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Parlando serenamente, si trova sempre il modo d'uscirne

12 maggio 2005

di Luigi Castaldi

Ricorda don Leonardo Zega, ex direttore di Famiglia Cristiana: “Nelle pagine della nostra rivista c’era una rubrica, molto seguita dai lettori, intitolata ‘Colloqui col padre’. Ebbene, è successo che il tono di alcune risposte, forse anche il contenuto, i nostri suggerimenti improntati alla comprensione più che al giudizio perentorio, suscitassero disappunto”. In chi mai? “Il responsabile del Sant’Uffizio m’inviava lettere di richiamo, indirizzate al mio padre generale”. E allora cosa accadeva? “Venivo convocato dal superiore, se ne parlava serenamente, e si trovava il modo d’uscirne”. Chi vorrà mai negare che “se ne parlava serenamente”? Qualsiasi cosa può essere detta serenamente, solitamente è il modo più efficace per farla intendere. Figurarsi, poi, se a intenderla dev’essere il direttore d’una rivista, e a fargliela intendere deve pensarci il suo superiore, cui l’ha già fatta intendere come si deve, supponiamo altrettanto serenamente, il responsabile del Sant’Uffizio. Il “modo d’uscirne”? Almeno in un’occasione si giunse ad affidare direttamente al responsabile del Sant’Uffizio la risposta alle domande che i lettori inviavano a Famiglia Cristiana, come Il Foglio di Giuliano Ferrara ha recentemente documentato ripubblicando brani della rubrica ‘Colloqui col padre’, a cura santuffiziale di Joseph Ratzinger, dei tempi a cui è riandato con la memoria don Zega nell’intervista al Corriere della Sera (9.5.2005), dalla quale abbiamo tratto il suo ricordo. Un gran bel “modo d’uscirne”, indubbiamente, non ci è possibile immaginare modo più sereno. E, per inciso, gran belle risposte ai lettori, quelle di Joseph Ratzinger, davvero perentorie, neanche un’ombra di cedimento alla comprensione.

Dev’essere stata di cotanta serenità il licenziamento in forma di dimissioni spontaneamente offerte di padre Thomas J. Reese dalla direzione della rivista cattolica America. Come quarant’anni fa accadde a Famiglia Cristiana, America s’era resa responsabile d’una linea improntata “alla comprensione più che al giudizio perentorio”: pare che su temi come omosessualità e preservativo ospitasse addirittura pareri pro e contro, riducendosi così a momento di dialogo e di confronto. Con qualche indulgenza nei confronti delle tesi del Maligno? Non pare. Nell’intervista al Corriere della Sera don Zega dice: “In tutta sincerità, non mi sembra che padre Thomas sposasse tesi spregiudicate e fuori dai binari della Chiesa. La sua spregiudicatezza, semmai, consisteva nel confronto, nel dialogo aperto”. Potrà apparire un metodo civile e democratico per la sensibilità di qualche rozzo relativista, ma in sé la cosa era grave, macinava farina del Diavolo. Sicché, già più d’una volta, il Sant’Uffizio aveva attivato il noto protocollo, e padre Reese era stato serenamente richiamato dal suo diretto superiore, il padre generale dei gesuiti, a sua volta serenamente richiamato da Joseph Ratzinger. Alla domanda se e quanto sia difficile essere insieme sacerdote e giornalista, don Zega risponde: “Non si è dispensati dal vincolo d’obbedienza”. Con America non dev’essersi trovato lo stesso “modo d’uscirne” che si trovò con Famiglia Cristiana, sicché il tutto s’è risolto coll’uscirsene di scena da parte di padre Reese. Il quale, intervistato, si dice sereno. E chi ne avrebbe mai potuto dubitare?

 



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