TIBET: Pechino lancia la campagna "colpire duro"
ILARIA MARIA SALA - TOKYO - Il giornale ufficiale tibetano,
"Quotidiano del Tibet", ha annunciato una campagna repressiva che
prendera' di mira "chiunque sia in possesso di armi da fuoco e di
esplosivi": una misura che il governo ha chiamato "Colpire Duro" e
che vuole rispondere ai ripetuti attacchi terroristici riportati
negli ultimi mesi, ammessi da Pechino solo in maniera indiretta.
Dopo decenni di resistenza pacifica contro l'invasione cinese, il
Tibet sta dunque conoscendo gli inizi della lotta armata, promossa
da alcune associazioni in esilio (fra cui parte della Lega della
Gioventu' Tibetana), che criticano la linea pacifista voluta dal
Dalai Lama.
Notizie raccolte dall'organizzazione londinese Tibet Information
Network (Tin) e dall'agenzia Reuters confermano che nelle ultime
due settimane molti monasteri intorno a Lhasa sono stati chiusi
dalle autorita' cinesi, in seguito a dimostrazioni e violenti
scontri con la polizia. Tra gli altri e' stato chiuso l'antico
monastero di Ganden, dopo una manifestazioni di monaci: secondo
Tin, decine di persone sono state ferite e 40 monaci sono stati
arrestati. La scorsa settimana altre proteste nella capitale
tibetana avrebbero causato piu' di ottanta feriti. Le
manifestazioni hanno preso il via per protesta contro l'ordinanza,
diffusa il 7 maggio, che ha messo fuori legge le fotografie del
Dalai Lama (riammesse dal 1979) in templi, monasteri e case
private. La polizia ha annunciato perquisizioni a tappeto per
controllare che nessuno tenga fotografie del leader spirituale in
esilio, annunciando anche "incontri di mobilitazione" contro le
"fazioni separatiste" che, secondo Pechino, sono pilotate
direttamente dal Dalai Lama.
Il Quotidiano del Tibet riferisce che solo negli ultimi dieci
giorni ben 27 persone sono state condotte davanti al plotone di
esecuzione, confermando cosi' l'intensificarsi della lotta tibetana
e della sua repressione. La campagna "Colpire Duro", mirata contro
quello che Pechino definisce "il gruppo separatista del Dalai
Lama", prevede una "severa applicazione della pena di morte contro
i criminali".
Una simile ondata repressiva "per prevenire i sabotaggi del nemico"
e' stata annunciata anche dal Quotidiano del Xinjiang, la vasta
regione del nord-ovest a prevalenza musulmana. Secondo il
quotidiano ufficiale, le "violente azioni terroristiche" di alcuni
separatisti mirano a una "guerra santa", volta a "minare l'unita'
della madre patria".
Anche sul fronte dell'ordine pubblico si nota un inasprimento. Nei
giorni scorsi 36 persone sono state messe a morte in tre grandi
citta' della Cina, portando a 270 le sentenze capitali eseguite
dall'inizio della campagna anticrimine un mese fa.
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