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Capez (popolano della libertà in ascesa) parla di Fini, Casini,W

• da Il Foglio del 27 novembre 2007, pag. 3

Daniele Capezzone entra nel brand new Pdl berlusconiano portandovi “un sacco di impegno liberale” e il suo “mai sopito” – giura – radicalismo. Il primo a iscriverlo era stato, con piglio sprezzante, Marco Pannella in persona. Ma adesso è cosa fatta. I rumori di Palazzo lo hanno già eletto portavoce della nuova creatura, anche se lui preferisce ironizzare: “Questo è il paese in cui se giri per via del Corso e urli ‘presidente!’ si girano tutti”. Ed è un modo capezzoniano per dir che gli incarichi non contano, “io conosco soltanto la categoria dell’impegno”.

Così il tentacinquenne fondatore di “Decidere” quasi ripropone il suo adagio preferito: contenuti non contenitori. Ovvero l’insieme di proposte “liberali e radicali” che rendono goloso il suo côté personale: abbassare le tasse, fare le riforme di sistema, superare l’impasse istituzionale imposta da “questo governo immobile”. Passaggi “essenziali” verso i quali la mossa di
 Silvio Berlusconi, con il nuovo partito, rappresenta – dice ricorrendo all’anglofilia radicale – uno “step decisivo”. Capezzone, da par suo, auspica una formula che s’ispiri all’americano partito repubblicano: un “gigante dalle tante anime” che coinvolga anche Fini e Casini, i due alleati (per adesso) lontani. “Con il contributo di tutti – spiega – può nascere una formazione capace di segnare la politica italiana per lustri. Berlusconi ha avuto grande coraggio e generosità – puntualizza – adesso i liberali devono venirgli incontro”. Con un sistema proporzionale o maggioritario? “Attraverso un sistema di democrazia competitiva – se la cava – assecondando lo sviluppo di due grandi partiti che in modo non consociativo, ma competitivo, si contendano la guida del paese”. E infatti Capezzone, poi lo chiarisce, resta un sostenitore del sistema maggioritario e spera nel successo del referendum (di cui è promotore). Tuttavia, spiega, l’opzione di una riforma parlamentare, au- spicata in questi giorni dal Cav. (in senso proporzionale), non lo vede affatto contrario “purché si salvaguardi il bipolarismo”.

Ma bipolarismo, riforme e nuova legge elettorale forse non possono prescindere dal dialogo con il centrosinistra, dunque con Walter Veltroni. E su questo punto Capezzone un po’ apre, un po’ chiude. Proprio come il Cav.: riforma elettorale sì, riforme istituzionali non con questa maggioranza. Il fatto è che secondo Capezzone “c’è un clima che rimanda alla gioiosa macchina da guerra – spiega– ovvero il sistema attraverso il quale, nel ’94, si identificò il complesso sistema mediatico-giudiziario- economico che si abbattè su Silvio Berlusconi”. Una corporazione dello “status quo” rappresentata oggi da Veltroni, ma anche da quanti (contro Veltroni) si sentono minacciati dall’ipotesi che si possa concordare una progressione verso le elezioni. Parliamo di Romano Prodi? “E dei poteri consolidati che lo sostengono”. Dunque, secondo Capezzone, con W “si deve parlare”, ma tenendo ben presente che “rappresenta le forze della conservazione”, mentre è il centrodestra berlusconiano a spingere “verso la novità”. Pertanto: riforma elettorale (o referendum) e poi “subito” elezioni. Perché questo Parlamento, dice l’ex segretario radicale, “è bloccato e non ci si può far niente”. Il Rubicone è varcato e l’ex radicale sembra già parlare da portavoce del nuovo partito. Paragona il Pdl a Sarkozy, mentre il centrosinistra altro non è, ça va sans dire, che la versione maccheronica di Ségolène Royal. E’ pronto a lavorare al fianco di Michela Vittoria Brambilla? “Non vedo l’ora – confessa – ma per adesso – aggiunge – ho conosciuto più a fondo i circoli di Marcello Dell’Utri”. Pare sarà un partito più giovane e femminile.“Sì, ma senza la preziosa esperienza di uomini come Sandro Bondi – ci tiene a ricordarlo – non si va da nessuna parte”.


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