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Un tranquillo weekend di paura

18 settembre 2006

di Luigi Castaldi

Sabato mattina

 

L’anno scorso, a Castelgandolfo, si discusse di Corano e d’Islam, di Maometto e d’Allah: fu all’annuale rimpatriata in forma di seminario degli ex allievi del professor Ratzinger, alla patrocinante e benedicente presenza del loro ex docente. Lasciando la cattedra di teologia all’Università di Regensburg, dove quest’anno è tornato da Papa, il professor Ratzinger aveva fatto la promessa di assicurarla ogni anno: promessa  sempre mantenuta.
L’anno scorso – mai accaduto prima – il professor Ratzinger non tacque fino al suo consueto intervento di chiusura dell’incontro: interruppe un intervento, quello di padre Christian Troll.
Un testimone oculare e auricolare, padre Joseph Fessio – poi, chissà perché, ritrattò tutto – ci aveva confessato: “La tesi […] che era stata proposta da padre Troll era che l’Islam può entrare nel mondo moderno se il Corano è reinterpretato prendendo la specifica legislazione e ritornando ai principi, e poi adattando questo ai nostri tempi, specialmente alla dignità che noi riconosciamo alle donne e che è arrivata attraverso il cristianesimo, naturalmente. E subito il Santo Padre, con la sua calma beata ma con nettezza, disse che questo pone un fondamentale problema, poiché, disse, nella tradizione islamica Dio ha dato la sua parola a Maometto, ma è una parola eterna. Non è parola di Maometto. E’ così com’è per sempre, è sempre uguale. Non c’è possibilità di adattarla o di interpretarla, mentre invece nel cristianesimo, nell’ebraismo, la dinamica è completamente differente, è Dio che agisce attraverso le sue creature. […] Dio ha fatto uso delle sue creature e le ha ispirate a dire la sua parola al mondo, e quindi ha stabilito una Chiesa nella quale egli dà l’autorità ai suoi seguaci di trasmettere la tradizione e di interpretarla. C’è un’intima logica nella Bibbia
cristiana, che permette ciò e richiede che sia adattato e applicato alle nuove situazioni. Io sono stato... Vorrei proprio saper dire questo con la calma e la bellezza con cui lui si espresse, ma lui è il papa e io no, vero? Questa è una delle ragioni. Una fra tante, ma il suo vedere questa distinzione tra il Corano che è visto come qualcosa che scende dal cielo e che non può essere adattato o applicato, e la Bibbia che è una parola di Dio che arriva attraverso una comunità umana, ecco, questo mi ha davvero scosso. E poi una seconda cosa che egli non disse, ma che io avrei detto, avrei potuto dire in quel momento… e questo da un punto di vista cattolico, è che non c’è nessuno che interpreti il Corano ufficialmente. La Chiesa cattolica ha un interprete ufficiale, che è il Santo Padre con i vescovi”
.

Con altre parole, è esattamente quello che il professor Ratzinger ha ripetuto quest’anno nel suo discorso all’Università di Regensburg, quello di cui tanto si parla in questi giorni, quello che ha avuto l’effetto della benzina su quel fuoco che sembrava, se non prossimo a spegnersi, nel suo primo perdere vigore, con le buone
nuove di Al Qaida in seria crisi finanziaria e di reclutamento: non si capisce perché padre Fessio abbia ritrattato.
Due, al riguardo, gli ordini di perplessità. Primo: padre Fessio ha pensato che, da Papa, il professor Ratzinger non avrebbe dovuto prendersi la paternità di quelle opinioni? Se è così, ha un eccezionale polso diplomatico. Io siglerei subito un motu proprio per metterlo al posto di Bertone, perché ha bruciato di nove mesi la sua ritrattazione – precisazione, va’ – a nome di Sua Santità. Non saprei come chiamarla. Pre-lungimiranza?
Secondo: il professor Ratzinger ha pensato che, da Papa, potesse o dovesse prendersi la paternità di quelle opinioni? Se è così, perché non ha smentito (o fatto smentire) la ritrattazione di padre Fessio? Per amore della verità o per amore dell’opportunità – non fa differenza – cos’è che è inoffensivo nel settembre 2006 e almeno potenzialmente fraintendibile per tale nel settembre 2005?

Documentabile l’equipollenza tra quanto (sicuramente) è stato detto a Regensburg e quanto (boh, chissà) è stato detto a Castelgandolfo? Tutto è opinabile, Sua Santità insegna. Vediamo:
“«Mostrami pure ciò che Maometto ha portato di nuovo, e vi troverai soltanto delle cose cattive e disumane, come la sua direttiva di diffondere per mezzo della spada la fede che egli predicava» [Manuele II Paleologo]. L’imperatore, dopo essersi pronunciato in modo così pesante, spiega poi minuziosamente le ragioni per cui la diffusione della fede mediante la violenza è cosa irragionevole”
.

Grazie a cosa si può minuziosamente dimostrare che un giudizio “così pesante” è vero, e per giunta opportuno? Perché jihad è parola del Corano, e il Corano è parola di Allah, e la parola di Allah non è kerygma, l’Islam è sempre uguale a sé stesso. Differenza radicale tra Cristianesimo e Islam? Nel primo caso, la parola è avida di carne, di vita e  di storia – e, nutrendosene, spesso le svuota, le mortifica (leggasi in senso letterale: senza la morte non c’è resurrezione alla vita eterna); nel secondo, la parola include carne, vita e storia (non le ha mai distinte nella creazione, sono in Allah e indistinte, si fanno vere solo se indistinte): l’impresa dell’jihad deve conquistarle a questa in distinzione.
Un po’ oscuro? Apodittico? Era una sintesi estrema, per non dilungarmi.

Messe così le cose, è legittimo affermare quanto segue? “«Dio non si compiace del sangue […]» [Manuele II Paleologo]. L’affermazione decisiva in questa argomentazione contro la conversione mediante la violenza è: non agire secondo ragione è contrario alla natura di Dio”. Sì, se il mio Dio è quello giusto, e il tuo no. L’importante, adesso, sarebbe il convincere anche te. E sì, è intuibile, si andrà a finire a schifo. Andiamoci, va’. Anzi, permettetemi, andateci a finire voi.
Io non sceglierò la paranoia meno peggio delle due: non mi costringerete a decidere tra un monarca assoluto che dichiara di essere Dio incarnato in terra e una crocchia mafioso-beduina di imam, ulema e ajatollah che indicano all’umma l’ardente follia – si fottessero, e voi con loro, se pensate che decidere tra questo o quel monoteismo sia sull’agenda delle nostre urgenze esistenziali e storiche. Scegliete pure la ragione che più vi aggrada – di verità o di opportunità – per incolonnarvi dietro questo “In hoc signo vinces”, io non vengo.
Scannatevi, io sto guardare.

 

 

 

Notte tra sabato e domenica

 

Solo due giorni prima aveva detto: “Le popolazioni dell’Africa e dell’Asia ammirano, sì, le  prestazioni tecniche dell’Occidente e la nostra scienza, ma si spaventano di fronte ad un tipo di ragione che esclude totalmente Dio dalla visione dell’uomo…”; aveva detto pure: “La vera minaccia per la loro identità non la vedono nella fede cristiana, ma invece nel disprezzo di Dio e nel cinismo che considera il dileggio del sacro un diritto della libertà…”; aveva detto, l’aveva detto chiaramente: “Questo cinismo non è il tipo di tolleranza e di apertura culturale che i popoli aspettano e che tutti noi desideriamo! La tolleranza di cui abbiamo urgente bisogno comprende il timor di Dio…”.
Cazzarola, sarebbe stato un ragionare di ferro, se il suo Dio fosse stato lo stesso dei musulmani. Ma il suo Dio non è Allah, e gli pareva indispensabile ribadirlo, solo due giorni dopo. Ovviamente, come ha mandato a dire dai suoi zuavi, “il nostro Dio è diverso da Allah”: chetelodicoafare, l’ha detto, il nostro Dio è molto meglio. Non è neanche questo “il tipo di tolleranza e di apertura culturale” che “le  popolazioni dell’Africa e dell’Asia ammirano”, a quanto pare.

Solo due giorni prima aveva detto: “Questo rispetto per ciò che gli altri ritengono sacro presuppone che noi stessi impariamo nuovamente il timor di Dio”, aveva sottinteso il suo, figurarsi il timor di Allah, quello al massimo mi fa fuori suor Leonella. Subito santa, Allah ci fa un baffo. In hoc signo vinces, anche se il signo si limita a una bella faccia tosta. L’Europa è o non è cristiana? Bene, mi segua.

 

 

 

 

Domenica, all’Angelus

 

In attesa che si ritorni al latino, la lingua italiana è quella maggiormente usata dalla Santa Sede. Numericamente, gli italiani sono parte assai piccola dell’intera comunità transnazionale della Chiesa cattolica (meno di sessanta milioni su un miliardo circa); ma occupano, da poco più di un secolo, i temporalia confiscati alla Santa Sede.

Questi ex sudditi godono di un suo particolare occhio di riguardo. Giacché rispetto a tutte le altre nazioni al mondo sono (almeno nominalmente) cattolici nella massima percentuale, la Santa Sede li tratta come allegato al capitolo dei temporalia, come sudditi confiscatile dalla Storia. Storia che fa una qualche resistenza alla piena sovranità sociale di Cristo, Storia disevangelizzata. Chi nostalgico, chi indifferente, chi rinnegato (cioè laicista), questi ex sudditi sono geopoliticamente cattolici, almeno nella visione geopolitica vaticana. Con loro ci si esprime da regnante.

Fatto(si) casus di crisi internazionale e/o interreligiosa (ma ecclesia e umma sono incomparabili, la crisi non ha aggettivi tecnici), il regnante deve mostrarsi ai nostalgici come padre generoso che al supremo intento di pace leva solo la fierezza alla sua ragione, e con non poco doglio; agli indifferenti decide di mostrarsi mite, pio, incolpevole o tutt’al più colposo, non c’è stato dolo intenzionale ai danni dei temporalia; ai rinnegati non si deve dare soddisfazione, fare come Roberto Calderoli dopo il casino che scoppiò per la faccenda della sua t-shirt “blasfema” in tv, mostrarsi tosto fino al punto da far intendere che “sapendolo, l’avrei evitato, ma solo per non offrire il fianco a queste pretestuose accuse”. Quale termine può andar bene?
“Sono vivamente rammaricato per le reazioni suscitate da un breve passo del mio discorso nell’Università di Regensburg, ritenuto offensivo per la sensibilità dei credenti musulmani, mentre si trattava di una citazione di un testo medioevale, che non esprime in nessun modo il mio pensiero personale” (Benedetto XVI, Angelus, 17.9.2006). Rammarico è perfetto.
Ma nella lingua che, dopo l’arabo, è la più usata nel mondo musulmano? “Je suis vivement attristé…”. Tristesse è forte e neutro, comprende tutto e non dichiara niente – tristesse, per i musulmani, è perfetto.

E per tutto il resto del mondo occidentale? “I am deeply sorry…”. Sorry, spiacente, mica volevo far scoppiare una Guerra Mondiale. Sono un regnante moderno, io, mica uno di quelli medioevali. Conosco le ragioni dell’oppurtunità, io, so coniugarle alla non negoziabilità dei principi. Posso impegnarmi a un minimo di rispetto delle regole secolariste: ho pestato il piede a qualcuno? Sorry, deeply sorry.

 

All’Angelus, rivolto alla piazza: “C’è un po’ di pioggia, ma noi siamo forti, eh?”. Gli incendiano cinque chiese. Sparano ai suoi chierici. E’ un po’ di pioggia. Chissà che non sia pure benefica, ecumenicamente.

A torto o a ragione, le cose che ha detto a Regensburg sono sembrate insultanti a tutto l’Islam, eccetto a Magdi Allam e ad altri cinque o sei. Ma può darsi che Sua Santità volesse solo darci una dimostrazione pratica del fatto che i “musulmani moderati” non esistono. Come può darsi che adesso i “musulmani fanatici” vorranno dare ai “musulmani moderati” uguale dimostrazione pratica. Che ha fatto, in fondo, via? Ha detto che Dio è amore e Allah è odio; che Dio è pace e Allah è guerra; che è sempre stato così e non può essere altrimenti; che Dio si è incarnato in Cristo, nella Chiesa e in lui, mentre invece Allah si è incarnato solo in un libro fesso e inaggiornabile; ha detto che l’Islam tende a espandersi a colpi di scimitarra e il Cristianesimo a colpi di ragionevolezza, tipo che senza battesimo non entri in Paradiso. Perfino Michel Houllebecq era stato più diplomatico, limitandosi a dire che “la religione musulmana è il credo più cretino e pericoloso di tutti”. Sua Santità ha semplicemente espresso la sua opinione, adesso lasciate che l’Islam esprima la sua. Ciascuno a suo modo, poi è ovvio che il modo giudaico-ellenico-cristiano è quello migliore di tutti.

Ciascuno ha qualcosa da dimostrare, al gregge e all’umma: vorrete mica impedire la libera espressione di opinioni tra questo e quel monoteismo?

 

Bastava colpirlo sulle gengive con una garzantina di Storia Universale, e invece? Casini inenarrabili, invece. Anzi, fin qui narrabilissimi: crociate, jihad, deliri di califfato mondiale e di ecclesia universale, sangue, fuoco, smorfie minacciosissime di qua e di là. Quando un monoteista pensa che il suo Eterno sia in pericolo di vita (dovrebb’essere un paradosso, non lo è), gli divampa dentro una permalosissima isteria. Il pericolo maggiore? E’ quando un altrimenti credente si permette di dirgli in faccia, a lui che è un vero credente: “Il mio Dio è assai meglio del tuo”. Se non scorre sangue, o ne scorre poco, è un po’ di pioggia. E pensare che abbiamo fatto un cazziatone a Calderoli.

 

Carlo Rossella è compare di Giuliano Ferrara e lo manda gentilmente in onda per diversi minuti nel tg di prima sera: è indignato, ma stranamente composto. Con Amendola, Craxi e Berlusconi era diverso, l’indignazione era più sudaticcia, la glicemia schizzava, fibrillazione, eccetera. Perché è indignato? I governi occidentali non si sono schierati in difesa di Urbano II, pardon, di Benedetto XVI. Via, è un po’ di pioggia, Ferrara. Che voleva che facessero, i governi occidentali? Che gli tenessero aperto l’ombrello su un buffo copricapo dei suoi?

 

 

 

Domenica sera, Tg5

 

All’Angelus, rivolto alla piazza: “C’è un po’ di pioggia, ma noi siamo forti, eh?”. Gli incendiano cinque chiese. Sparano ai suoi chierici. E’ un po’ di pioggia. Chissà che non sia pure benefica, ecumenicamente.

A torto o a ragione, le cose che ha detto a Regensburg sono sembrate insultanti a tutto l’Islam, eccetto a Magdi Allam e ad altri cinque o sei. Ma può darsi che Sua Santità volesse solo darci una dimostrazione pratica del fatto che i “musulmani moderati” non esistono. Come può darsi che adesso i “musulmani fanatici” vorranno dare ai “musulmani moderati” uguale dimostrazione pratica. Che ha fatto, in fondo, via? Ha detto che Dio è amore e Allah è odio; che Dio è pace e Allah è guerra; che è sempre stato così e non può essere altrimenti; che Dio si è incarnato in Cristo, nella Chiesa e in lui, mentre invece Allah si è incarnato solo in un libro fesso e inaggiornabile; ha detto che l’Islam tende a espandersi a colpi di scimitarra e il Cristianesimo a colpi di ragionevolezza, tipo che senza battesimo non entri in Paradiso. Perfino Michel Houllebecq era stato più diplomatico, limitandosi a dire che “la religione musulmana è il credo più cretino e pericoloso di tutti”. Sua Santità ha semplicemente espresso la sua opinione, adesso lasciate che l’Islam esprima la sua. Ciascuno a suo modo, poi è ovvio che il modo giudaico-ellenico-cristiano è quello migliore di tutti.

Ciascuno ha qualcosa da dimostrare, al gregge e all’umma: vorrete mica impedire la libera espressione di opinioni tra questo e quel monoteismo?

 

Bastava colpirlo sulle gengive con una garzantina di Storia Universale, e invece? Casini inenarrabili, invece. Anzi, fin qui narrabilissimi: crociate, jihad, deliri di califfato mondiale e di ecclesia universale, sangue, fuoco, smorfie minacciosissime di qua e di là. Quando un monoteista pensa che il suo Eterno sia in pericolo di vita (dovrebb’essere un paradosso, non lo è), gli divampa dentro una permalosissima isteria. Il pericolo maggiore? E’ quando un altrimenti credente si permette di dirgli in faccia, a lui che è un vero credente: “Il mio Dio è assai meglio del tuo”. Se non scorre sangue, o ne scorre poco, è un po’ di pioggia. E pensare che abbiamo fatto un cazziatone a Calderoli.

Carlo Rossella è compare di Giuliano Ferrara e lo manda gentilmente in onda per diversi minuti nel tg di prima sera: è indignato, ma stranamente composto. Con Amendola, Craxi e Berlusconi era diverso, l’indignazione era più sudaticcia. Perché è indignato? I governi occidentali non si sono schierati in difesa di Urbano II, pardon, di Benedetto XVI. Via, è un po’ di pioggia, Ferrara. Che voleva che facessero, i governi occidentali? Che gli tenessero aperto l’ombrello su un buffo copricapo dei suoi?



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