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La pazienza degli italiani

17 novembre 2005

di Luigi Castaldi

La nostra pazienza deve essere assai prossima all’insensibilità. Qualcuno avanza una proposta: autorizzare volontari di associazioni cattoliche a bazzicare i centri di interruzione volontaria di gravidanza (Ivg). A qual fine, che lo Stato non riesca a onorare, pur arrogandoselo come obbligo, visto che l’Ivg è possibile solo in strutture pubbliche? Controllare sulla corretta applicazione della legge 194 che, nei limiti, autorizza alla Ivg. Sarebbero stati violati questi limiti? Qualcuno dice. Ed è lo stesso che avanza la proposta. Porta prove? Nessuna, però il suo vox populi – dice – è vox dei.
Volontari di associazioni cattoliche, dicevamo. Risolviamo una questione preliminare: quali sono le regole di questo tipo di associazionismo? Il Codice di Diritto Canonico recita: “Nessuna associazione privata di fedeli è riconosciuta nella Chiesa, se i suoi statuti non sono esaminati dall’autorità competente” (Can. 299); “nessuna associazione assuma il nome di ‘cattolica’, se non con il consenso dell’autorità ecclesiastica competente a norma del Can. 312”; dove si legge: “l’autorità competente ad erigere associazioni pubbliche è: 1) la Santa Sede per le associazioni universali e internazionali; 2) la Conferenza Episcopale nell’ambito del proprio territorio per le associazioni nazionali, quelle cioè che sono destinate, mediante l’erezione stessa, ad esercitare la loro attività in tutta una nazione; 3) il Vescovo diocesano nell’ambito del suo territorio per le associazioni diocesane…” (Can. 312). Inoltre: “Tutte le associazioni di fedeli sono soggette alla vigilanza dell’autorità ecclesiastica competente” (Can. 305); e “quantunque le associazioni private di fedeli godano di autonomia […], sono soggette alla vigilanza del’autorità ecclesiastica”.
E’ lecito dire che a sorvegliare sulla corretta applicazione della legge di un stato (Repubblica Italiana) si chiamano degli emissari di un altro stato (Città del Vaticano)? E’ una forzatura? E perché mai, se queste associazioni, in tutto e per tutto, sono sotto lo stretto controllo delle gerarchie vaticane? Laddove alla Santa Sede – vorrei ipotizzare – saltasse l’uzzolo di sabotare l’applicazione di una legge, decisa dal Parlamento italiano (in sordità al Suo Magistero) e confermata in una sfida referendaria (da Lei significativamente ispirata, da Lei potentemente sostenuta, da Lei sonoramente persa), cosa Le impedirebbe di farlo? Può bastare come garanzia, in tal senso, una Sua dichiarazione di rispetto del principio di laicità dello Stato Italiano? Non pochi cittadini italiani ritengono che la Cupola petrina l’abbia troppo spesso violato. Chi avanza la proposta lo fa per il gusto della provocazione o vuole spaccare la società italiana, approfittando della crisi profonda in cui versa da tempo la sua politica?
Con passi logici che basano su evidenze legittimamente opinabili e su sofismi autoreferenziali che vengono esibiti a mo’ di certificato di primato morale, così si argomenta: le associazioni cattoliche sono parte della società civile; per i valori che esse incarnano nel contesto socio-antropologico e storico-culturale italiano, perché non potrebbero essere autorizzate a tanto? Cosa dovrebbero fare, esattamente, questi volontari? La risposta è vaga, studiatamente vaga al momento. Una studiata vaghezza, e un aggressivo vittimismo, sono da tempo gli indicatori più attendibili di piani d’ingerenza in atto. Si consenta una brutalità di forma che è nella brutalità dei fatti: la Santa Sede piange e fotte. Se piange, c’è da preoccuparsi: di lì a poco darà sfoggio alla sua arroganza: gonfia di malcelata stizza, se Le si è detto un primo no; trionfalmente gradassa, se ha colto qualche cenno di assenso pur tacito, o addirittura indifferente – se non fosse Santa, si direbbe: strappato subdolamente.
I meno vaghi, ma è per loro indole sanguigna, sono per ora il Ministro della Salute, l’onorevole Francesco Storace, e il guru laico di Comunione e liberazione (con qualche stimmata teocon), l’onorevole Giuliano Ferrara. Nella puntata di Ottoemezzo di giovedì 16 novembre, sostenevano la proposta, che lì rifaceva capolino a cura di una cattolicissima signora di cui adesso sfugge il nome (a volte è pressoché impossibile distinguere tra pecorella e pecorella del Signore): i volontari delle associazioni cattoliche dovrebbero giocare il ruolo dissuasore presso la donna che abbia già deciso una Ivg, abbia già superato medico, sociologo, psicologo e analisi del sangue e delle urine. In virtù di cosa, urge ancora vaghezza. Se, infatti, l’elemento dissuasore dovrebbe essere morale in senso lato, non si capisce perché non ritenere già risolto questo aspetto nella donna che abbia già deciso di non portare avanti la sua gravidanza? Si può avere l’ardire di ipotizzare che una decisione tanto seria sia stata presa in tutta leggerezza morale? Se, invece, l’elemento dissuasore dovrebbe essere religioso, saranno ammesse ai ruoli anche associazioni di altra confessione che, come quelle di matrice cattolica, sentano l’urgenza di analoga missione pro life?
Attraverso la porta che i due onorevoli di Ottoemezzo tengono aperta alla proposta (neanche tanto indirettamente) avanzata dal Vaticano potranno mai infilarsi, con pieno diritto concesso dagli artt. 3 e 8 della Costituzione, dissuasori di Ivg di ispirazione talmudica, coranica o indù? E, giacché la proposta ha nelle sue premesse un’offerta di controllo sulla corretta applicazione della legge, sarà possibile per una donna, intenzionata e autorizzata alla Ivg, saltare questo sportello con la dichiarazione sottoscritta di libera coscienza? O addirittura si ha intenzione di fare previo all’autorizzazione il nulla osta del dissuasore? Lo Stato Etico appalta a una chiesa il controllo morale dei suoi sudditi?
Ma c’è un ultimo problema. Chi potrebbe mai rimproverare a un dissuasore di fede cattolica d’aver fatto carte false nel negare un’autorizzazione alla Ivg, in obbedienza al principio che tutto sia lecito al fine di scongiurare che un “veicolo di vita” non veicoli come si deve? E, infine: nel caso che la presenza di questi volontari nei centri di Ivg volesse avere mero simbolo di presidio morale, potremmo dar loro il familiare nomignolo di spaventapassere?
La nostra pazienza deve essere assai prossima all’insensibilità – era l’incipit. Se non si fa sentire subito uno sdegnato e forte no della società italiana a questa proposta idiota e crudele, l’insensibilità ci farà complici della morte del diritto.



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