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Bonino-Pannella: direttiva Bolkestein, prova d’appello per l’Europa. Il Parlamento Europeo non ne snaturi contenuti e finalita’ riformatrici.

Roma, Strasburgo, 14 febbraio 2006

Il Parlamento europeo questa settimana discute e vota sulla ormai celebre “direttiva Bolkestein” per la libera circolazione dei servizi all’interno dell’Unione europea. Questa proposta, volta a completare il grande mercato interno, riguarda un settore economico che rappresenta il 70% del PIL europeo, il 68% dell’occupazione e addirittura il 96% dei nuovi posti di lavoro.

La proposta di direttiva, varata nel 2004 dall’esecutivo europeo presieduto da Romano Prodi, intendeva abbattere effettivamente gli ostacoli intraeuropei alla circolazione dei servizi e rafforzare competitività, crescita e occupazione nei settori economici oggi più trainanti.

Immediatamente accolta con un fuoco di sbarramento da parte di corporazioni di ogni sorta, impallinata da vari governi spesso per calcoli puramente demagogici, la direttiva Bolkestein arriva in aula a Strasburgo già strutturalmente diversa dall’impianto originale. I deputati europei, lavorando di martello più che di cesello, hanno innanzitutto inserito un numero smisurato di deroghe, per cui sfuggono al campo di applicazione della direttiva i servizi finanziari, audiovisivi, di trasporto, legali (fra cui i notai), sanitari eccetera. Un braccio di ferro oppone ancora i gruppi sull’esclusione, fortemente voluta dai socialisti, dei servizi di interesse economico generale.

Sulla regola del paese di origine, poi, si sta scatenando l’ultima offensiva per stravolgere la proposta originale e subordinare la prestazione di servizi in un paese terzo alle regole e norme sociali di questo paese, vanificando la portata di effettiva concorrenza che l’impianto originale garantiva.

Pannella e Bonino hanno dichiarato:

“Il voto di giovedì rappresenta per l’Europa la prova d’appello, dopo la bocciatura del Trattato Costituzionale, sulla sua capacità di perseguire il cammino dell’integrazione.

Di fronte alle performances delle altre potenze economiche e la stagnazione europea, una battuta d’arresto non potrebbe che accompagnare il declino dell’Europa come protagonista della scena economica internazionale. Ecco perché, in seno al gruppo liberale al PE voteremo contro le proposte volte a snaturare la Direttiva Bolkestein, fortemente sostenuta dall’allora presidente della Commissione Prodi, mentre altre componenti del gruppo, come la Margherita, si schiereranno a quanto sembra col fronte del no.

Se, come rischia di accadere, da Strasburgo verrà fuori un sostanziale altolà alla Commissione europea favorendo il mantenimento dello status quo, l’Italia dovrà fare da sola e affrontare i nodi della liberalizzazione del mercato dei servizi senza quella spinta da Bruxelles che in molti casi è stata essenziale per l’apertura dei nostri mercati.

Non si può puntare all’integrazione europea solo a parole e poi arroccarsi a difesa degli interessi costituiti vanificando ogni prospettiva di crescita e competitività, penalizzando in definitiva l’economia europea nel suo complesso.



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