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Conferenza Tibet
Partito Radicale Budapest - 8 novembre 1996
UNGHERIA/INTERVISTA AL DALAI LAMA

"Dialogo costruttivo" sul Tibet

(Nepszabadsag, quotidiano, Budapest, 29 ottobre 1996)

di Gabor SZEGO

Il Dalai Lama vuole lasciare la porta aperta sugli accordi con il governo cinese

Spero, che ancora in questo millenio ci sara' occasione per trovare un accordo tra la Cina e il Tibet - ha dichiarato il Dalai Lama alla sua conferenza stampa di ieri (a Budapest, 28 ottobre ndt). La guida religiosa tibetana, che nel 1989 e' stato insignito con il premio Nobel, e' stato invitato nella nostra capitale dal "Budapest Klub", per un congresso scientifico. Lunedi' ha incontrato numerosi deputati e poi ha tenuto un assemblea per la comunita' buddista del nostro paese. Prima della sua partenza ha dato un intervista esclusiva ad un nostro giornalista.

GS: Nei suoi discorsi, nelle sue dichiarazioni come chiave della soluzione del problema tibetano indica sempre il "dialogo costruttivo" con Pechino. Cosa intende lei per dialogo costruttivo e il governo cinese ha gia' avuto delle reazioni che possono darle speranza?

DL: Negoziati, incontri, dialogo, compromessi e riconciliazione - questi sono i nostri principi base. Quindi non dobbiamo criticare gli altri, ma dobbiamo cercare gli incontri personali e i compromessi. Prima, ancora negli anni settanta da Pechino piu' volte sono arrivati dei segnali, secondo i quali l'unica cosa e' l'indipendenza del Tibet che non accettano neanche come problema da discutere, tutti gll altri accessi sono possibili. Io comunque credo, che non c'e' nessun fattore che possa ostacolare il dialogo, la ricerca di una soluzione accettabile reciprocamente. Anche all'inizio degli anni ottanta c'erano risultati speranzosi. Il segretario di allora del Partito Comunista Cinese, Hu Jao-Pang per esempio, quando ha visitato la capitale tibetana, Lhasa, ha riconosciuto in pubblico "gli errori del passato", anzi, ha chiesto scusa per i danni fatti dal regime comunista.

GS: Alcune sue dichiarazioni di tono duro che ha rilasciato una settimana fa al Parlamento Europeo a Strasburgo non contrastano i solleciti per un dialogo costruttivo? Per esempio, che la situazione tibatana e' molto grave e che si deve temere che il popolo tibetano entri in "azione"?

DL: No, per niente. Pero' dobbiamo confrontare certi fatti. Le masse tibetane fino ad ora hanno sempre respinto le scelte violente, hanno preferito le manifestazioni pacifiche. Vorrei menzionare un tipico atteggiamento che si e' tradotto in fatto: numerosi testimoni hanno raccontato, che durante le manifestazioni del 1987-88 i militari cinesi sparavano ai manifestanti, nella rissa l'arma di uno di loro e' caduta per terra, nessuno dei manifestanti l'aveva preso e sparato ai militari. L'hanno preso e rotto, ma non l'hanno usato per contrattacco. Nell'ultimo periodo pero', come se cambiasse l'umore, ed e' un segno premonitore, che in questi ultimi mesi abbiamo avuto notizie di 9 bombe. Questi attacchi per ora erano rivolti solo contro palazzi, monumenti, non hanno fatto danni in vite umane, ma in ogni modo denotano il cambiamento degli atteggiamenti di prima. Se questo continua, se le persone diventano sempre piu' disperate, allora la delusione puo' veramente scoppiare, ed io a Strasburgo provavo ad accennare

questa mia paura.

GS: Ha anche dichiarato piu' volte, che la soluzione del problema del Tibet dovrebbe essere la democratizzazione della Cina. Vede segnali a proposito, ed in genere, come sente, e' cresciuto in tutto il mondo il sostegno al Tibet, i governi che tengono importanti i rapporti economici, sono diposti a praticare pressioni su Pechino a favore del compromesso?

DL: E' indiscutibile, che la democrazia in Cina potrebbe facilmente portare ad un apertura. Il miglioramento della liberta' di stampa e di parola, la presa di conoscenza sul Tibet, una societa' piu' aperta aiuterebbe anche il caso nostro. Ma intanto, io lascio aperta la porta davanti al dialogo con il governo cinese e - come fino ad ora - sono pronto ad ogni sforzo a favore del compromesso. Quello che riguarda l'appoggio internazionale, oggi e' imparagonabilmente piu' grande di prima. I grandi organi di informazione sono con noi, nutro invece la speranza che la pressione dell'opinione pubblica e dei parlamenti nazionali portino sempre piu' governi a praticare le necessari pressioni Pechino dietro le quinte.

(Traduzione dall'ungherese a cura di Tiziana Bonafedi, sede PR di Budapest)

 
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