Favignana “costituisce un esempio di come non debba essere un carcere in una società civile…le celle si trovano sotto il livello del mare, sono umide, prendono luce solo dalla porta, non dispongono di finestre e l’attività della magistratura si sorveglianza appare del tutto insufficiente e approssimativa soprattutto per quanto attiene al trattamento degli internati, nei confronti dei quali si opera alla stessa stregua dei detenuti, privando gli stessi di attività lavorative adeguate”. E veniamo alla situazione catanese, definita semplicemente e brutalmente “drammatica”: “Nonostante i lavori di ristrutturazione, puntualmente eseguiti dalla direzione, nelle celle vivono fino a tredici reclusi, alcuni costretti a dormire per terra per mancanza di adeguati spazi. E’ urgente che si dia rapida attuazione alle recenti disposizioni varate dal Parlamento in materia di edilizia penitenziaria, così come è urgente che la regione siciliana recepisca le norme in materia di sanità carceraria, al fine di evitare il pericolo della sospensione delle cure mediche”. Nel frattempo, la situazione incancrenisce. Entro la fine della settimana, denuncia l’OSAPP, l’organizzazione sindacale autonoma della polizia penitenziaria, i detenuti nelle carceri italiane raggiungeranno quota 61.000, a fronte di una capienza di 43.000 posti. “E’ inammissibile”, si legge in una nota dell’OSAPP, “che tutto sia rimandato a maggio, quando il Commissario straordinario presenterà il piano per l’incremento dei posti letto negli istituti di pena. Nel frattempo non si muove nulla, e il numero dei detenuti cresce”. Viene fatto un esempio emblematico, quello della casa circondariale Lo Russo-Cotugno di Torino: sono presenti 1.600 detenuti, quando in realtà le strutture ne possono ospitare solo 923: “Qui si pratica la carcerazione ginnica, che consiste nel tenere i reclusi in palestra, costretti con un materasso a dormire per terra. E’ uno dei tanti casi dove le condizioni igieniche sono estreme e i carichi di lavoro per tutto il personale delle sezioni detentive, della matricola, del casellario, della sala avvocati e così via, si sono praticamente quadruplicati”. Prima di finire, una notizia allarmante: la tubercolosi, insieme all’HIV e alle epatiti virali, è tra le malattie più diffuse in carcere. Gli ultimi dati sulla presenza di questa e delle altre patologie in carcere sono stati diffusi – ma da tutti ignorati – dalla Società Italiana di Medicina e Sanità Penitenziaria, che ha stimato che sulla popolazione presente nelle carceri sono circa tremila i detenuti affetti da HIV e ben il 15 per cento in fase di AIDS conclamata, il 38 per cento dell’intera popolazione detenuta è colpita dall’epatite virale da HCV e il 25 per cento risulta positivo al test per l’infezione da tubercolosi. |