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Viva Romano Prodi!

10 aprile 2006

di Luigi Castaldi

Era il 1995. Romano Prodi mandava in libreria, per Donzelli Editore, il suo Governare l’Italia – Manifesto per il cambiamento, cinquantun pagine, lire diecimila, altri tempi. Ho il libricino. L’ho preso in mano molte volte durante questa campagna elettorale, provandomi a collimarlo col prolisso programma del centrosinistra per le elezioni politiche del 2006. Ma senza lasciarmi andare a suggestioni misteriosofiche: ne fa fede che finora vi ho proposto nulla sulle differenze tra quel Prodi e questo. Cioè, a ben vedere, tra quel Berlusconi e questo.

Undici anni: tutto diverso, per quanto nel declino difficilmente si abbia percezione di come sia veloce il declinare. Oggi, però, a poche ore dall’apertura delle urne, vorrei leggere un brano di quel Prodi che riguarda molto questo Berlusconi: questo Berlusconi che ammette l’errore di aver “sottovalutato” i radicali in quanto “argomento” di alleanza indispensabile per vincere.

Mi spiegherò meglio se prima leggo dal capitolo 2 (pagg. 20-21): “I limiti del passato governo rendono più visibili ed anche più credibili le proposte alternative, ma non sono certo in grado di crearle se non esistono. Vedo anzi crescere il pericolo (in questo caso fatale) di un’opposizione che non ritiene più di dovere operare un taglio netto col proprio passato e quindi ripensare in modo globale e radicale la strategia di governo”.

 

Ecco, gentile presidente Berlusconi, lei ha tradito chi le ha dato il voto nel 2001 perché prometteva “un taglio netto col proprio passato”, prometteva una riforma “globale e radicale” dello Stato: se non mentiva, non v’è riuscito – in politica è lo stesso.

Ecco il motivo per il quale, gentile presidente Berlusconi, lei deve andare a casa (ne ha tante, scelga lei): lei ha tradito tutte le possibili “proposte alternative”, lei s’è fatto strumento della conservazione – della peggiore conservazione. Lei ci lascia un’Italietta – sì, stavolta Nanni Moretti ha ragione (sempre stato sul cazzo, ma stavolta ha ragione) – lei ci lascia un’Italietta, dico, che è una versione trash della Bassa ai tempi di Peppone e Don Camillo, dove la parola moderato – mi perdoni, sa – fa vomitare. D’altra parte, solo in questo marciume lei poteva menare la lenza del suo conflitto d’interessi, sicché 6 miliardi di dollari nel 2001, 10 nel 2002, 12 nel 2003, dicono 15 nel 2004, ma non è ufficiale.

Gentilmente vada, e non ci lasci in giro rimasugli isterici di peronismo – il Nanni era metaforico con quella molotov contro i giudici, sa?

 

E, allora, ecco anche a lei, professor Romano Prodi, a una spanna da Palazzo Chigi: guai a lei se non facesse quel “taglio netto col proprio passato”, guai a “sottovalutare” i radicali (oggi li trova nella RnP) come “argomento” di alleanza indispensabile per vincere e per governare. Voglia intendere, gentilmente: questo “argomento” è esattamente “un taglio netto col proprio passato”, come scriveva lei nel 1995. Il proprio passato, in questo caso, è il paternalismo di stato, in qualsivoglia salsa condito: Dossetti, Berlinguer, D’Ambrosio, Rutelli – voglia intendere.

Porti via l’Italietta dalla Bassa, sennò nella Bassa ci rimane lei. 

 

 



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