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La situazione. Testamento biologico: il sottosegretario pontificio Roccella detta la “linea”: accelerare i tempi e strozzare il dibattito

11 settembre 2009

di Valter Vecellio

Martedì prossimo riprenderà, in commissione Affari Costituzionali della Camera, il dibattito sul testamento biologico. Il presidente della Commissione Giuseppe Palumbo, del PdL, fa sapere che le sedute del 14, 15 e 16 settembre saranno dedicate al dibattito generale: “Gli iscritti a parlare sono 35, procederemo senza fretta né intenzione di allungare i tempi”.

Già dalle modalità adottate per il dibattito si coglie quale sarà la “filosofia” di questo “senza fretta né intenzione di allungare i tempi”. La lista dei deputati iscritti a parlare è stata chiusa prima della pausa estiva. Se un parlamentare non sarà presente al momento stabilito nel calendario (e poco importa la ragione di questa sua assenza), perderà il turno e di conseguenza il diritto di intervenire. Si prevedono interventi di una decina di minuti. Un successivo ufficio di presidenza, fissato per il 16 settembre, dovrà decidere l’ipotesi di procedere, a conclusione del dibattito, alle audizioni. Una volta scelto il testo base – la maggioranza preme per il testo approvato dal Senato, quello che esclude che la volontà del paziente sia rispettato, e considera idratazione e alimentazione irrinunciabili; l’opposizione, sia pure con diverse sfumature, chiede un nuovo testo – la Commissione lo voterà. Secondo gli auspici del presidente Palumbo il testo dovrebbe approdare in aula entro la fine di ottobre. “Senza fretta né intenzione di allungare i tempi”.

In realtà, come riassume Maria Antonietta Farina Concioni, “c’è un’accelerazione. C’è la volontà di stringere i tempi del dibattito per strozzarlo”; una volontà ha buon gioco nell’incapacità (o nella non volontà?) di comprendere quello che accade di una parte dell’opposizione; che, del resto, ha già mostrato in Senato di cosa è (e non è) capace di fare. Non lascia ben sperare quello che dice il capogruppo del PD Livia Turco: “Il calendario stabilito è condiviso ed è rispettoso degli iscritti a parlare”. Altro pessimo segnale: alla riunione dell’ufficio di presidenza che ha adottato il calendario “condiviso” e “rispettoso” erano assenti i rappresentanti dell’Italia dei Valori, dell’UdC, della Lega e gruppo misto. I presenti: Paola Binetti (PD), Melania De Nichilo Rizzoli (PdL), Domenico Di Virgilio (PdL), Maria Antonietta Farina Coscioni (Radicali), Giuseppe Palumbo (PdL), Luciana Pedoto (PD), Livia Turco (PD).

Di positivo c’è che le diverse anime del gruppo parlamentare del PD presenti in Commissione Affari Sociali hanno bocciato unanimi l’ipotesi avanzata dal ministro Maurizio Sacconi sul biotestamento. Intervenuto al meeting di Comunione e Liberazione il ministro del Lavoro pontificio aveva detto che “proprio per cercare un più vasto consenso sul testamento biologico, si potrebbe intanto approvare la leggina che il Consiglio dei Ministri varò unanimemente sulla vicenda Englaro.  “Le scorciatoie non giovano a nessuno. Mi auguro che il disegno di legge sul testo di legge segua i suoi tempi”, dichiara Paola Binetti, PD-Teo-Dem. “Una proposta orribile per cinismo e disprezzo della funzione legislativa. Se si fa una legge sulle volontà del paziente, fondamentale per l’alleanza terapeutica con il medico, non si capisce perché questo punto non debba essere affrontato nel suo insieme”, incalza Livia Turco; e Maria Antonietta Farina Concioni: “Vogliono utilizzare una strada ancora più corta per fare quello che già volevano fare al tempo del decreto Englaro. Il dibattito deve riguardare tutto il tema delle dichiarazioni anticipate di trattamento”.

La volontà dei rappresentanti pontifici è ben espressa da quanto dichiara il sottosegretario Eugenia Roccella: sì alle audizioni di associazioni, di esperti, medici, alla Camera per l’esame della legge, “ma questo non deve avvenire allungando i tempi in maniera eccessiva. Basta che non serva per fare un ostruzionismo strisciante. Vorrei ricordare cosa è avvenuto al Senato: sessanta votazioni segrete e tutti i risultati su punti delicati, critici sono stati oltre la nostra maggioranza recuperando anche voti dall’opposizione. I voti di dissenso della nostra maggioranza sono rimasti gli stessi, sia nel voto palese che segreto. Anche se la Camera è totalmente autonoma, quello che è successo al Senato ci dirà pur qualcosa su come la maggioranza si comporta e sulla cultura politica di gruppo. Quello che è avvenuto al Senato non deve essere un modello, ma fa capire quanto può essere compatto il nostro gruppo”.

Si vedrà. Forse nei prossimi giorni ministri e i sottosegretari pontifici avranno qualche sorpresa. Il profumo di incenso non ha ancora ammorbato tutti, come credono e sperano.



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