"Facciamola. Facciamola anche per gli altri". Per gli altri detenuti. Con i quali aveva condiviso il suo dramma. Per quei compagni che nel carcere di Padova avevano assistito, per mesi, all'aggravarsi delle sue condizioni. Che avevano raccolto quel dolore rimasto inascoltato da parte di chi, tra i medici, avrebbe potuto e dovuto indagarlo. Per gli altri reclusi italiani, tantissimi, che il martedì sera si danno appuntamento sulle frequenze di “Radio Radicale”, per ascoltare - ognuno nella propria cella, eppure tutti insieme - la rubrica “Radio Carcere”.
“Facciamola anche per gli altri”, con queste parole Graziano aveva vinto le perplessità di Riccardo Arena, che di “Radio Carcere” è autore e voce. E che da due settimane si domandava se intervistare quell’uomo sofferente, e ormai prossimo alla morte, fosse opportuno per un programma come il suo: di servizio, dove si fa informazione senza speculare sul dolore. Dove non si dispensa pietà , né si vendono speranze. Ma si ascolta e si dà voce a chi non ce l’ha. Da anni ormai. Era il 2002, infatti, quando “Radio Carcere” fece il proprio esordio dai microfoni dell’emittente radicale. Da allora non ha mai smesso di parlare di Giustizia, al di là della cronaca giudiziaria. Di spiegare il funzionamento (e il malfunzionamento) del processo penale.
Di raccontare il mondo della detenzione, anche attraverso le parole di chi la vive quotidianamente: i detenuti stessi, che da “Radio Carcere” prendono e apprendono informazioni preziose. Sul diritto e sui diritti, i loro, sconosciuti o violati. Informazioni che nelle ore d’aria diventano argomento di conversazione, occasione di confronto. Spunti per riflessioni da mettere nero su bianco insieme alle proprie storie, nelle lettere che Riccardo Arena riceve settimana dopo settimana. A centinaia. Storie assurde, come quella di Graziano, che aveva commosso e indignato chiunque (anche noi, che poi abbiamo voluto raccontarla qui su “Gli Altri”) l’avesse ascoltata a “Radio Carcere”.
Graziano oggi non c’è più. E’ morto pochi giorni fa, consumato dal cancro, un mese dopo il suo ricovero tardivo. Restano forti e chiari, però, gli interrogativi posti nell’intervista che ha voluto rilasciare dal suo letto d’ospedale. Ai quali bisognerà comunque dare risposta, per Graziano, per gli altri detenuti. E anche per tutti quelli che in galera non ci sono mai stati. Il carcere, spiega infatti Riccardo Arena, è uno specchio che riflette l’immagine amplificata di ciò che accade nella società . Ignorarlo, dunque, sarebbe come ignorare un allarme. Che suona da tempo.