Ma quale complotto dei poteri forti per far cadere il Governo Prodi. «Al contrario gli ambienti di Palazzo Chigi con quei poteri ci hanno sempre flirtato. Prova ne è l'assenso alla fusione di Banca Intesa con il San Paolo, ma anche le tentazioni di riportare nell'orbita dello stato la Telecom, e la voglia di ricreare una nuova Iri con il Fondo Infrastrutture» dice a Il Tempo, Daniele Capezzone, deputato Della Rosa nel Pugno e presidente della Commissione Attività Produttive della Camera.
Insomma la colpa della crisi non è da ricercare nelle pressioni dei grandi gruppi di potere ?
«In questi giorni da parte di alcuni settori del centrosinistra arrivano accuse secondo cui i responsabili della crisi sono i veri o i presunti poteri forti. Vorrei che smettessimo di essere bendati di fronte all'evidenza e ci rendessimo conto che dall'inizio del governo Prodi, Palazzo Chigi ha avviato un rapporto di pressione e interazione con alcuni gangli del potere nel Paese. Se metà di queste operazioni fossero state messe in campo da Berlusconi avremmo avuto cinque milioni di persone in piazza».
A cosa si riferisce in particolare?
«Alla fusione bancaria tra il San Paolo e Intesa che chiamerei operazione Banca Amica visto che non è ostile agli ambienti prodiani. E poi al piano Rovati su Telecom Italia, fallito, ma che nascondeva l’intento di creare una sorta di "Telefono amico". E in questi giorni sento voci di governo contrarie alla legittima trattativa dell'azienda di telecomunicazioni con la spagnola Telefonica, Forse qualcuno ha ancora in testa il piano Rovati. E non è finita».
Quali altri settori ha in mente?
«Penso alla privatizzazione di Alitalia. Le condizioni di acquisto sono praticamente impossibili. Non vorrei che alla fine arrivasse qualche salvatore della patria per fare "Alitalia amica". Penso al Fondo per le infrastrutture, una gigantesca operazione di intervento pubblico nell'economia stile "tempi dell' Iri"».
Niente spallate dai poteri economici dunque?
«Semmai si avverte nei confronti di queste realtà una moral suasion, un importante influsso degli ambienti di governo. Qualcuno negli anni addietro per molto meno parlò di Palazzo Chigi come una merchant bank.... io non uso questa espressione».
Cosa si deve pensare allora?
«Chi parla di complotti dei poteri forti contro Palazzo Chigi deve fare mente locale e pensare che questo governo in realtà è stato molto attivo in quegli ambiti. Quindi semmai è vero il contrario».
Parliamo delta crisi di Governo dal putito di vista politico.
«Al momento attuale faccio fatica a schierarmi in una delle due curve in cui si sta dividendo il Parlamento. Non vorrei che al di là della delle urla di rito ci fosse una specie di strategia stabilizzante tra i vertici dei due poli».
Può tradurre meglio?
«Mi pare emblematico che dai dodici punti da cui riparte Prodi sia sparito il ddl Gentiloni per la riforma del settore radiotelevisivo e contemporaneamente da parte di un pezzo di opposizione non si reclamino le elezioni».
Sente puzza di inciucio?
«Come diceva il senatore Andreotti a pensar male si fa peccato... ma a volte ci si azzecca. In questa strategia "stabilizzante" aggiungo che, in vista dell'assemblea delle Generali, si sente già parlare di una pax scoppiata tra i due principali protagonisti in campo e cioè Giovanni Bazoli e Cesare Geronzi. Anche questo vorrà dire qualcosa...».
Voterà sì o no al Prodi Bis?
«Ho già annunciato la mia astensione. Sono insoddisfatto dell'attuale soluzione, capisco il presidente Napolitano che ha agito in modo ineccepibile. Non capisco i leader del centro sinistra che si sono chiusi nel bunker ed eludono i nodi politici. Occorre invece la chiarezza sulla politica estere ed economica. Altrimenti un incidente è sempre dietro l'angolo».
Cosa può indurla a rinunciare all'astensione?
«L'impegno a fare le quattro riforme previste nel Dpef: pensioni, sanità, pubblico impiego e finanza locale. E l'abbandono della politica fiscale del viceministro Visco basata, cioè, sulla criminalizzazione delle pmi».