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Per ogni Popieluszko c'è sempre almeno un Wielgus

10 gennaio 2007

di Luigi Castaldi

Davvero non si capisce di cosa vada starnazzando il direttore della Sala Stampa della Santa Sede, padre Federico Lombardi, quando sul caso Wielgus afferma che sia in atto un “attacco contro la Chiesa. E’ stato monsignor Wielgus a confessare pubblicamente la sua ventennale collaborazione con i servizi segreti di un regime comunista, e almeno due dozzine di encicliche parlano chiaramente del comunismo come “strumento del Male”; è stato lo stesso monsignor Wielgus a rassegnare le dimissioni dall’incarico che gli era stato affidato, e le sue dimissioni sono state prontamente accolte dalla Santa Sede come “soluzione adeguata a far fronte alla situazione di disorientamento venutasi a creare” (come afferma lo stesso padre Lombardi). E allora? Dove sarebbe, in cosa consisterebbe, questo “attacco contro la Chiesa? Nel semplice constatare che, sotto il tallone bolscevico, il clero polacco non fosse fatto tutto da stinchi di santo come padre Popieluszko? Almeno due dozzine di encicliche raccomandano il martirio in situazioni come quelle che hanno fatto preferire a monsignor Wielgus l’opzione di scansarlo; e non si fa che ribadire questa raccomandazione al martirio, beatificando e facendo santi quanti la raccolgono immolandosi per la testimonianza estrema della propria fede; pare evidente che monsignor Wielgus non si sia comportato esattamente da santo o da beato; né questo sarebbe, peraltro, indispensabile per fare l’arcivescovo di Varsavia; e tuttavia l’ex spia dei servizi segreti della Polonia comunista non se l’è sentita a fronte delle voci; e la Santa Sede non ha insistito, come avrebbe legittimamente potuto (può tutto, la Santa Sede), ed ha accettato la rinuncia del prelato. E allora? Dov’è questo “attacco contro la Chiesa”?

Padre Lombardi afferma che il comportamento di monsignor Wielgus ha “compromesso gravemente la sua autorevolezza anche presso i fedeli” e che “in base alla documentazione dei servizi del passato regime” il suo non rimarrà un caso isolato. Padre Lombardi suggerisce che si tratti di “una vendetta da parte di chi, nel passato, ha perseguitato la Chiesa ed è stato sconfitto dalla fede e dalla voglia di libertà del popolo polacco” e fa cenno ad una non meglio precisata “strana alleanza fra i persecutori di un tempo ed altri suoi avversari”. E’ una tesi che zoppica vistosamente: le voci che rivelavano il passato di monsignor Wielgus sono giunte in Vaticano in modo assai discreto e riservato; non hanno preso la via dello scandalo
pubblico, almeno non subito; la Santa Sede le ha a lungo minimizzate, senza rivedere la decisione della nomina di monsignor Wielgus ad arcivescovo della prestigiosa diocesi di Varsavia; e, se non fosse stato per la confessione pubblica del diretto interessato, lo scandalo non ci sarebbe stato, perché d’inatnto la nomina era divenuta già operativa. E allora? Quale “vendetta”? Quale “strana alleanza”? Pare piuttosto evidente che “chi, nel passato, ha perseguitato la Chiesaavesse nella Chiesa stessa i suoi alleati: monsignor Wielgus sarebbe solo la punta dell’iceberg fin qui emerso.


Pare, altresì, che “la voglia di libertà del popolo polacco” sia stata oggettivamente ostacolata almeno da una parte del clero polacco, mentre un’altra parte la sosteneva. Il paradigma non è inedito, perché è ampliamente documentato che ogni dittatura (comunista, fascista, nazista, ecc.) abbia sempre avuto un assai ambiguo rapporto con la Chiesa: opposizione, ma anche appoggio, per quanto spesso assai discreto (in qualche caso, come insegna il caso Wielgus, segreto); martiri che si immolavano per denunciare il furto di libertà (quasi esclusivamente libertà di culto, sulle altre libertà la consegna era la mite rassegnazione come insegna la storia dell’America Latina) e cardinali che firmavano patti più o meno pubblici coi dittatori, fino a memorabili strette di mano e qualche indimenticabile saluto romano; prelati come Romero e prelati come Stepinac; cattolici antifascisti e cattolici fin troppo filofascisti; cattolici anticomunisti e cattolici che vagheggiavano una sintesi tra cristianesimo e comunismo. E allora? Di cosa blatera padre Lombardi? Che razza di esercizio vittimistico viene ad esibirci in qualità di portavoce di quella Santa Sede che da ogni regime dittatoriale, prima d’ogni condanna (se e quando arrivava: mai prima d’averne constatato almeno una qualche tiepidezza), ha sempre tentato di cavarne l’utile, foss’anche lubrificandone gli ingranaggi col sangue dei suoi martiri?

Diciamola com’è: padre Lombardi ha perso l’ennesima occasione per star zitto. E’ la migliore delle scelte quando si è portavoci dell’ambiguità, dell’ipocrisia e dell’opportunismo incarnati nella Storia.



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