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In galera anche se scagionati; picchiati prima di finire in carcere; uno stupro che forse non c’è mai stato…Tre vicende esemplari su cui è calato silenzio e indifferenza…

19 marzo 2009

di Valter Vecellio

Sembra non interessi più a nessuno. Per giorni e giorni telegiornali e giornali, ci hanno detto tutto e il suo contrario a proposito dello stupro al parco romano della Caffarella: le immagini dell’arresto dei due romeni sono state proposte in continuazione, rallentate, contornate, ingrandite nel timore non si vedesse bene…; poi i primi dubbi, le prime perplessità, fino ai risultati definitivi dei test del DNA, che hanno dato una risposta inequivocabile: non sono stati loro. E allora silenzio. I due continuano a restare in carcere, non si capisce perché, o almeno non lo si ammette ufficialmente. Le indagini hanno fatto un buco nell’acqua, non si sa letteralmente che pesci  pigliare, si spera che i due sappiano chi siano i veri colpevoli, e li “coprano”. Così li si tiene in carcere per “convincerli” a parlare. Si chiama tortura, non c’è altro nome per definire questo uso della carcerazione preventiva. La vicenda della Caffarella intanto non interessa più. Sono altre le “emergenze” che appassionano, che “pagano” politicamente, e che vengono offerte all’opinione pubblica.

 

Così come non interessa più la vicenda dei romeni accusati dello stupro di Guidonia. Probabilmente in questo caso gli arrestati sono colpevoli dei reati di cui sono accusati. Non è questo che interessa. Il fatto è che, secondo numerose, concordanti testimonianze, avrebbero subito violenza all’interno di strutture dello Stato: picchiati selvaggiamente e in più occasioni. Ma è una vicenda che non interessa. Il ministro della Giustizia non si è neppure dato pena di smentire. Eppure se è gravissimo il reato di cui sono accusati, ancora più grave è che siano stati massacrati di botte.

 

Terzo episodio, lo si ricava da un articolo di Dimitri Buffa pubblicato da “L’Opinione”. Buffa si occupa del primo caso di violenza che suscitò indignazione e inquietudine: quello che si sarebbe consumato da Davide Franceschini, la notte di Capodanno a Roma durante la festa musicale organizzata dal comune. Il condizionale ha una sua ragion d’essere. Buffa ha ascoltato l’avvocato difensore del ragazzo. Ecco quello che dice l’avvocato Francesco Bergamini:

 

“Premetto che Davide quella sera si è comportato da idiota assumendo cocaina e alcool e perdendo il controllo di sé, ma la verità è che questo stupro, già definito anomalo dagli stessi inquirenti, non c’è stato…Il mio assistito era talmente fatto e ubriaco che non è riuscito ad avere un’erezione, e per questo la ragazza, che all’inizio aveva avuto con lui un rapporto perfettamente consenziente, e che tra parentesi si trovava anche lei sotto l’effetto di droghe e alcol, lo ha cominciato a prendere in giro…Allora lui ha provato a masturbarla con la mano, ma la cosa era sempre più grottesca agli occhi di lei che ha continuato a prenderlo in giro. A quel punto Franceschini ha fatto l’idiozia della sua vita prendendo la ragazza a pugni e facendole del male. Quindi c’è stata violenza, ma sicuramente non si è trattato di uno stupro”.

 

Si dirà che questa è la parola dell’avvocato difensore, che tende ovviamente a scagionare, o almeno ad alleggerire al massimo la posizione del suo assistito. D’accordo. Tuttavia non sarebbe opportuno cercare di capire se e quanto vi sia di vero in quanto riferito dall’avvocato Bergamini? Che tipo di indagini sono state fatte? E non si ritiene di doverle promuovere e sollecitarle?

 

Due romeni restano in carcere, anche se è accertato che non sono loro gli autori del reato, in base a cavilli e pretesti. Altri due romeni sono stati massacrati di botte; ora la vicenda raccontata dall’avvocato Bergamini. Tre vicende sconcertanti e che sembrano non interessare nessuno. Tra quanto accaduto e l’indifferenza per quanto accaduto, c’è senz’altro una relazione. O no? 



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