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Conferenza Tibet
Pobbiati Paolo - 28 maggio 1996
da: il manifesto - 25 Maggio 1996

TIBET: Pechino lancia la campagna "colpire duro"

ILARIA MARIA SALA - TOKYO - Il giornale ufficiale tibetano,

"Quotidiano del Tibet", ha annunciato una campagna repressiva che

prendera' di mira "chiunque sia in possesso di armi da fuoco e di

esplosivi": una misura che il governo ha chiamato "Colpire Duro" e

che vuole rispondere ai ripetuti attacchi terroristici riportati

negli ultimi mesi, ammessi da Pechino solo in maniera indiretta.

Dopo decenni di resistenza pacifica contro l'invasione cinese, il

Tibet sta dunque conoscendo gli inizi della lotta armata, promossa

da alcune associazioni in esilio (fra cui parte della Lega della

Gioventu' Tibetana), che criticano la linea pacifista voluta dal

Dalai Lama.

Notizie raccolte dall'organizzazione londinese Tibet Information

Network (Tin) e dall'agenzia Reuters confermano che nelle ultime

due settimane molti monasteri intorno a Lhasa sono stati chiusi

dalle autorita' cinesi, in seguito a dimostrazioni e violenti

scontri con la polizia. Tra gli altri e' stato chiuso l'antico

monastero di Ganden, dopo una manifestazioni di monaci: secondo

Tin, decine di persone sono state ferite e 40 monaci sono stati

arrestati. La scorsa settimana altre proteste nella capitale

tibetana avrebbero causato piu' di ottanta feriti. Le

manifestazioni hanno preso il via per protesta contro l'ordinanza,

diffusa il 7 maggio, che ha messo fuori legge le fotografie del

Dalai Lama (riammesse dal 1979) in templi, monasteri e case

private. La polizia ha annunciato perquisizioni a tappeto per

controllare che nessuno tenga fotografie del leader spirituale in

esilio, annunciando anche "incontri di mobilitazione" contro le

"fazioni separatiste" che, secondo Pechino, sono pilotate

direttamente dal Dalai Lama.

Il Quotidiano del Tibet riferisce che solo negli ultimi dieci

giorni ben 27 persone sono state condotte davanti al plotone di

esecuzione, confermando cosi' l'intensificarsi della lotta tibetana

e della sua repressione. La campagna "Colpire Duro", mirata contro

quello che Pechino definisce "il gruppo separatista del Dalai

Lama", prevede una "severa applicazione della pena di morte contro

i criminali".

Una simile ondata repressiva "per prevenire i sabotaggi del nemico"

e' stata annunciata anche dal Quotidiano del Xinjiang, la vasta

regione del nord-ovest a prevalenza musulmana. Secondo il

quotidiano ufficiale, le "violente azioni terroristiche" di alcuni

separatisti mirano a una "guerra santa", volta a "minare l'unita'

della madre patria".

Anche sul fronte dell'ordine pubblico si nota un inasprimento. Nei

giorni scorsi 36 persone sono state messe a morte in tre grandi

citta' della Cina, portando a 270 le sentenze capitali eseguite

dall'inizio della campagna anticrimine un mese fa.

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