Fa bene Ichino ad auspicare una reazione alla corruzione dilagante. Strano, però, che non si accorga che se ciò non accade è perché la mafiosità , connaturata all’italianità , è ormai elevata a sistema dominante nei settori più disparati della vita pubblica.
Non siamo più ai tempi di tangentopoli. Peggio. Dopo l’ondata emotiva che ha favorito l’emanazione per la pubblica amministrazione di provvedimenti di facciata ispirati a presunti criteri di trasparenza tutto è tornato come prima, se non addirittura peggiorato. E così favoritismi, ricatti, piaggerie politiche sono nuovamente in auge. Non che, all’indomani di tangentopoli, fossero improvvisamente finiti. No. Saremmo ingenui a supporlo. Solo che mentre per un periodo c’è stata meno spudoratezza, oggi dominano spavalderia e arroganza. L’episodio denunciato ieri da Ichino sul “Corriere della Sera” di un dirigente prosternato a mo’ di zerbino nei confronti di una consigliera regionale ovviamente di maggioranza, non è paradossale ma, purtroppo, disgustosamente reale.
Casi di piaggeria e servilismo si contano quotidianamente a bizzeffe negli enti locali e vanno dall’erogazione dei contributi all’affidamento di consulenze, dalla concessione di straordinari fino alle gare d’appalto. Chi, per coscienza, non si adegua a certi comportamenti e tanto meno intende prostrarsi all’invadenza della partitocrazia è soggetto ad isolamento e mobbing e, comunque, non potrà nutrire alcuna speranza di carriera. I sindacati, che giocano sempre a darsi una patina di verginità e innocenza, sanno benissimo come funzionano le cose ma fingono di ignorarle per convenienza, opportunità e, diciamolo pure, collusione.
E’ semplicemente ridicolo ridurre la questione, grave, gravissima, della pubblica amministrazione ad una faccenda contrattuale o di mero aumento salariale. Vergognoso. Nessuna amministrazione è esente dal cancro. Non si tratta di colori politici. La metastasi è proliferata ovunque e accomuna, in un sol fascio, destra e sinistra. Sul clima che si respira nelle regioni rosse mi sono già più volte soffermato e non intendo affatto ritornarci. E’ chiaro che nel momento in cui la politica diventa uno dei modi più facili per ottenere posti e acquisire privilegi tutto è consentito e l’illiceità è norma e prassi.
Noi radicali siamo stati i primi a porre questo problema e gli storici referendum sul finanziamento pubblico dei partiti e sul maggioritario devono essere considerati proprio all’interno di una visione progettuale più ampia e articolata mirante a screditare lo svilimento della politica in affarismo e corruzione legalizzata.
A giudicare le condizioni generali del paese la strada appare, oggi più di ieri, in salita. Non possiamo, tuttavia, fermarci a meno che non si voglia seguire l’esempio di chi ha pensato di fare le valigie verso democrazie più efficienti e funzionanti. Se si vuole davvero curare un corpo gravemente malato e non abbandonarlo ad un completo disfacimento bisogna avere il coraggio di compiere scelte drastiche, nette. I partiti non versino lacrime di coccodrillo, guardino al proprio interno e adottino misure decise. I topi stanno troppo allegramente banchettando nella stiva.Â