che la logica dell'intergruppo, di gruppettara memoria, non aiuti, né sortisca alcun risultato.Mentre molte delle parole lette in questo settore di Agorà nei giorni scorsi sembra proprio che a quella logica si ispirino.
Il rapporto che ho io - mi permetto di dire - con il Partito Radicale discende dalla convinzione per cui la soluzione ai grandi problemi del mondo di oggi possono derivare e discendere soltanto dal rafforzamento progressivo delle istituzioni internazionali, e dalla loro progressiva trasformazione in istituzioni sovranazionali, in grado di decidere sovranamente e di produrre diritto cogente e forte, capace di produrre diritti soggettivi. Diritti soggettivi che soltanto da un diritto oggettivo possono discendere. Basti guardare alla misera fine delle disposizioni contenute nell'Atto Finale di Helsinki.
Il Partito transnazionale è funzionale a prefigurare nel concreto istituzioni politiche, con capacità politica e decisionale, di libello e forza transnazionalele sovranazionale.
E dunqua, la mia organicità ripetto al PR, che è laicamente caduca e conseguenza di decisioni quotidiane, ha il senso del guardare al Partito transnazionale come unico strumento ad oggi esistente, in grado di creare - prefigurandole - le sedi, gli spazi istituzionali che oggi mancano sul pianeta. Un po' come cercano di fare il Dalai Lama e il Governo tibetano, alla ricerca di sedi di dialogo, e quindi di produzione di diritto, bilateralmente e in sede ONU.
Ad altro, a mio parere, il PR non serve; nè nutro personalmente alcuna affezione cieca, apodittica rispetto alla organizzazione in cui milito da diversi anni.
Le annotazioni critiche che possono essere state espresse relativamente alla condotta di chi ha organizzato la visita del Dalai Lama in Italia sono dunque poco fondate, se non sono - e alcune lo sono - viste attraverso questa lente.
Piero dice che la visita del Dalai Lama in Italia era stata concepita in modo tale che nel comitato che la organizzava non potevano avere spazio partiti, e nemmeno un partito non elettorale come il Partito Radicale. Liberissimi tutti e ciascuno di muoversi come si vuole. E non scherzo. Io non h nessuna obiezione; anzi. Proprio perché proprio non mi interessa la logica dell'intergurppo gruppettaro.
Credo che gli interessi di ciascuno vadano rispettati, e gli interessi possono essere contemperati. Talvolta anche quelli abbietti. Va benissimo; nessun problema. Basta chiarezza, e se possibile lealtà. A proposito di lealtà credo che da parte delle associazioni che hanno fatto del Tibet la ragione principale o esclusiva del loro stesso esistere non vi siano state se non alcune slealtà: se vogliamo fisiologiche. Da nonviolento tali le considero, e sulla base di tale considerazione me ne pongo il problema. Pur, certo, vivendo di altri laicissimi imperativi categorici.
I toni, poi, sono un'altra cosa.
Le collaborazioni e il metodo dell'operare insieme si nutrono, comunque, di lealtà e di metodo, e di rispetto di quelli. Ma non credo che mai sia opportuno collaborare con le slealtà e farsene sopraffare. Fossero pure le slealtà altrui.
Mi avevano colpito in senso abbastanza negativo le pagine del bollettino della Associazione di Piero. Non per il fatto in sé dell'omettere financo la locuzione Partito Radicale dai testi qui inseriti. Quanto per il modo di presentare la cosa nel suo complesso. Piero spiega che il PR è stato citato a pagina 12. Quella pagina non era stata informatizzata, e quini non si era poruto inserirla in Conf Tibet. E dunqua, l'unica obiezione che a quei testi può farsi è di tipo professionale. Non tutte le 5 "W" del buon riferire notizie sono state rispettate, evidentemente. Ma ciascuno fa informazione come vuole. Ed è da quel tipo di volere fare informazione che poi ciascuno può farsi le idee che vuole e può.
Radio radicale fa i propri conti in maniera diversa: i conti sul modo di fare informazione. E d'altra parte capire non significa adeguarsi. Personalmente capisco il motivo e la logica del Bollettino di Italia-Tibet, pur non adeguandomi ad essa nel, per esempio, occuparmi di fare un pochino di Radio.
Accolgo in questo senso amichevolmente le obiezioni di Piero rispetto a Radio Radicale. Amichevolmente gli dico che le cose che in proposito dice sono semplicemente non vere. E peccato che egli abbia voluto inserire nel suo dire accenni un pochino cattivi e ipocriti, e pure un pochetto diffamatori.
Piero dice che Radio Radicale ha interrotto le trasimssioni del lunedì pomeriggio. Si trattava di trasmissioni di 15 minuti, che hanno svolto un ruolo oltremodo importante, grazie a Piero, a Marina, e anche, mi permetto di dire, a chi scrive. Io non credo che una cosa come quella del Tibet, visto che a partire da diversi mesi è divenuta cosa grande, è cresciuta molto, possa essere limitata ad un notiziario rituale. Fino al 10 marzo quella trasmissioni sono state oltremodo necessarie e utili per essere uno spazio fisso capace anche di coordinare tutto quanto abbiamo fatto. Dopo il 10 marzo la mia opinione - ripeto che si tratta della Mia opinione - è che quegli spazi rischino di condannare la campagna per il Tibet, per la democrazia in Cina, per un nuovo assetto istituzionale del pianeta in un ruolo anche un po' settario, in termini di metodo. Non credo alla ritualità. Anche se comprendo che uno spazietto fisso possa solleticare qualcuno. Me no.
Per quanto riguarda Radio Radicale, la visita del Dalai Lama in Italia è stata coperta con la messa in onda sovente in diretta, sovente in differita diretta, ma con trasmissione integrale, delle conferenze e dei discorsi di Sua Santità. Il massimo di copertura. Con la voce del Dalai Lama in diretta. Secondo il modo di fare informazione che è proprio di Radio Radicale. Un modo di fare informazione che indubitabilmente penalizza gli interpreti, ma che probabilmente è più adeguata del distillato che altri, della parola del Dalai Lama possano fare. Ripeto che comprendo il disappunto degli interpreti, ma probabilmente è più utile dare voce e per ore al Dalai Lama, e consentire a centinaia di migliaia di persone ascoltare quanto purtoroppo soltanto migliaia di persone hanno potuto fare con la presenza di persona.Inoltre, la visita del Dalai Lama è stata presentata agli ascoltatori con una lunga intervista da Radio Radicale con la cara signora Koren, rappresentante di Sua Santità in Europa, E quel colloquio è stato
tenuto in inglese e poi doppiato. La trascrizione di qulla trasmissione si trova in questa conferenza.
Sto lavorando per concepire e poi produrre, d'accordo con i responsabili di Radio Radicale, altri spazi. Spazi che siano adeguati al fatto che dopo mesi di campagna questa certo muta di ritmi, almeno, e almeno ad una ritualità, se proprio alla ritualità si tiene, deve sostituirsi una nuova ritualità.
Non c'è dubbio, comunque, che Piero avrà, per quanto mi riguarda, spazio adeguate o soddisfacente di tutte le sue necessità e bisogni.
Mi permetto poi di rivolgermi direttamente a Piero a proposito dell'incontro con Sua Santità.
L'Associazione Italia-Tibet ha inviato a - credo - tutti i partiti italiani ad un incontro con Sua Santità. L'invito era rivolto ai segretari nazionali (sic).
Poi è giunto nel frattempo l'invito della rappresentante del Dalai Lama e del Governo tibetano ad un incontro tra Dalai Lama e Partito Radicale. A partire dal suo segretario, che è forasto. Ho parlato io stesso, un attimo e prima del nostro colloquio per Radio Radicale, con la Signora Koren, che mi ha detto di desiderare di fissare un incontro tra Sua Santità e il Partito Radicale. Non capisco, Piero, se tu ritenga che la Signora Koren abbia dovuto chiedere a te il permesso o il nulla osta rispetto a tale incontro. Io ammetto di non averlo detto alla Signora Koren. Ammetto di non avere chiesto alla Signora Koren di chiedere prima al coitato o a te il permesso o il consenso per tale incontro. Non credevo servisse. Ma so ho sbagliato ammetto tutte e ciascuna delle mie responsabilità.
In verità mi sembra che il Dalai Lama e i suoi rappresentnti siano un po' trattati come ostaggi, o roba del genere, e mi meraviglia, visto che di Piero avevo nozioni diverse. Non so se esistono regole tali per cui chi decide degli incontri di sua Santità non è il Dalai Lama né i suoi rappresentanti, ma altri, o almeno ad altri vanno chiesti nulla osta. Se è così faccio ammenda - e limitatamente al fatto di avere riferito che la Signora Koren cercava il Segretario del Partito Radicale. Eppoi, Piero, forse dimentichi che tu eri lì. Ho parlato con la Signora Koren attraverso il tuo cellulare, e sei stato tu che mi hai dato il numero di telefono attraverso cui intervistarte la signora, nel momento in cui mi hani annunciato che la Signora non poteva raggiungere gli studi della Radio per unalieve indisposizione.
Eppoi, Piero, io temo che tu avresti dovuto evitare, nel tuo ultimo testo, di inserire le ultime righe. Mi sembra che tu abbia un po' di complessi. RAcconti un fatto che personalmente non conosco affatto, ma quel che dici è un po' buffo. Non è detto che tutti, ma proprio tutti stiano ad occuparsi di come toglierti voce, a te o a Karma. Non ti sembra di esagerare? Mi sembra un po' carente di stile mettere in mezzo Karma in questioni in cui ella non entra affatto. Ma ripeto che non conosco i fatti. Mi sempbra però che la foga ti abbia fatto andare un po' fuori dalle righe, un po' in tutto il tuo testo.
Per fortuna, tra amici questo conta poco.
Ti abbraccio e a molto presto.
Paolo