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In memoria di Alfredo Ormando, ex seminarista, gay, arso vivo

12 gennaio 2007

di Luigi Castaldi

Quando si dà fuoco in piazza San Pietro, Alfredo Ormando ha 39 anni. E’ il 13 gennaio del 1998: arriva in treno a Roma da Palermo, poggia sulle transenne il cappotto, nelle cui tasche ha messo alcune lettere – si mormora – indirizzate al Papa, Giovanni Paolo II, e al Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, il cardinal Joseph Ratzinger – lettere che non saranno mai rese pubbliche – si cosparge di benzina e si dà fuoco. La sua agonia dura dieci lunghissimi giorni.
Alfredo Ormando è stato seminarista, ma la sua omosessualità non ha saputo esser discreta: ha dovuto lasciare il seminario e la sua famiglia ha fatto il resto. E’ un emarginato, ora, e, prima di partire per Roma, scrive ad un amico: “Vivo con la consapevolezza di chi sta per lasciare la vita terrena, e ciò non mi fa orrore, anzi!, non vedo l’ora di porre fine ai miei giorni. Penseranno che sia un pazzo perché ho deciso piazza San Pietro per darmi fuoco, mentre potevo farlo anche a Palermo. Spero che capiranno il messaggio che voglio dare: è una forma di protesta contro la Chiesa che demonizza l’omosessualità, demonizzando nel contempo la natura, perché l’omosessualità è sua figlia”.

Alfredo Ormando non ha trovato più pace da quando la Congregazione per la Dottrina della Fede ha diffuso la famosa Lettera sulla cura pastorale delle persone omosessuali, quella nella quale il futuro Benedetto XVI ha scritto: “Una persona che si comporta in modo omosessuale agisce immoralmente”. E’ un cattolico fervente, non ha mai smesso di esserlo; il suicidio, certo, pone qualche dubbio.
La Sala Stampa Vaticana, commentando l’accaduto, dichiara: “L’uomo che stamattina si è dato fuoco in piazza San Pietro ha tentato di uccidersi per non meglio precisati problemi familiari. Nello scritto che Alfredo Ormando aveva addosso non si afferma in alcun modo che il suo gesto sia stato determinato dalla sua presunta omosessualità o da protesta contro la Chiesa. A chi ha saputo delle lettere lasciate nelle tasche del cappotto e ne chiede la natura del contenuto, il portavoce vaticano risponde che gli scritti di Ormando sono in mano alla polizia, “ma pare proprio che la causa del gesto sia stata provocata da problemi familiari”.

Proprio.



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