In occasione del centenario dalla nascita di Indro Montanelli, Federico Orlando che fu con lui al “Giornale” e alla “Voce”, ha scritto per “Articolo 21” un editoriale di cui riportiamo ampi stralci.
…Se fosse rimasto ancora in vita, Montanelli sarebbe stato con “Articolo 21”, cui con Beppe Giulietti, Tommaso Fulfaro e altri amici anche giovani e giovanissimi fondammo proprio nelle ore in cui il nostro maestro se ne andava. Avrebbe continuato a combattere, se vivente, un avversario del quale aveva ormai timore: “Ho visto tante brutte Italie nella mia lunghissima vita – disse a Laura Laurenzi per la “Repubblica” il 26 marzo 2001, alla vigilia del voto: quella della marcia su Roma becera e violenta ma animata forse anche da belle speranze; quella del 25 luglio, quella del’8 settembre e anche quella di piazzale Loreto animata dalla voglia di vendetta. Però la volgaritĂ , la bassezza di questa Italia qui non l’avevo vista nĂ© sentita mai. Il berlusconismo è veramente la feccia che risale il pozzo”.
Ce ne vengono conferme in questi giorni, piĂą che da nuove minacce bulgare a giornalisti e a trasmissioni Rai, da attacchi al capo dello stato che osa svolgere ancora la sua funzione di garanzia; alla corte costituzionale che osa giudicare le leggi votate dal parlamento (come se non esistesse proprio per questo); ai pubblici ministeri nati col gusto di far male, come i delinquenti; all’intera funzione giudiziaria che sta lì ad intralciare: e oggi intralcerebbe la ricostruzione delle aree terremotate con la sua pretesa di accertare se appaltatori, ingegneri, direttori di lavori, amministratori locali, hanno fatto il loro dovere o, col loro lassismo, hanno creato le premesse di un disastro che ha ucciso 300 vite. L’indice di gradimento degli italiani per il premier super legem aumenta – dice Mannahimer – quasi a conferma della montanelliana “feccia che risale il pozzo”: dateci la societĂ senza leggi, senza tasse, senza regole, senza controlli, senza proibizioni, riservando queste ultime a Eluana Englaro per compiacere altri poteri altrettanto sprofondati nel pozzo dell’oscurantismo.
Noi stasera consegniamo a Beppino Englaro la litografia della colomba trafitta dagli strali, il nostro modesto attestato di informatori dell’opinione pubblica: attestato di “cittadino esemplare” dell’anno, per aver voluto, nell’Italia del Sultano a cui Sartori e Pannella hanno appena dedicato o stanno per dedicare due analisi che dovete conoscere e meditare, per aver voluto in questo sultanato, dicevo, rispettare la legge fino all’ultimo, lungo un calvario di 17 anni, piuttosto che piegarsi al comune senso italiano dell’immoralitĂ : quello che avrebbe consigliato anche ai genitori di Eluana di fare come si fa in Italia giĂ dall’antico: “Le leggi son, ma chi pon mano ad elle?”.
Montanelli sarebbe stato, in questo spirito, vicino alla famiglia Englaro, come noi, ma con ben altro peso morale in quella parte di italiani che all’etica della legalitĂ credono ancora. Non ancora plagiati dagli Idoli delle gerarchie politiche e religiose, di nuovo convergenti in Italia come nella provvidenziale dittatura fascista.
Mi permetto di dire questo non solo per il ben noto laicismo del maestro, per la sua ben nota e ripetuta affermazione che la Chiesa deve fare il suo lavoro ma lo Stato deve garantire a cittadini di ogni confessione o di nessuna confessione l’eguaglianza di fronte a una legge neutrale e non giĂ derivata da principi di una di quelle confessioni. Mi permetto di dirlo perchĂ© questa sua fiducia nella Legge super partes faceva parte del patrimonio della sua teoria politica, di uomo – come si autodefiniva – della Destra Storica (la destra storica del risorgimento, forse da lui mitizzata perchĂ© questo povero paese potesse avere una pagina di riandare orgoglioso) ; e perchĂ© il suo stesso antiberlusconismo era, in definitiva, lotta alla cultura dell’illegalitĂ , della sacrestia, del tutto s’aggiusta in privato, del condono, dell’amnesia, non certo lotta alla cultura del fare, ce egli amava ance come milanese d’adozione.
Lo Stato della legge è lo Stato di diritto, che è l’antitesi perfetta dello Stato etico. Etico era lo stato totalitario, lo stato gentiliano, che è una chiesa senza paramenti, ma coi suoi dogmi e con le sue divise d, naturalmente, coi suoi tribunali speciali dell’inquisizione. Oggi Sartori di spiega che al califfato etico stiamo arrivando senza marce su Roma e colpi di stato, per un verso svuotando le istituzioni della democrazia e lasciandole come gusci vuoti, occupati da un potere senz’altra regola che il potere stesso; per un altro verso dando ai comportamenti del nuovo potere verniciature pseudoetiche compensate dalle benedizioni. Trono e altare, si diceva una volta. Oggi aggiungerei la sharia.
Indichiamo ai giovani colleghi come esemplare la figura del signor Englaro, come ieri quella di Montanelli. A entrambi, credo lo consenta il signor Englaro, si addice il consiglio ai giovani che Montanelli ripeteva: “Combattete per quello in cui credete. Perderete, come le ho perse io tutte le battaglie. Ma una potete vincerne, quella che s’ingaggia ogni mattina con se stessi davanti allo specchio”.Â
Io sono meno legato ai ruoli un po’ estremi, e ai giovani colleghi dico che, se si combattono le battaglie per le cose in cui si crede, e le si perde, non è vero che la situazione resti così come sarebbe stata senza aver combattuto: la situazione cambia profondamente, in rapporto ai contenuti della battaglia che voi avete perso ma che la societĂ ha assorbito, come la terra assorbe la pioggia e se ne nutre. “E’ nel sonno della pubblica coscienza – ripeteva Montanelli da Tocqueville – che maturano le tirannidi”. Noi aggiungiamo la modesta osservazione che se quel sonno è impedito dai nostri comportamenti, dai comportamenti alla Englaro, la tirannide non matura. Â