qualcosa ai magistrati? Quanti sono, nella maggioranza? Non li contiamo neppure piĂą. E tuttavia colpisce che l’altro giorno il ministro della giustizia Angelino Alfano abbia pronunciato il suo stentoreo “no alla caccia alle streghe”. Chi sarebbe il “cacciatore”? I magistrati con le loro indagini? Si ammetterĂ che un ministro della Giustizia che si esprime in questo modo colpisce.   Â
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Evidentemente non è questione di streghe o stregoni. Il problema è che tra i collaboratori del ministro della Giustizia troviamo personaggi i cui comportamenti sono perlomeno imbarazzanti. C’è questo Pasquale Lombardi, nel suo giro noto per l’incapacitĂ di sedere a tavola senza sporcarsi di sugo, “quanno magna se sporca sempre”, si legge in un’intercettazione. Un tipo di casa in Cassazione, al ministero dell’Economia e a quello della Giustizia, al Consiglio Superiore della Magistratura, al Consiglio regionale della Lombardia e alla presidenza della Regione Sardegna e in svariate procure. I suoi interlocutori li chiama amichevolmente “Fofò”, “Nicolino”, “Pinuccio”, “Giacomino”.
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Questo Lombardi fa campagna all’interno del CSM per il suo amico “Fofò” Alfonso Marra che diventa capo della corte d’Appello di Milano, e per altri. E’ intimo del sottosegretario alla giustizia Caliendo, e del capo del Servizio di controllo interno del ministero della Giustizia Angelo Gargani; e quando, a proposito della esclusione della lista Formigoni dalle elezioni regionali, i magistrati di Milano non si comportano come la cricca desidera, chiede consiglio ad Arcibaldo Miller, altro magistrato, capo degli ispettori del ministero della Giustizia, e invoca un’ispezione ministeriale. Miller, invece di mandare Lombardi a quel paese, amichevolmente gli dĂ consigli su come fare per ottenere questa ispezione. Lo stesso Miller invitato da Lombardi a riunioni, a pranzi a casa del coordinatore del PdL Denis Verdini o in ristoranti per definire le strategie da adottare.
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“Caccia alle streghe”, ministro Alfano?
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