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Internet. Beltrandi: Mozione parlamentare per garantire la libertà in rete
Marco Beltrandi, primo firmatario, è un deputato radicale nel gruppo del Partito Democratico.

18 dicembre 2009

MOZIONE

La Camera

Premesso che:

Dopo la concitazione delle ore che hanno seguito l'aggressione violenta perpetrata a danno del premier Silvio Berlusconi, è giunto il momento di proporre un dibattito costruttivo per il Paese avente ad oggetto la conoscenza dei meccanismi che informano l'utilizzo di Internet, le insidie che potrebbe nascondere e le grandissime opportunità che offre per lo sviluppo di una società aperta;

il clima politico instauratosi potrebbe indurre a far apparire internet non come opportunità, bensì come pericolo, tanto che l'utilizzo della rete sta attualmente ricevendo critiche non sempre fondate su elementi di conoscenza esaustiva dei suoi meccanismi di funzionamento. La grave aggressione occorsa al premier potrebbe indurre, sullo slancio dell'emotività, alla proposizione di norme potenzialmente in contrasto con il principio della libera circolazione delle informazioni e della libera manifestazione del pensiero;

allo stesso si deve garantire una piena ed effettiva fruizione, per tutti i cittadini, del godimento di questi beni costituzionalmente garantiti, avendo il contemporaneo dovere di realizzare le condizioni migliori per instaurare un dialogo positivo con le istituzioni che hanno la missione di governare;

vi è la possibilità oggettiva, riscontrabile in numerose dichiarazioni pubbliche, della prossima presentazione un atto normativo avente la finalità di prevenire e reprimere casi di apologia di reato o altri crimini compiuti su internet. Ciò produrrebbe una confusione e non una razionalizzazione normativa, poiché le norme presenti nell'ordinamento vigente di già consentono il perseguimento di tali reati, anche se commessi su, o per mezzo di, internet. Analogamente si è avuta notizia della possibilità di ulteriori attribuzioni all'autorità giudiziaria consistenti nell'ordinare l'oscuramento dei contenuti di siti in cui venga ravvisata istigazione a delinquere o apologia di reato;

nel recente passato, nel caso della presentazione di proposte simili a quelle sopra descritte, riferite a precedenti atti legislativi già oggetto di discussione, quali ad esempio l'emendamento all'A.C. 2180, il c.d. "Decreto sicurezza", si ricorda che esso fu respinto dalla Camera dei deputati con l'apporto determinante fornito dal voto della maggioranza parlamentare, poiché esso aveva la finalità di limitare l'utilizzo di internet per evitare la commissione di reati di opinione come l'apologia di reato o l'istigazione a delinquere conferendo al Ministero dell'interno il potere di imporre ai provider di rendere inaccessibili i contenuti ritenuti illegittimi;

l'eventuale introduzione di nuove norme speciali finalizzate alla necessaria repressione di reati in rete, repressione che di già può avvenire facendo ricorso alle norme presenti nel vigente ordinamento giuridico, può avere implicazioni negative enormi sullo sviluppo della rete stessa e necessita, prima della sua eventuale emanazione, della più ampia riflessione istituzionale, politica, sociale, a cui si aggiunge il rischio oggettivo dell'inefficacia eventuale di un intervento normativo unicamente nazionale sulla materia, posta la caratteristica peculiare di internet, capace di superare confini fisici e temporali come nessun altro mezzo di comunicazione sino ad ora;

il dibattito pubblico a cui si assiste di questi giorni ha infiammato l'opinione pubblica ma ha mostrato chiaramente come esista una parte dei media classici, del mondo della politica e dell'opinione pubblica che soffrono di un profondo deficit conoscitivo relativo ai meccanismi di funzionamento della rete, causando come sempre, un effetto deleterio poiché ciò che non si conosce genera incertezza, allontanamento, timore;

la socializzazione si basa sull'apprendimento di valori, norme, modelli culturali da parte dei membri di una collettività, quindi essi devono essere non solo conosciuti, ma anche interiorizzati, così che la maggior parte dei desideri, delle aspettative e dei bisogni individuali e collettivi vi si riconoscano e gli individui possano percepire, proprio in virtù del meccanismo della conoscenza, come "naturale" adottare certe scelte piuttosto che altre, operando una comparazione selettiva di valore;

non appare ulteriormente differibile la necessità ed il dovere di aprire un proficuo dibattito istituzionale e politico sul tema in oggetto a cui partecipino tutte le forze politiche rappresentate. In ciò confermando la funzione di agorà pubblica del Paese del Parlamento, divenendo motore del dibattito e guida sicura del Paese che affida ai parlamentari la missione di rappresentarlo;

occorre quindi un'analisi dei benefici, delle opportunità, dei costi e dei rischi che la rete, come ogni altro fenomeno sociale, contiene in sé, coinvolgendo i maggiori esperti del tema, esponenti della cultura, della scienza, dell'impresa, della società civile che conoscano e sappiano divulgare opportunità e pericoli, vantaggi e insidie che internet ci offre, sanando carenze, riuscendo così nel nostro compito di guidare e indirizzare i mutamenti epocali in atto;

impegna il Governo:

a considerare, per le ragioni di opportunità e di precauzione sopra descritte, l'ipotesi di non proporre l'introduzione di nuove norme speciali per la repressione di reati commessi tramite l'utilizzo di internet in questa fase della legislatura, anche al fine di consentire al Parlamento di
approfondire la conoscenza di problemi ed opportunità connesse alle diverse forme di utilizzo di internet  ed eventualmente proporre e dibattere ipotesi di interventi in materia.

On. Marco Beltrandi


una petizione su Agorà Digitale per la libertà in rete


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