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Vediamo se ancora esistono, quei socialisti

30 giugno 2005

di Luigi Castaldi

Su Europa di mercoledì 29 giugno, in prima pagina, v’era un editoriale d’una volgarità inaudita – scusate la metafora, un vero e proprio rutto: a volte, saprete, la cicoria è micidiale per la colecisti. Non era firmato, e questo ci è sembrato un gesto bello, il minimo che si poteva e doveva, come il pardon cui è sovente costretto chi abbia imbarazzanti, ma incoercibili, problemi biliari. La sostanza dell’editoriale – del rutto, insomma – era tutta in quel tonante “non ci sono tanti posti da dividersi” a chiusa del pezzo; il resto era quel mix di acre e acidulo che, anche se uno risponde educatamente prego al pardon, storce il muso comunque, viene d’istinto. Quel “non ci sono tanti posti da dividersi” ci è sembrato, ma per un solo istante, uno di quei bei rutti di una volta, quelli da ventre sazio di doroteo, ministeri, presidenze del parastato, mazzette, pacchetti di tessere, altro che erbetta amara saltata in padella. Ma è stata solo un’impressione: il rutto non era rivolto a un alleato di pentapartito, a un qualche sostenitore esterno di monocolore, all’immancabile scassacazzi della corrente di Donat Cattin – ma ai radicali. “Con i radicali siamo alle solite” era il titolo del pezzo sulla prima pagina di Europa. L’incipit, come il sordo brontolìo che sale in gola prima del botto, aveva timbro romano: “E che, vogliamo ricominciare?”. Ma niente a che vedere con la caltagironiana grazia del classico “a’ Fra’, che te serve?”. Altri tempi, altri stomaci.

Sfidando l’acre e l’acidulo, vorremmo qui provare a vedere se questo editoriale ci possa offrire un’occasione di meditazione su ciò di cui esso tratta: “La questione della presentazione dei radicali in una lista del centrosinistra […] si presenta in maniera abbastanza chiara […] E’ chiaro che la nuova campagna di amicizia lanciata da Pannella e Daniele Capezzone parte con l’handicap […] La pratica è ora nelle mani dell’esperto Borselli già impegnato, povero, nelle trattative con De Michelis e Bobo Craxi. La questione socialista è cosa molto seria e sarà un bel tema del riassetto dell’Unione. Se però dovesse trasformarsi nella questione radical-socialista, facciamo così: ne parlano bene fra di loro, fanno due conti…” – ecco, adesso arriva il rutto – “… (non ci sono tanti posti da dividersi), poi ci fanno sapere”. In sintesi: i radicali o sono inutili (come nel caso delle amministrative, vinte dal centrosinistra anche senza di loro) o dannosi (come nel caso dei referendum, falliti per colpa di “Pannella [che per giunta] ha penalizzato Fassino verso un bel pezzo dei suoi elettori”); cari socialisti, se fate un accordo con i radicali, l’utile per la coalizione non è sicuro, anzi, e il detrimento da quello che vi spetterebbe di diritto, invece, sì. Alcune considerazioni al riguardo.

Innanzitutto: “l’handicap”. Un bel lapsus. La “campagna di amicizia” gravata da un “handicap”? Sì, un handicap c’è stato finora e tuttora c’è: è stato, ed è, quello che costringe Luca Coscioni ad una sedia a rotelle e ad un sintetizzatore vocale. E’ stato indubbiamente l’handicap di Luca a far fallire l’ultimo tentativo di “campagna di amicizia” tra radicali e centrosinistra, per la pregiudiziale ostativa avanzata da chi paga lo stipendio all’anonimo ruttatore, e che vedeva (c’è da temere ancora veda) un insulto nel simbolo della sofferenza e della speranza che Luca ha voluto tradurre in politica, a dispetto dei cantori oscurantisti della rassegnazione. Un malato che rifiuta pertinacemente il ricovero nell’allegorico Cottolengo psichico della sofferenza come atto amministrativo della Provvidenza e dei suoi catasti della pietà pelosa, lo rifiuta in un modo che non può non suonare come offesa a chi l’offre per farsene titolare in regime di monopolio. Perché è fallito l’accordo per le amministrative? Perché il nome di Luca era imbarazzante, poteva spaventare gli elettori della Margherita e dell’Udeur (di chi altri, sennò, nel centrosinistra?) che trovano pacificatoria la rimozione culturale dell’handicap. Laddove sulla compagine in toto poteva pesare il veto di una componente retriva (la deriva tradizionalista filoclericale la rende trasversale e ubiquitaria negli schieramenti di qua e di là, ma certamente più pesante là di quanto Margherita e Udeur possano qua), l’accordo con i socialisti romperà lo stallo. A meno che… A meno che prevalga nei socialisti la tentazione a cedere al ricatto meschino di cui questo editoriale di Europa è stato latore. Sapranno i socialisti pensare in grande? Di là dalla minaccia che oggi agita loro in faccia qualche figura sciaguratella? Non resta che attendere. Una volta i socialisti erano coraggiosi, rimandavano al mittente i ricatti e le minacce, traevano da ciò la forza e la ragione per progettare, partendo dal patrimonio storico e culturale della sinistra, una società capace di superarlo come attributo di una parte, per farlo patrimonio di tutti. Quello che c’era di meglio: condividendo, condivisibile, condiviso. Vediamo se ancora esistono, quei socialisti.



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