Si chiamavano Piero Calamandrei, Giovanni Poggi, Tommaso Ramorino, Carlo e Nello Rosselli, Ernesto Rossi, Gaetano Salvemini, Nello Traquandi, Dino Vannucci… Con altri, a Firenze, sono stati i protagonisti di uno straordinario esperimento di giornalismo politico: il “Non Mollare”: autentica spina nel fianco del fascismo che si stava costituendo in regime. Venne stampato e diffuso tra il gennaio e l’ottobre del 1925: ottant’anni fa.
Â
Quando abbiamo cominciato, una ventina di numeri fa, a trascrivere i saggi di Ernesto Rossi, Piero Calamandrei e Gaetano Salvemini che “introducono” la ristampa anastatica del “Non Mollare”, basandoci sull’edizione del gennaio 1955 pubblicata dalla Nuova Italia, non si sapeva che una nuova ristampa era in corso di allestimento presso Bollati Boringhieri, a cura di Mimmo Franzinelli (pag.173, ventidue euro). Ora che abbiamo ultimato la pubblicazione dell’ultima puntata del saggio di Salvemini, per felice coincidenza, vediamo nei banconi delle librerie questa nuova edizione, che naturalmente segnaliamo con piacere e consigliamo di acquistare.
Â
E’ una bella edizione, ben rilegata, ben stampata, in copertina una bella fotografia, che ritrae il gruppo dei promotori del “Non Mollare”: Traquandi, Ramorino, Carlo Rosselli, Rossi, Nello Rosselli. La prima edizione è di formato leggermente più grande, e questo facilita la lettura dei testi della riproduzione fotografica del “Non Mollare”; in compenso l’edizione di Bollati-Boringhieri è arricchita da un’appendice più ampia con alcuni documenti che nella prima edizione non sono stati inclusi. La prima edizione si avvale di una presentazione di Carlo Francovich, che non viene pubblicata in questa ultima, che invece viene introdotta da un bel saggio del curatore Franzinelli. Nella prima edizione i saggi sono pubblicati in quest’ordine: Rossi, Calamandrei, Salvemini. Nella nuova ristampa si comincia invece con Salvemini, segue Rossi, conclude Salvemini.
Â
E’ un libro prezioso di cui si consiglia la lettura – contestuale – di un altro ben più ponderoso volume, “Dall’esilio alla Repubblica”, la raccolta delle lettere che Ernesto Rossi e Gaetano Salvemini si scambiarono lungo gli anni che vanno dal 1944 al 1957 (volume anche questo curato da Franzinelli, Bollati Boringhieri editore, 994 pagine, cinquantacinque euro).
Â
Si tratta di importanti, preziosi documenti storici: una storia per tanti anni negata e occultata (e pour cause). Ma si tratta anche di quelli che legittimamente consideriamo i nostri Lari e Penati.
Â
“A ottant’anni di distanza dal coraggioso esperimento giornalistico”, annota Franzinelli, “il comportamento di questi intellettuali fiorentini risoltisi ad impugnare la bandiera della libertà di stampa contro un regime forte di ben altre armi può apparire incongruo e per certi versi persino patetico, mentre è espressione di una regola di condotta in cui la morale prevale sulle contingenti ragioni del tornaconto personale”.
Â
Incongruo e patetico. Quante volte è accaduto di sentirci rivolgere queste “accuse”, e di dover cercare di difendersene. Si dovrà attendere, chissà , che passino ottant’anni prima che qi radicali di oggi venga finalmente riconosciuto quel che viene negato. Però, se un invito e un suggerimento si può dare: si leggano i documenti che hanno aperto e chiuso la convenzione di Fiuggi; e al tempo stesso si leggano i saggi del “Non Mollare”. I tanti che in questi giorni denunciano un nostro presunto “snaturamento” perché si cerca di dare corpo, forma e sostanza al progetto “Fortuna-Blair-Zapatero”, leggendo le pagine delle lettere tra Rossi e Salvemini, e l’edizione anastatica del “Non Mollare” facilmente avranno modo di ricredersi. Quel “Non Mollare” è una parola d’ordine attualissima anche oggi. Così come crediamo non sia operazione inutile riproporre e suggerire la lettura del “Socialismo liberale” scritto da Carlo Rosselli. Mai come in questo caso vale il detto che conoscere la storia di “ieri” aiuta e consente di capire quel che la cronaca ci riserva “oggi”. Leggendo le pagine delle lettere tra Rossi e Salvemini, l’edizione anastatica del “Non Mollare”, il saggio di Rosselli, ci si renderà di quanto ingiusta e superficiale sia l’accusa di quanti sostengono che i radicali hanno cambiato bandiera, e tradito loro stessi.