Luigi Magni regista anticlericale. “Questa reputazione mi ha accompagnato per tutta la vita”, afferma Magni rispondendo alla prima domanda che gli poniamo. È la solita accusa di professare il vecchio ottocentesco “vieto anticlericalismo” rivolta anche a lui? Pare proprio di sì. E infatti Magni precisa: “in realtà io sono contro il potere temporale e quella giustizia che si faceva senza ragioni”. Una giustizia che Nino Manfredi nel film di Luigi Magni “In nome del Papa Re” racconta, nei panni di un giudice che si è reso conto dell’orrore di quella giustizia, e che cerca in qualche modo di salvare la vita di due condannati a morte. Fuori onda poi, come si dice, a intervista finita, ci racconta nei dettagli la “tecnica” di Mastro Titta, il boia più famoso di Roma. Uno “spettacolo della morte” che testimonia della ferocia con cui lo stato pontificio, nella sua storia plurisecolare, ha mantenuto l’ordine e del suo modo di amministrare la giustizia terrena. “Mazza e coltello” usava Mastro Titta per il suo “lavoro” a Ponte, davanti a castel S. Angelo, ci spiega Magni, e il popolo romano e l’aristocrazia accorrevano allo spettacolo. E fino ai giorni di Porta Pia non era raro vedere all’opera il boia. Dal 1796 al 1870 le esecuzioni capitali furono oltre 530, l’ultima il 9 luglio del 1870. Il 20 settembre di quello stesso anno arrivò Cadorna.
Â
Cercone Nei tuoi film hai spesso raccontato la contaminazione tra potere spirituale e potere temporale, il tradimento del dettato evangelico da parte delle autorità ecclesiastiche, la morale che si fa legge. Sei stato considerato spesso dalla critica il regista anticlericale per eccellenza. Ti riconosci in questa definizione?
Â
Adesso sta cambiando, ci stanno ripensando. Questa reputazione mi ha accompagnato per anni, adesso ci stanno ripensando. Io non sono anticlericale, sono contro il potere temporale e quel tipo di processi che si facevano senza ragioni… Nel film In nome del Papa Re ricostruisco la vicenda di Monti e Tognetti, che facevano parte di una organizzazione patriottica italiana, sostenitori dell’idea di “Roma italiana”, due patrioti che fecero un attentato alla caserma Seristori in Trastevere. Era una caserma degli zuavi vaticani, la fecero saltare in aria. Morirono una trentina di reclute, erano svizzeri. Quando ho fatto quel film, e l’ho fatto proprio per questo, era tornata di moda la storia di via Rasella. Tutti si erano azzuffati su questa storia. A via Rasella nel 1944 erano saltati per aria degli altoatesini, della divisione Bozen, erano con i tedeschi perché l’Alto Adige aveva già aderito al terzo Reich. Molti sostenevano che se gli attentatori si fossero presentati ai tedeschi avrebbero evitato la strage delle Fosse Ardeatine. Trombadori si arrabbiò molto per questa cosa. Anche nel mio film si trattava di un fatto simile. Manfredi nel film accusa quello che era un esercito in borghese che combatteva in Italia…
Â
Lembo. Era un atto terroristico però quello di Monti e Tognetti e anche quello di Via Rasella…
Â
È facile dire che era terrorismo… ma quella dei partigiani era un’azione di guerra. E quando c’è guerra e non si rispettano le leggi dell’armistizio, come avevano fatto i tedeschi a Roma le cose si complicano. Monti e Tognetti invece combattevano contro il potere temporale dei papi. E il loro processo fu veramente assurdo.
Â
Lembo. Vaticano e Temporalismo. Una storia lunga…
Â
Basta vedere l’esempio della Repubblica romana. Pio IX chiamò i francesi a combattere a Roma. Il presidente della repubblica francese era Luigi Napoleone, fratello di Napoleone, che aveva l’aspirazione di fare un colpo di mano e di divenire imperatore, fece tutto questo per guadagnare il favore dei cattolici francesi dicendo: andiamo a restituire Roma al Papa. Tra l’altro l’idea della repubblica non andava male per i francesi. E infatti molti francesi di ideologia “Liberté Egalité Fraternité” vennero a difendere la Repubblica romana contro il Papa. Contro Pio IX, che era un papa assurdo. Un re assurdo. Si è comportato come un monarca in ogni senso. Era per lui come continuare la Guerra dei Trent’anni contro i protestanti. Tutti quelli che si battevano per la libertà e l’uguaglianza dei cittadini davanti alla legge lui li combatteva. Accettava solo l’obbedienza. Ma l’obbedienza la puoi pretendere per una confessione, come fanno i musulmani oggi… Quando abbiamo fatto le crociate, se un crociato uccideva un musulmano aveva diritto alle indulgenze e poteva richiamare dall’inferno l’anima benedetta di suo nonno. Ammazzare un musulmano era commettere un “malecidio”, che non era commettere un omicidio, ma era uccidere il “male” che il musulmano rappresentava per i papi. Non è era un vero e proprio un omicidio.
Â
Lembo. Esistevano dei religiosi dissidenti nella Roma papalina?
Â
Un’interpretazione più moderna dei personaggi di Pasquino e Marforio e di tutte le statue parlanti che per quattro secoli hanno imperversato contro la Chiesa lo lascia supporre. La voce di Pasquino e Marforio non era sempre la voce popolare, come è detto nella tradizione. Questi messaggi misteriosi messi sotto la statua di Pasquino, di Marforio, dell’Abate Luigi, del Babbuino o di Madama Lucrezia, tutti questi diffamatori, ma più che altro voci severe contro gli orrori e gli errori della Chiesa erano in realtà , secondo l’interpretazione moderna cui mi riferisco, queste voci potevano anche essere quelle dei dissidenti clericali, o come ho fatto in un film in cui ho promosso cardinale Pasquino. Dissidenti che erano contrari all’idea del potere temporale, potere temporale che era contro la Chiesa, contro il Vangelo, ed era contro tutto quello per il quale i cristiani dovevano mobilitarsi in qualche modo.
Â
Cercone Nel film In nome del popolo sovrano, uno dei martiri della libertà , è un frate barnabita, Ugo Bassi, che, in una scena, si scontra con Pio IX, proprio sul problema della distinzione dei poteri.
Â
Era un prete vero. Lui seguiva Gesù cristo. Ma chi era Gesù cristo? Era un ebreo. A modo suo era un comunista. Questo me lo disse un mio compagno di scuola. Mi disse: Gesù era uno dei nostri. Questo era un ragazzino che come me faceva il comunista, perché noi quando eravamo ragazzini facevamo i comunisti proprio per opposizione al fascismo… nel Vangelo trovi il senso della comunità , della pace, dell’amore per la gente, trovi tutto quello che il potere temporale ha disatteso. Esercitando il potere temporale il successore di Pietro si trasformava in un sovrano con poteri addirittura superiori agli altri sovrani, con la mannaia sempre in azione. Mastro Titta prima di andare in pensione ha fatto oltre cinquecento esecuzioni. Ne ha fatte di tutti i colori. Ricordando Giordano Bruno mi vengono in mente le parole di Trilussa: “Fece la fine dell’abbacchio arosto che credeva al libero pensiero. Se un prete gli diceva questo è vero, lui rispondeva: non è vero un corno”. La cosa che contraddiceva continuamente la voce di Gesù è stata sempre la potestà reale che aveva quello che doveva essere il successore di Gesù e doveva comportasi come tale. Questo non è mai accaduto. Solo in qualche rara occasione. Per esempio a me era molto simpatico Woytijla. Che è stato uno che ha detto al rabbino capo Toaff, entrando nella sinagoga, cosa che non ha fatto mai nessun papa, “voi siete i nostri fratelli maggiori”.
Â
Cercone Qualche tentazione temporale ce l’aveva anche lui però…
Â
Io non ho sentito questo. Lui aveva  anche un interesse politico, oltretutto veniva da un paese che ha sofferto molto la tirannide del comunismo… quello finto, quello inventato da Stalin. Che non era un comunismo. Il comunismo vero era quello di Trotsky. In Russia su questo mi hanno raccontato una storia che sembra una pasquinata: quando Trotsky andò in esilio sulla riva del mare due giovani guardavano all’orizzonte la nave che lo portava in Argentina, e questa nave si chiamava “Lenin”. Si dissero, e sembrava un discorso tra Pasquino e Marforio: “guarda Trotsky che va via insieme a Lenin”.
Â
Cercone Il tuo primo film che si svolge nella Roma papalina è Nell’anno del Signore ed è del 1969. Con grandi attori (Manfredi, Tognazzi, Sordi, Salerno, la Cardinale), fu un grande successo di pubblico. Ciononostante, non inaugura un filone. Perché?
Â
Perché c’era un equivoco su di me. Ed è continuato per molto tempo. Adesso cominciano ad accorgersi dell’errore. Ci stanno ripensando alle imbecillità che hanno scritto. Soprattutto i critici. Soprattutto loro. Che hanno sulla coscienza molto cinema che non hanno capito e hanno maltrattato. Loro avevano un loro “olimpo” che avevano costruito mentalmente, un mondo per conto loro. Tutto quello che somigliava a quello andava bene, tutto il resto no. Il tutto poi inquinato da condizioni politiche particolari, perché io ho comunicato a fare il regista dal 1968 con Faustina, che è la storia di una afroromana. Ebbi poi complimenti di una femminista forsennata ai tempi dell’ Anno del Signore. Che mi disse: sei riuscito a parlare di una donna che fa l’amore con tre uomini e non è una mignotta. Non compariva questo come un personaggio puttanesco. Ed aveva ragione. Nacquero poi le questioni sulla storia del terrorismo. Il tempo poi passa. C’era poi il discorso del “dialogo con i cattolici”. I miei compagni vedevano questo dialogo in un certo modo. Poi i preti, lo vedevano in un altro modo… i preti… i bacchettoni, quelli che invece di fare i preti facevano i democristiani…
Â
Cercone Ho qui la scheda della Conferenza Episcopale Italiana che censisce scrupolosamente tutti i film che escono in Italia. Questa è quella su Nell’anno del signore. “L’anticlericalismo di cui la vicenda è impregnata, che giunge in alcuni momenti alla irrisione della religione, scene e situazioni sconvenienti, rendono il film negativo”. Su In nome del Papa Re, il giudizio è più problematico, ma il film è comunque giudicato “discutibile” e “ambiguo”.
Â
Quando ho fatto la Tosca mi sono fatto dare dagli eredi del palazzo che ospita la chiesa di S. Agnese l’autorizzazione e abbiamo girato proprio nella chiesa. Uscì su un giornale cattolico una cosa disdegnata che diceva: come si fa a dare la possibilità di girare questo film anticlericale in una chiesa… che poi… anticlericale la Tosca, dove l’hanno vista… è una storia d’amore... Mi fu spiegato che i proprietari del palazzo avevano dei problemi con il Vaticano e con il Comune. La chiesa di S. Agnese andava restaurata, ma loro non avevano i soldi per farlo. E la chiesa apparteneva anche alla comunità … e quindi i nostri soldi gli hanno fatto comodo, hanno potuto fare dei lavori che altrimenti non avrebbero potuto fare… mi fu rimproverato questo fatto. Con questa accusa di aver utilizzato una chiesa per fare un film anticlericale. Questa cosa me la sono portata dietro tutta la vita.
Â
Cercone La mancanza dunque di un filone è dovuta alla ostilità della critica e della Chiesa…
Â
Ma anche da parte dei compagni c’era ostilità . Perché pure loro vedevano ostacoli al compromesso storico, a fare gli accordi con la Dc a cui loro tenevano tanto... Io nei miei film mi riferivo alla storia, ai fatti accaduti. Il mio era un altro discorso. Io nasco da ragazzino cattolico comunista, non ho mai avuto dubbi. La cristianità per me era una eredità di famiglia, ce la portavamo dietro, eravamo cristiani… però non mi sentivo affatto un blasfemo o un nemico di Dio. Non sono mai stato questo. Sono un laico, ma questa è un’altra cosa.
Â
Cercone Tullio Kezich ha scritto, a proposito di una scena di In nome del popolo sovrano, dove ci sono i due condannati a morte che sono Livraghi e Bassi, e a Bassi, che era prete, non concedono i sacramenti…
Â
È storicamente vero questo…
Â
Cercone e Livraghi si inginocchia davanti a Bassi per chiedergli la assoluzione. Kezich scrisse che era questo un momento di altissima religiosità . E aggiungeva: “E’ proprio vero che non c’è più religione, tranne che nei film di qualche regista laico”.
Â
Meno male… qualcuno se ne è accorto… questo fa onore a lui e fa piacere a me.
Â
Cercone Nell’anno del Signore esce al ridosso del ‘68. Il movimento studentesco ha recepito il significato politico del film, oppure no?
Â
No. No, perché il movimento, studentesco poi… erano studenti universitari già grandi… non erano studenti come noi, come me, che quando avevo 13 anni andavo a imbucare nelle cassette delle lettere la “Voce operaia” in tutta la zona di Via Cola di Rienzo… era un altro modo di essere. I sessantottini avevano un aria un po’ troppo borghese…
Â
Lembo. Non sei l’unico a dirlo. Lo dicono in molti.
Â
Io borghese non ero. Anche se una volta me lo disse don Pecoraro, che era uno dei capi dei comunisti cattolici, un prete che insegnava al Dante Alighieri, e che aveva sempre le tasche piene di albicocche e altro da dare a questi ragazzini con le facce provate dalla fame e dalla guerra… Un giorno stava dando da mangiare ai ragazzini, io gli dissi: a noi, dissi, mai niente? Lui disse: no, perché siete degli sporchi borghesi. Non era vero che eravamo sporchi borghesi. Eravamo solo borghesi non sporchi.
Â
Lembo. Esiste oggi una nuova offensiva del Vaticano su certi argomenti oggi?
Â
Ho sentito questo contrasto. Questa polemica è stata ingiusta e non stava a loro sollevarla, perché non fa parte della religione. La fecondazione assistita è una cosa, forse sull’aborto… in ogni caso oggi il numero degli aborti si è ridotto. Voglio dire: un conto sono le leggi civili e un conto sono le leggi di Dio. Alle leggi di Dio tu devi obbedienza se tu sei vicino a quel dio e senti di doverglielo. Altrimenti c’è la confusione dei due poteri. E ritorniamo a un discorso che dovrebbe ormai essere superato.
Â
Lembo. Tu hai raccontato il temporalismo. Questa nuova offensiva sulle leggi è una nuova offensiva del temporalismo?
Â
Non so se abbiamo segni inquietanti su questo. Vedo però che tutto quello che è nella legge di Dio e quello che è nella legge della democrazia non viene rispettato nei due modi diversi e vedo molta confusione in tutto questo. E’ come se fossero avanzi di qualcosa… sento che siamo un po’ nella confusione.
Â
Cercone Questa confusione si riflette anche negli indirizzi politici che riguardano il cinema? In nome del popolo sovrano è un film sulla Repubblica romana prodotto nel 1990 dalla Rai. Oggi in televisione c’è un filone agiografico e biblico molto forte. La Rai produrrebbe ancora un film come il tuo o si è infiltrata una censura?
Â
Oggi c’è una censura economica che non ci consente più di fare il cinema. Siamo tutti fermi. È una cosa inquietante. Qualcuno dice che il cinema italiano è morto. Il cinema italiano si è fatto un nome quando era fatto in un certo modo. Aveva caratteristiche nostre. Era la commedia all’italiana. Io ad esempio comincio ora ad avere consensi all’estero che qui non ci sono… Abbiamo anche noi del settore molte responsabilità . Un po’ è l’egemonia americana che fa paura. Ma noi abbiamo il dovere di raccontare i fatti nostri. La nostra storia. I nostri problemi o ridere delle nostre disgrazie.
Â
Â
Â
Â