Notizie Radicali
  il giornale telematico di Radicali Italiani
  martedì 18 marzo 2014
 Direttore: Gualtiero Vecellio
Rottura, identità,diritti

di Fausto Cadelli

L’espulsione di Kouchner dal partito socialista francese, avvenuta nei giorni scorsi, è l’arma spuntata d’un arsenale obsoleto. Le scelte di governo di Sarkozy sono il seguito dell’attacco al ’68 e simboleggiano la volontà di rompere con le ideologie ed il sospetto reciproco del ” dimmi con chi stai e ti dirò chi sei”. Ma questo sparigliamento è il vero nuovo o è solo un’increspatura? Cosa si nasconde sotto? 

 

In Italia, a parte il rivolgimento nominalistico dei partiti post 1989 e tangentopoli, il cambiamento sembra consistere nel crescere dell’antipolitica, che con o senza lo charme pubblicitario alla Berlusconi, vede il fiorire di tecnici che rifiutano esplicitamente l’abito politico tradizionale per indossare quello degli scienziati sociali super (ed ultra) partes.

 

Costoro (anche i Volenterosi, o Montezemolo o Monti) vantano l’immersione nel Giordano del liberalismo e del mercato, hanno frequentato ottime università o vi hanno insegnato: sono la crème, insomma.

Con la malìa della geometria cartesiana, presentano soluzioni assolute: per l’età pensionabile, la pressione fiscale, il debito pubblico, il rilancio dell’economia, per questo, per quello, per tutto assieme.

 

Per chi li ascolta, non c’è alternativa al dire di sì. Il disaccordo non è una libera opinione, ma l’errore dello studente zuccone, redarguito dallo scuotere di testa del Padoa Schioppa di turno.  

Tuttavia, credo (o vorrei pensare) che essere cittadini degni di questo nome sia (fosse) qualcosa di più che adeguarsi, come docili y=f(x), agli studi di funzione approntati ogni poco alla bisogna.

 

Di fatto, talune “emergenze” nazionali sono quantitativamente misurabili ed incontestabili, e le risposte ad esse non sono né di destra né di sinistra, ma solo razionali.

Per il futuro dell’Italia, c’è bisogno di riforme logiche e di buon senso. Nel breve o medio periodo, quindi, l’approccio “tecnico”, quello di chi dà le pagelle su tutto, potrebbe essere vincente in senso elettorale.

 

Ma se il “con chi stai” sarà superato, altrettanto non potrà essere per il “chi sei” (del resto, è il principio d’identità e non contraddizione). Dire “chi sei”, per chi ambisce a rappresentare gli altri, è in primo luogo dichiarare cosa si pensa su ciò che è scomodo (il dolore, il morire, la sessualità, la droga, il diverso...). Essere a favore dell’impresa, dell’ambiente, delle pari opportunità – e disgiungersi dal resto - è solo una captatio benevolentiae. 

 

Se si rinuncia al collante di una filosofia, per rendersi asettici vendendo la propria competenza su questo o quello e l’aura della moderazione, il campo rimane sgombro per chi tesse la propria ragnatela.

I tessitori sono coloro che possiedono un’ideologia, rozzamente semplificata da una fonte pura e complessa, e la usano, con lenta pazienza, per riempire il vuoto inoccupato dalla vera politica.

 

Nell’anestetico amniotico della TV, imbavagliando la libertà ed il gusto per la critica, con la ripetizione ossessiva di simboli, slogan, travisamenti linguistici, immagini, si sta plasmando la nuova identità.

Nella distrazione ed afasia civile delle teste migliori, affaccendate nell’accreditarsi a terzi coi loro prontuari di soluzioni pronte, senza accorgercene, stiamo indossando (quasi) tutti vesti lugubri.

 

La veste d’identità spettrali, quali embrioni nutriti da una placenta meschina, che secerne moralismo per il corpo, e non morale per la persona - fatta d’unità di corpo e ragione.

Prostituzione come reato, kit anti-spinello, bando alle coppie di fatto ed all’omosessualità, sabotaggio del testamento biologico: l’unica contraccezione ammessa, è quella verso l’idea stessa d’eutanasia…. 

Questa è l’identità cattolicizzata che si sta forgiando, almeno in Italia, demonizzazione dopo demonizzazione.

 

Il virus italiano può contagiare l’Europa? L’Europa dei diritti, prefigurata da Sarkozy, ripiegherà sull’Europa dei limiti o volgerà verso un’Europa di libertà? Il no alla Turchia è il primo passo verso un gigantesco balzo all’indietro che, chiudendo l’Europa in sé, trascina l’Occidente stesso contro se medesimo, contro le proprie conquiste sulle libertà individuali della persona?

O è solo l’Italia - questo patetico paese d’enunciazioni fasulle e vere discriminazioni - destinata ad essere sempre più una zattera alla deriva, zeppa di presunti skipper e tattici e strateghi, ma senza né vele né timone?