IL RESTO DEL CARLINO, 12 NOVEMBRE 1999(' . L'UNICA STRADA CHE CI E CONCESSA E QUELLA DI PARTECIPARE AL REFERENDUM PER RIFORMARE IL SISTEMA ELETTORALE').
"PERCHE' LE MARCHE SONO IN RITARDO"
di Adolfo Guzzini
Rapportata alle altre regioni come Veneto, Emilia, e Lombardia, le Marche sono orientate ad una molteplicita' di mercati con una forte spinta verso gli Stati Uniti, l'Europa ed il Sudest Asiatico. Per questi motivi hanno subito la crisi delle aree asiatiche ed anche della Russia. Cio' ha causato una forte flessione dell'esportazione che, nelle merceologie, ha raggiunto nel primo semestre del '99 un meno 20% provocando il raddoppio della cassa integrazione guadagni. Nonostante questo pero' le Marche hanno creato maggiore occupazione, pari all'1 per cento.
Questi dati, di per se contraddittori, stanno ad indicare che da parte degli imprenditori marchigiani c'e' una forte volonta' a ritornare sul mercato in maniera competitiva anche se i dati generali lanciano segnali estremamente preoccupanti: la nostra inflazione e' doppia rispetto a Francia e Germania e la crescita del Pil e' inferiore della meta' rispetto ai due partner continentali: la bilancia commerciale, dopo l'impennata del '96, sta cadendo in picchiata rispetto all'Europa.
Il "sistema -Marche" di fronte a questa situazione, non essendo ad alta tecnologia come il comparto della calzatura, del mobile e dell'abbigliamento, ha maggiori difficolta' a recuperare. Anche perche', in tantissimi casi, le competenze manageriali iniziano e finiscono con l'imprenditore. Per poter invece competere alla velocita' d'oggi della globalizzazione vanno rafforzate le competenze interne ed in particolare le strutture organizzative al fine di interagire con l'esterno. Senza una struttura tecnica finalizzata all'innovazione, il superamento dell'attuale stagnazione diventa piu' difficile.
L'internazionalizzazione e' l'altro punto debole del nostro sistema in quanto, seppure le nostre aziende siano orientate molto all'export, essendo la struttura industriale formata nella massima parte da piccole imprese, spesso non si e' riusciti ad organizzare e poi presidiare i diversi mercati. Vi sono poi altri due problemi: il primo e' che non abbiamo infrastrutture sufficienti tant'e' che a mo' di slogan diciamo che le Marche hanno almeno tre ore di ritardo nei confronti delle nostre regioni italiane concorrenti. Ma oltre alle infrastrutture pesanti - ecco il secondo gap - quelle leggere, telematiche, sono assolutamente ancora poco conosciute, poco utilizzate e non sufficientemente tenute nel debito conto da parte della nostra classe politica ed anche dai nostri imprenditori. La riduzione dei tempi e' fattore strategico vincente. Lo scarso uso di internet nelle sue varie e possibilita', rispetto a quanto avviene in Estremo Oriente, negli Stati Uniti ed in Europa, lascia il nostro paese e la nostra regio
ne, che e' pur meglio attrezzata rispetto ad altre, pericolosamente svantaggiata.
Nonostante tutti questi problemi gli imprenditori marchigiani non demordono, sanno che la loro sopravvivenza e' legata alla capacita' di innovare, di internazionalizzare, di puntare all'inserimento di personale tecnico per consentire innovazione e qualita' nelle produzioni.
Per questa ragione sono fondamentalmente ottimista sulla tenuta del sistema marchigiano. Puntare sulle figure tecniche, sulla formazione permanente dei dipendenti e dei quadri dirigenti, insistere nel progetto che dovra' fare delle Marche il campus del sistema produttivo, unitamente alle scuole tecniche, alle universita' sia tecnologiche che economiche, all'Istao, sara' la strategia vincente. E proprio per questo stiamo definendo un processo a moduli flessibili di formazione di questi nuovi quadri che dovranno dare alle imprese cervelli nelle diverse specializzazioni: progetti, processi produttivi, gestione delle risorse umane, gestione finanziaria, marketing e vendita. Il fine e' quello di creare un'alleanza tra le 3.500 imprese e la scuola nei suoi diversi gradi al fine di creare la squadra vincente per il terzo millennio.
Per poter competere alla pari degli altri paesi, il presupposto e' comunque la stabilita' politica e di governo dando al mercato il ruolo predominante per lo sviluppo socio economico ed occupazionale del nostro paese. Ma la classe politica avra' la capacita' di riformarsi? Purtroppo tutti i segnali dicono che non c'e' questa volonta' perche' troppi sono gli interessi dei singoli. Pertanto dico, obtorto collo, che l'unica strada che ci e' concessa e' quella di partecipare al referendum per riformare il sistema elettorale.
(Presidente regionale Confindustria)