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Marcello Pera, croque-mort

14 novembre 2005

di Luigi Castaldi

Domenica 30 ottobre 2005 Marcello Pera manda una Lettera aperta agli amici di Magna Carta (“Noi, loro e il Papa”). Lo scritto è fluviale, oltre le 20.000 battute: un fervorino, ma non solo. “Ci stanno osservando e criticando in tanti […] Che cosa mai abbiamo fatto noi di Magna Carta? Ci siamo convertiti al cattolicesimo? […] Abbiamo […] deciso di fare carriera politica grazie all’aiuto di Papa Ratzinger, del cardinal Ruini, di qualche vescovo? […] Non è così, l’ho già detto. Non abbiamo scopi nascosti”. Prendendo spunto da queste critiche, Pera puntualizza, controbietta, ribadisce. Il tono è piano e familiare, qua e là fa capolino addirittura l’ironia, ma i temi cari al “think thank curioso e originale”, che il professor Marcello Pera copresiede assieme al professor Gaetano Quagliariello, ci sono tutti: “degrado morale [della] nostra civiltà”, “questione identitaria”, “radici cristiane”, “famiglia, […] matrimonio, diritto alla vita”, ecc. Poi, planando, chiede: “Tutte queste critiche non sono provocate, forse, da qualche ragione non detta? Io penso di sì, penso che ci sia in tutti i nostri critici una ragione da essi accuratamente nascosta e deliberatamente aggirata”. Quale?

Le cose stanno così: la Chiesa “ha messo fine a quel monopolio del dialogo che la sinistra, la quale da decenni si riteneva unica interlocutrice o interlocutrice privilegiata, considerava acquisito per sempre. A peggiorare le cose sta il fatto, anch’esso inaudito, che, in questa opera di smontaggio e di sgretolamento delle vecchie abitudini, il Papa è seguito da un buon numero di cardinali e vescovi, oltre che da milioni di fedeli che lo cercano dappertutto. I nostri critici accusano noi di rinnegare, ma in realtà ai loro occhi il vero rinnegato è il Papa, il quale sembra sottrarsi a comodi schemi consolidati”. Insomma: Marcello Pera avrebbe scippato il dialogo con la Chiesa alla sinistra, dietro la critica alle sue posizioni ci sarebbe solo invidia.

Già, ma come spiegarsi l’inspiegabile ostilità nei suoi confronti da parte di “Giuliano Ferrara, […] uno che la pensa come la maggior parte di noi, ma, con nostra meraviglia e dispiacere, non vuole farlo sapere”. “Non vuole farlo sapere” ovviamente è un eufemismo: Ferrara non gli risparmia nulla del suo noto repertorio di scafato polemista, dalle sarcastiche frecciatine (che dànno il la alle variazioni della sua corte dei miracoli, esperta in tormentoni e lazzi) a quei ricami di arzigogolo e distinguo coi quali, per impressionismo, l’ex pupillo di Claudio Martelli s’è guadagnato fama di pensatore. Già, questo Giuliano Ferrara è un dannato problema: al netto degli arzigogoli e dei distinguo, in cosa non “la pensa come” lui, Marcello Pera? Che cazzo, non è coi soldi che si becca come Organo della Convenzione per la Giustizia che il suo Foglio riesce ad andare in edicola? E chi ha confezionato l’Organo della Convenzione per la Giustizia – un cappottino ad hoc per il Foglio nello scirocco e nella tramontana dell’editoria italiana – se non lui, Marcello Pera (con Marco Boato)?

Povero professore, oltre all’invidia deve vedersela con l’ingratitudine. Ma figurarsi se questo può impensierire più di tanto Magna Carta: “Non ci spaventano le sfide – chiude Pera – e non ci rifiutiamo di sottrarci alle dispute, meglio se serie, documentate e civili”. “Serie, documentate e civili”? Detta a Ferrara, ‘sta cosa è una provocazione. Sabato 12 novembre, pag. II del Foglio: “Pubblichiamo un capitolo del libro di Michele De Lucia, ‘Siamo alla frutta. Ritratto di Marcello Pera’, Kaos edizioni, 174 pagine, 13 euro”, e segue paginone. [Una breve pausa pubblicitaria: accattatavìllo!]

Kaos edizioni? Ma non è il noto covo comunista che ha sfornato decine di libri zeppi di micidiali calunnie e odiose insinuazioni su Berlusconi, su Ratzinger e, con una velenosissima biografia di appena un anno fa (L’arcitaliano Giuliano Ferrara di Pino Nicotri), anche sul direttore del Foglio? Sì, ma questa probabilmente è la miglior prova che, quando bisogna scendere in dispute “serie, documentate e civili”, Ferrara tiene a bada innanzi tutto i pregiudizi, uomo libero qual è, per eccellenza.

Tocco finale: il titolo in testa al paginone, Croque-mort delle cause giuste. Letteralmente, un croque-mort è un “mangia-morto”, sciacallo, avvoltoio, verme; il lettore si prenda la libertà di scegliere se le “cause giuste” fossero quelle del Pera liberale, laicista, anticlericale e relativista o quelle del Pera che oggi “la pensa come” Ferrara. Ma croque-mort sta anche ad indicare la persona che porta jella e la cui compagnia è funesta – a Napoli si dice schiattamuorte. In fondo, siamo nel mondo dello spettacolo: dev’essere così che s’è compiuto il crudele destino mondano di Mia Martini, per la rivalità professionale di qualche collega di canto, una battuta, un’altra, un ammicco, una grattata di palle. Non è che tra Ferrara e Pera noi si faccia il tifo per questo o per quello, ma per mera carità giudaico-cristiana speriamo che il secondo sappia uscirne fuori, alla Marco Masini. Autore e interprete della indimenticabile Bella stronza (“Perché forse io ti ho dato troppo amore, / bella stronza, che sorridi di rancore?”).



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