Radicali.it - sito ufficiale di Radicali Italiani
Notizie Radicali, il giornale telematico di Radicali Italiani
cerca [dal 1999]


i testi dal 1955 al 1998

  RSS
gio 27 feb. 2025
[ cerca in archivio ] ARCHIVIO STORICO RADICALE
Conferenza Tibet
Pobbiati Paolo - 21 maggio 1996
Rassegna Stampa Tibet

da: Notiziario CNN - 18 maggio 1996

Pechino - Le autorita' cinesi hanno chiuso uno dei piu' grandi

monasteri del Tibet dopo le proteste anti-cinesi inscenate dai

monaci la scorsa settimana, nel corso delle quali sono state

arrestate dozzine di persone. Secondo quanto riportato per

telefono da fonti, rimaste comunque anonime, di Lhasa, i monaci

avrebbero dimostrato a Ganden, 24 miglia ad est della citta'. La

dimostrazione e' avvenuta in seguito alla proibizione di esporre

fotografie del Dalai Lama nei templi buddhisti.

da: La Stampa - Domenica 19 Maggio 1996

In Tibet la guerra dei monasteri

Si moltiplicano nel Paese le manifestazioni e gli scontri di

piazza, la polizia apre il fuoco contro i monaci

Pechino li chiude: c'erano foto del Dalai Lama

LHASA. Due dei maggiori monasteri buddhisti del Tibet sono stati

chiusi per ordine delle autorita' di Pechino dopo le proteste per

la proibizione di esporre in pubblico fotografie del Dalai Lama.

La polizia ha arrestato quaranta persone. Lo denuncia Tibet

Information Network, organizzazione con base a Londra per il

monitoraggio dei diritti umani nella regione. I monasteri chiusi

sono quelli di Drepung, nella capitale tibetana Lhasa, e di

Ramoche, poco lontano dalla citta'. Da quando, nell'aprile

scorso, il governo cinese ha messo al bando in Tibet le immagini

del Dalai Lama, si sono susseguite diverse manifestazioni di

protesta, sfociate in piu' occasioni in duri scontri con la

polizia.

Secondo Tibet Information Network, il 7 maggio scorso un monaco

buddhista e' stato ferito a colpi di pistola dai poliziotti nel

monastero di Ganden, a 40 chilometri da Lhasa. Questi disordini

dimostrano che, nonostante gli sforzi reali o propagandistici, la

Cina non e' ancora riuscita a normalizzare il Tibet. La fase di

relativa tolleranza seguita agli orrori della Rivoluzione

Culturale ha permesso ai monaci buddhisti di ripopolare molti

monasteri e di ripristinare in parte il loro ruolo tradizionale

nella societa' tibetana. Cio' ha portato a una accresciuta

consapevolezza politica che non puo' non scontrarsi con la tesi

di Pechino che vuole il Tibet una lontana provincia dell'impero

rosso da popolare di funzionari e coloni cinesi. [e. st.]

da: La Stampa - Domenica 19 Maggio 1996

Il Papa buddhista in Italia, ma la star e' Richard Gere

UNA VITA IN ESILIO

POMAIA (Pisa). Tenzin Gyatso, quattordicesimo Dalai Lama, e'

lontano dal suo Tibet, in esilio. E' sulle splendide colline di

Pomaia, nel monastero Tzong Khapa dove ancora vive il piccolo

Tenzin Rimpoce, l'ultima reincarnazione del Lama Gomo Rimpoce. E

quassu' lo raggiungono le brutte notizie dal Tibet. "Sono molto

triste ma non sono sorpreso. La situazione in Tibet e' davvero

tesa". Niente di piu'. Ma il pensiero per la situazione politica

del Tibet ricorre sempre nelle parole del Dalai Lama. Un pensiero

che si traduce in accenni sottili, in citazioni, quasi in

parabole.

"L'Occidente si era innamorato del pensiero maoista, ma

bisognera' attendere molto tempo per rileggere la storia". La

serenita' sembra non voler abbandonare il volto di Tenzin Gyatso,

gli occhi fermi dietro alle lenti cerchiate di nero. Una

serenita' che non lo abbandona, neanche quando arriva l'ombra del

dolore. La tristezza arriva quando il quattordicesimo Dalai Lama

dice: "La persecuzione in Tibet continua e non si ferma. Anche se

teniamo aperta la porta del dialogo con la Cina. Io richiamo il

negoziato: il Tibet potra' rimanere in orbita cinese ma dobbiamo

poter essere liberi di professare la nostra religione".

E' un federalismo che ha il senso della necessita', per questo

popolo ormai allo stremo, sterminato "da un genocidio che

assomiglia fin troppo a quello degli ebrei". Parole, queste, di

Richard Gere che accompagna come un'ombra il Dalai Lama, parole

affidate a un pubblico molto insistente e forse inadatto a questo

ambiente cosi' rarefatto e spirituale. "Un genocidio compiuto con

crudelta' da una polizia fascista che schiaccia un popolo

fragile". Un milione e duecentomila morti accertati negli ultimi

trent'anni, "una repressione scientifica" che ha, appunto, un

solo precedente.

"Resto stupito di come gli occidentali siano indifferenti

rispetto a questo genocidio". Ancora Gere, che attira su di se'

fin troppa attenzione sotto questa tenda che deve raccogliere

ancora le parole del quattordicesimo Dalai Lama. In molti, sono

venuti fin quassu' soltanto per lui. Fin dalle 7 di ieri mattina,

code di due chilometri di macchine hanno afflitto il silenzio e

le strade immerse nel verde di Pomaia. Tra queste splendide

colline, questa serenita' che sembra tangibile, le parole sobrie

del Dalai Lama (da poche ore cittadino onorario di Pisa e

Livorno), sembrano scivolare sulle signore ingioiellate che

commentano ad alta voce l'abito dell'attore, che si spintonano

per chiedere a Richard Gere se "la sua bellezza e' frutto del

buddhismo". Nessun dubbio, Gere non tace. Risponde che per un

buddhista "tutto resta uguale a prima, cambia solo la percezione

di quello che ti circonda". Si siedono, l'attore e la sua nuova

compagna Corey Lowell, sotto il tendone in prima fila. Dietro

tutti gli altri: qualcuno che sbircia, qualcuno che commenta e

cerca altri vip (era annunciato l'arrivo dell'attrice Dalila Di

Lazzaro e dello showman Marco Columbro, ma non sono arrivati.

C'erano pero' Jovanotti e Ligabue). Qualcuno che ascolta le

parole di Tenzin Gyatso. Il Dalai Lama parla "della saggezza e

del sentiero", poi invita tutti a mangiare e sembra che sia una

festa. Dopo pranzo, l'inaugurazione della Ruota della preghiera,

i mantra, le preghiere. Poi le riunioni: l'associazione Italia-

Tibet. Capo spirituale, in questo momento e' anche capo politico

di un popolo che non si rassegna. Il suo compito, per lui che e'

in esilio ma che si trova con il cuore sui suoi altopiani, e'

quello di promuovere il suo credo, la sua serenita', ma anche e

soprattutto la sua causa. Pomaia e il suo monastero l'avranno per

poco. Il quattordicesimo Dalai Lama, Tenzin Gyatso, sta per

ripartire e tornare a Roma, dove parlera' alla Sapienza e dove

ricevera' l'Haward per la pace da parte della Together for Peace

Foundation.

*- Amira V1.5 REG (Amiga) -* one world, one operating system

 
Argomenti correlati:
stampa questo documento invia questa pagina per mail