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Sisani Marina - 5 ottobre 1995
L'ALTRA FACCIA DEL MIRACOLO

il manifesto, 5 ottobre '95, pag. 13

Mentre la Confindustria va a Pechino, un sindacalista cinese lancia l'allarme: diritti e tutela del lavoro sono negati. Il dissidente Han Dongfang denuncia i costi sociali del boom economico cinese.

L'obiettivo di Han Dongfang è chiaro: tornare in Cina e riprendere la sua attività di sindacalista indipendente. Per questo il dissidente, che ora vive a Hong Kong, ha deciso di restare nell'ex colonia britannica quando, nel '97, questa tornerà sotto la sovranità di Pechino: »Tornerò in Cina insieme a Hong Komg , dice sorridendo.

Trentunenne, già lavoratore nelle ferrovie cinesi. Han Dongfang è stato tra i fondatori della Federazione autonoma dei lavoratori di Pechino, nata durante il movimento democratico del 1989 e schiacciata nel sangue in piazza Tien An Men. Han Dongfang è rimasto in carcere 22 mesi senza processo, è stato torturato, è stato rilasciato - di fatto espulso - in fin di vita dopo forti pressioni del movimento internazionale per i diritti umani. Quando ha cercato di tornare in Cina il posto più vicino possibile era Hong Kong: le autorità di Pechino infatti considerano non valido il suo passaporto e gli negano l'ingresso, e lo accusano di »attività anticinesi .

Certo non fa piacere al governo cinese l'attività del China Labour Education and Information Centre (Centro per l'educazione e l'informazione sul lavoro), fondato da Han Dongfeng a Hong Kong: l'attiva denuncia delle condizioni di lavoro in Cina oggi. Condizioni di lavoro durissime e insieme mancanza di libertà politiche e sindacali: sono, dice Han, l'altra faccia della spettacolare crescita economica avviata negli anni '80 con la politica di liberalizzazione, crescita dell'industria per l'export, apertura a investimenti stranieri.

Proprio ieri a Pechino è arrivata una delegazione della Confindustria italiana. E sempre ieri, a Roma, Han Dongfang - invitato in Italia da Cisl e Cgil - ha incontrato il ministro del lavoro Treu. Ha chiesto un impegno del governo italiano. Ha chiesto un impegno del governo italiano a rispettare, nei rapporti commerciali con la Cina, le relazioni sindacali in vigore in Italia: tutela dei lavoratori, diritti sindacali, rispetto dei diritti umani. Treu si è impegnato a trasmettere queste preoccupazioni alla delegazione del governo cinese che presto verrà in Italia.

La visita del sindacalista dissidente sta anche a ricordare che della Cina dei lavoratori sappiamo poco. A volte sappiamo che in una fabbrica è scoppiato un incendio e tra le fiamme sono morte decine di operaie. E' la punta dell'iceberg? »L'ultimo di questi episodi è successo in una fabbrica di accendini proprio durante la conferenza mondiale sulle donne a Pechino. ricorda Han (il manifesto ne aveva dato notizia): »E se tante donne sono morte è perché le operaie erano chiuse dentro, alle finestre c'erano sbarre, le uscite di sicurezza erano bloccate. Ma questa è la condizione normale . La polizia aveva immediatamente isolato lo stabilimento e seppellito le defunte, in modo che la notizia non turbasse il meeting internazionale. »Ma la stessa segretezza circonda ogni incidente. Tanto che nella stessa Cina molti non sanno ciò che avviene - anche perché il sindacato ufficiale, emanazione governativa, ha il ruolo di evitare i conflitti .

Eppure, secondo Han Dongfang, in Cina oggi »è come sedere su una bomba a orologeria . Oltre centomila imprese pubbliche sono indebitate per circa 140mila miliardi di lire; gran parte di queste è destinata alla chiusura o alla privatizzazione. Questo significherà espulsione di lavoratori. Dato significativo: nella fascia d'età intorno ai 35 anni il 71% dei disoccupati sono donne, »e poiché quella è di solito l'età a cui una donna ha il primo figlio significa che una volta divenute madri non riusciranno a ritrovare un lavoro , fa notare Han. Intanto le regioni industrializzate attraggono ondate di immigrati dalle zone interne della Cina, contadini disoccupati prendono d'assalto le città sperando di trovare lavoro - il reddito medio urbano è sei volte superiore a quello rurale.

Il risultato »è un aumento dei conflitti sociali e del lavoro. Nelle fabbriche, nel '94 abbiamo registrato un aumento del 50 per cento dei casi di sciopero o atti di sabotaggio. Ma ogni accenno di organizzazione indipendente dei lavoratori è soffocata, i protagonisti sono arrestati. Si tratta quindi di proteste sporadiche, senza alcuna possibilità di organizzarsi e di negoziare con il potere . E questo, secondo Han Dongfang, rende instabile la situazione. »Gli investitori stranieri sono interessati alla Cina perché la manodopera vi è a buon mercato. Ma dove i diritti umani e sindacali sono negati, lo scontento diviene esplosivo. Credo che questo non sia neppure nell'interesse delle aziende straniere. La Cina ha bisogno di un dialogo pacifico .

L'ALTRA FACCIA DEL MIRACOLO

il manifesto, 5 ottobre '95, pag. 13

 
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