UN TRIBUNALE DELLA COSCIENZA
Di: Antonio Ghirelli
Una volta tanto , l'Italia si èimpegnata a fondo in un impresa molto seria di politica estera (e non solo) e ha ottenuto un rilevante successo. L'istituzione di un Tribunale panale internazionale e permanente, approvata venerdì a grande maggioranza alla sede romana della Fao da una conferenza di 162 delegazioni delle Nazioni Unita, rappresenta in effetti una inestimabile conquista per la tutela dei diritti umani. Non importa se sia accompagnata da clausole riduttive e manchi dell'adesione di un gruppo di paesi di cui la Turchia, Israele e purtroppo gli Stati Uniti.
Il pretesto dll'opposizione americana è rappresentato dal rifiuto di concedere al Tribunale troppa autonomia rispetto ai governi nazionali, la ragione di fondo è il timore che esponenti delle forze armate Usa finiscano davanti al nuovo consenso giudicante come responsabili di crimini di guerra.
In pratica il nuovo Tribunale, composto da 18 magistrati eletti per nove anni e da un procuratore titolare dell'accusa, si occuperà di tutte le possibili violazioni dei diritti umani su scala internazionale, dallo stupro all'arruolamento forzato dei bambini, dal genocidio all'agressione militare e, più in generale, di tutti i delitti contro l'umanità. Limiti piuttisto severi al suo intervento possono essere posti dal Consiglio di Sicurezza dell'ONU e dallo Stato sul cui territorio è stato commesso il crimine, ma ha avuto mille volte ragione chi ha definito storica la decisione di Roma perché nell'ultimo mezzo secolo orribili atrocità sono state commesse in ogni parte del mondo, dalla Cambogia all'Iraq, dalla Turchia al Cile, dall'ex Jugoslavia al Ruanda, senza che alcuna istituzione internazionale avesse la struttura e la funzione adatte a denunciare e a punire le atrocità rivolte in particolare contro i bambini, le donne, i dissidenti politici e religiosi, le etnie più miserande, le minoranze più inermi.
Quando gli alleati vittorisi decisero nel 1945 di sottoporre i delitti senza nome dei dirigenti politici e militari del Terzo Reich al giudizio del Tribunale di Norimberga, si disse che come sempre la storia veniva scritta dai vincitori, laddove in realtà quel consenso di magistrati in uniforme o in borghese colmava doverosamente un incredibile lacuna, offrendo la scrupolosa documentazione dei crimini rivoltanti di gerarchi e generali nazisti che solo il delirio "revisionista" degli ultrà fascisti avrebbe potuto più tardi revocare in dubbio. E se il Tribunale dell'ONU varato l'altra sera alla Fao fosse stato creato subito dopo quello di Norimberga, la scure della giustizia si sarebbe già abbattuta sui responsabili di infamie come quelle dei Khmer rossi di Pol Pot, di Pinochet in Cile, dei cinesi nel Tibet, dei serbi in Bosnia.
E perciò motivo di orgoglio che, una volta tanto, la memorabile successo della Conferenza di Roma si sia pervenuti, in capo a oltre un mese di accanito dibattito anche e soprattutto per merito di quattro eminenti italiani: il ministri degli Esteri, Dini, il presidente dell'assemblea plenaria di Roma, Conso, il capo della nostra delegazione, Leanza e, prima di tutti, la coraggiosa indomabile Emma Bonino, commissaria europea che onora a Bruxelles, con la sua altissima passione civile, l'Italia e il movimento radicale da cui proviene.