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Conferenza Tibet
Partito Radicale Paolo - 28 maggio 1996
Personalmente
non trovo più urgente la soluzione del problema e del massacro dei Tibetani e del Tibet dei molti altri massacri in corso altrove nel mondo. Questo dal punto di vista dei diritti umani violati, delle vite interrotte, delle culture schiacciate: non riesco a fare classifiche del genere, nella mia coscienza e nella mia intelligenza. Sul piano della possibile incidenza della questione tibetana sugli assetti del pianeta le cose stanno in modo diverso, grazie alla forza del Dalai Lama, grazie al rigore nonviolento e gandhiano di Sua Santità, al fatto che il Tibet è oggi parte della Cina, e di molto altro.

Per quanto mi riguarda la mia priorità di radicale sul Tibet è in questo. Qui e ora. Con la laicità che è quella - Piero fai attenzione - che genera le più forti delle convinzioni, quelle più feconde.

Non credo che la questione tibetana, con quello che comporta, possa essere affrontata se non come elemento esplosivo funzionale a nuovi equilibri mondiali. E non credo che senza tenerla aderente ad una prospettiva anche istituzionale mondiale si renda un buon servizio ai Tibetani. Credo invece che il problema del Tibet sia quello del mondo di oggi e dei suoi disequilibri, e che possa essere affrontato credibilmente, se si vuole farlo in termini politici, soltanto prefigurando soluzioni e nuove istituzioni sovranazionali.

Esiste di certo una questione di diversi bisogni, diversi interessi, di diverse utilità che si perseguono. Diversi e in sé legittimi: non lo nego.

Per quanto riguarda me, ripeto, se la questione tibetana dovesse essere affrontata solo ed esclusivamente testimoniandone la gravità, senza costruire occasioni e poi sedi di confronto politico, mi interesserebbe relativamente (non ho detto poco; ho detto relativamente).

Non c'è dubbio - e ripeto semplicemente quanto ho scritto ieri - che di fronte a questo che è interesse e utilità ricercata dal PR, esistano altre utilità e interessi. Che possono e devono contemperarsi, come contemperati sono stati nel recente passato in tutta Europa e anche oltre. Segnando una grande crescita, forse senza precedenti. Una crescita - possiamo dire semplificando - dalla testimonianza alla politica.

Ho detto già in passato che da handicappato conosco bene il meccanismo per cui coloro che professionalmente si occupano di assistenza a noi disabili hanno un oggettivo interesse a contrastare le conquiste di libertà di noi handicappati.

Capisco la concitazione di quei momenti, caro Piero, anche se ho verificato spessissimo e non solo sulla mia persona che proprio nei momenti di massimo impegno, ai limiti od oltre i limiti del sopportabile si riesce a non dimenticare nulla, ad essere perfetti ed efficientissimi. A non dimenticare nulla. Ma non è questo che voglio dirti. Tengo piuttosto a rammentarti qualcosa che pur nella concitazione non può esserti sfuggito, e che invece ripeti. Mi dispiace che tu lo ripeta, visto che non è vero. E' stata la Signora Koren a volere contattare il Segretario del Partito Radicale per fissare un incontro con il Dalai Lama. Ne sono testimone diretto. Ripeto che l'unica cosa che posso rimproverarmi è di non avere adeguatamente consigliato alla Rapresentante del Dalai Lama che avrebbe dovuto chiedere un nulla osta al comitato organizzatore della visita. Ammetto insomma che ingenuamente non ho segnalato alla Signora Koren che ella non aveva alcun potere di chiedere a me come mettersi in contatto con Olivier...

D'altra parte, a mia scusante devo dire che non sapevo di quelle regole, non sapevo che la Signora non fosse abilitata a proporre e fissare incontri del Dalai Lama, se non dopo adeguate consultazioni. Non lo sapevo; ma nemmeno mi si può imputare la non conoscenza di interna corporis a me in quel momento del tutto ignoti, e che tali sono rimasti fino a quando, ieri, ho letto le tue righe in questa Conferenza.

In conclusione, mi sembra che ottime siano state le collaborazioni e multiformi, in tutta Europa e oltre. Non vi è dubbio che un salto di qualità nelle iniziative politiche per il Tibet vi sia stato, e probabilmente senza precedenti, quando il 10 marzo scorso centinaia di bandiere tibetane hano sventolato in Europa e non solo sui pennoni dei palazzi degli enti locali, e quando migliaia emigliaia di persone si sono raccolte a Bruxelles. Il salto di qualità vi è stato. Ne occorrono altri, se si tiene agli obbiettivi, che sono enormi ed enormemente difficili.Vi sono grandi diversità, pure negli obbiettivi, tra coloro che questa battaglia conducono. E vi sono soprattutto diversità di interessi e nella qualità degliinteressi. Ma ciò non toglie che si debba operare insieme, continuare ad operare insieme. guardando anche, se possibile, al di là dei confini di un paese.

A partire dal lavoro per il Nobel a Wei, a partire dall'appello a Boutros Ghali perché riceva il Dalai Lama. Nonostante queste cose costringano a lavorare oscuramente per costruire altri fori e altre sedi istituzionali per la causa tibetana, sono oggi essenziali. Anche se si rivolgono a interlocutori e ad una opinione pubblica più ampia e vasta di quella italiana, spero proprio e confido che godranno anche dell'impegno e della collaborazione tuoi, e che questi sapranno aggiungersi a quelle dei moltissimi che da tempo vi sono impegnati.

Ciao, e buon lavoro a tutti noi

Paolo

 
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