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ven 30 lug. 2010
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Spagna: habemus matrimonio gay

• da Il Riformista del 22 aprile 2005, pag. 2

Non è papa che da pochi giorni, e già Benedetto XVI deve affrontare una prima sfida, proveniente proprio dal cuore dell’Europa cristiana e dalla più recente capitale della “dittatura del relativismo”. Ieri i parlamentari della cattolicissima Spagna hanno approvato un progetto di legge che autorizza i matrimoni omosessuali, che probabilmente passerà anche al Senato, e che apre, tra l’altro, la strada alle adozioni per i coniugi gay. La Spagna potrebbe quindi diventare il terzo paese dell’Unione, dopo Belgio e Olanda, che riconosce i matrimoni tra cittadini dello stesso sesso: perché di matrimonio a pieno titolo si parla, “che risponderà alle stesse condizioni che i contraenti siano dello stesso sesso, o di sessi differenti”, secondo il disegno. Sempre ieri il Parlamento di Madrid ha approvato una legge che mira a semplificare le pratiche del divorzio.

 

Inutile dire che il clero spagnolo è indignato, non solo per la votazione in sé,ma anche perché questa è avvenuta a pochi giorni da un habemus papam che voleva essere un monito all’Europa tutta da parte di una chiesa che nelle unioni gay, come nelle coppie di fatto, percepisce delle “metastasi della società”.

 

I tempi, in effetti, sono sospetti, e sanno tanto di ennesimo sgarbo zapateriano. Ma siccome la separazione tra Stato e Chiesa vale, se possibile, in Spagna anche più che in Italia, bisogna giudicare un Parlamento sovrano che vota indipendentemente dall’opinione della chiesa cattolica con lo stesso rispetto con cui si guarda al magistero della chiesa cattolica in materia di costumi. Per giudicare le implicazioni che il caso spagnolo, provocazione o meno che sia, avrà sul pontefice, aspettiamo il primo Angelus. La riconquista dell’Europa si presenta opera difficile anche per il papa bavarese.



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