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Conferenza Partito radicale
Cicciomessere Roberto - 6 aprile 1990
Equazioni
Alcuni anni fa, mi sembra nel 1982, il fondatore della più moderna scuola demoscopica italiana mi mostrò i risultati di un'indagine sugli orientamenti politici degli italiani. Era uno studio molto approfondito che analizzava il mutamento, nel corso di molti anni, degli interessi politici e culturali degli italiani sulla base di un campione molto ampio. Il dato più significativo era l'allargamento a valori superiori il 20 % - con prospettive d'ulteriore incremento - di un'area potenziale di consenso definita "radicale", concentrata nelle metropoli ma che si estendeva progressivamente nella provincia, e una riduzione sostenuta dell'area di consenso di tipo "conservatrice-cattolica".

Erano, in qualche modo, le "aree culturali" considerate nell'equazione di Ascanio Salvidio.

Ma "radicale" in che senso? Moderatamente ecologista, moderatamente "di sinistra", moderatamente progressista, moderatamente antiregime. In poche parole il lettore "tipo" dell'Espresso e poi di Repubblica.

Questa persona ci disse, in grande amicizia, che eravamo dei pazzi a non rivolgerci ad un'area che pur avevamo contributo in grande misura a far crescere con le nostre lotte per i diritti civili e per la modernizzazione dell'italia. Infatti, sempre secondo il nostro interlocutore, la battaglia politica che conducevamo in modo esclusivo in quel periodo, quella contro lo sterminio per fame nel mondo, poteva trovare ascolto prevalentemente in un'area, quella "conservatrice-cattolica", dalla quale non avremo però avuto un solo voto e un solo iscritto a causa delle nostre storiche posizioni laiche, anticlericali, divorziste, abortiste, etc..

Per avere successo invece avremmo dovuto limitarci ad amministrare le nostre battaglie storiche ecologiche, antiautoritarie, antiregime per non correre il rischio di farcele espropriare da altri.

Tentai di spiegare inutilmente che la nostra ambizione non era quella di metterci a rimorchio dei movimenti d'opinione ma di formarli. Non eravamo interessati a seguire le mode del momento ma a creare nuova cultura politica. Non eravamo interessati ad amministrare l'avere ma a creare l'essere.

Adesso Salvidio ci rimprovera la stessa cosa. O meglio: le nostre battaglie saranno pur apprezzabili (penso che si riferisca al filone transpartitico-trasnazionale, alla battaglia per la riforma elettorale in senso maggioritario e della politica da una parte e a quella per la creazione di una unione, non solo economica ma politica fra i "dodici" e i paesi dell'est usciti dal socialismo reale) ma si rivolgono all'area culturale sbagliata, quella-di-sinistra.

Il problema, caro Ascanio Salvidio, è che l'area di sinistra, il fronte democratico, la cultura di "Giustizia e libertà" che si contrappone per valori e obiettivi all'area di "destra", conservatrice, non esiste in Italia. C'è invece il "monopartitismo imperfetto", c'è il buio della partitocrazia dove tutti i partiti sono neri, uguali.

Ecco perchè proponiamo oggi non l'alternativa di sinistra, ma l'alternativa tout court a questa politica, quale premessa perchè si possa costruire anche in italia una dialettica politica di tipo anglosassone, un vero bipartitismo politico, una vera alternanza fra destra e sinistra. Ecco perchè diamo credito, pur con i riconoscibili limiti, al tentativo comunista di rompere con la tradizione consociativa; ecco perchè Pannella si è mosso per convincere i laici a costituirsi in federazione; ecco perchè ci siamo associati anche con esponenti della Democrazia cristiana sul progetto di referendum sulle leggi elettorali.

Mi fermo qui... ma non c'è nessun altro che ha qualcosa da dire ?

 
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