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Conferenza Partito radicale
Cicciomessere Roberto - 5 giugno 1990
Referendum

La maggior parte degli osservatori che oggi ha analizzato il fallimento dei referendum sulla caccia e sui pesticidi spiega la vittoria dell'astensionismo evocando il disinteresse della gente verso la politica, il qualunquismo, lo sfaldamento dell'elettorato comunista, le responsabilità dei verdi, la cattiva applicazione dell'istituto referendario, l'eccessiva frequenza del voto, la natura clientelare di una parte dell'elettorato italiano, la forza della lobby degli armieri e degli inquinatori.

Solo Valentino Parlato del Manifesto, mi sembra che accenni a questioni di maggiore spessore, quelle che riguardano i meccanismi della democrazia: la mancanza d'informazione, di un vero confronto delle idee sulla base del quale l'elettorato avrebbe potuto scegliere.

Ma nessuno sembra accorgersi che l'esito referendario è semplicemente l'ultima dimostrazione della crisi mortale della democrazia in italia, della vanificazione delle basi stesse delle istituzioni repubblicane.

Come si può infatti parlare ancora di referendum o di elezioni quando, nel primo caso, solo il 3 per cento degli elettori sapeva che i referendum sulla caccia erano due e, nel secondo caso, non più di 5 milioni di elettori su 40 segue normalmente le tribune elettorali televisive. Non un faccia a faccia, giornalisti anestetizzati, scelta delle fascie di minor ascolto...

Che senso ha parlare di referendum popolare quando la lobby dei partiti - la partitocrazia - ha nel passato prodotto leggi, per esempio sulla responsabilità civile dei giudici, che hanno ampliato l'irresponsabilità dei giudici beffando così la volontà dell'elettorato. E ancora la latitanza del governo italiano a proposito del referendum sul'Unione europea che lo impegnava, in modo plebiscitario, ad avviare la fase costituente dell'Europa Politica.

Nessun commentatore ha poi ricordato i veri e propri abusi della Corte costituzionale che per ben due volte ha dichiarato illegittime le precedenti richieste referendarie sulla caccia.

L'istituto referendario, dicevano i radicali naturalmente inascoltati alcuni anni fa, è morto, è stato assassinato.

Fra lo scetticismo dei più, di "destra" o di "sinistra" ripetevano e ripetono che le elezioni sono una vera e propria truffa se agli elettori viene impedito di conoscere e quindi di giudicare, di scegliere.

Come si può pretendere che la gente sia interessata ai referendum quando non conosce i quesiti, non ha potuto farsi un'opinione attraverso un confronto serrato e pubblico fra le posizioni e, comunque, sa o sospetta che i partiti ignoreranno, a prescindere dall'esito della consultazione, il suo voto manipolando a proprio piacimento la legge sottoposta a giudizio popolare?

"Intanto non serve a niente andare a votare" è oggi, purtroppo, non più l'espressione di una posizione qualunquista ma la realtà della democrazia italiana. Non servirà purtroppo niente raccogliere le firme per i referendum sul sistema elettorale e magari andare anche a votare a favore del sistema maggioritario, uninominale, perché i partiti, anche quelli che hanno sostenuto la raccolta di firme, trufferanno anche questo referendum e si limiteranno a modificare la legge elettorale fissando magari uno sbarramento del 5% per far fuori le fastidiose leghe e, per tutelare i propri partiti-satelliti cosiddetti laici, consentiranno collegamenti elettorali fra i partiti minori.

Non serve quasi a niente andare a votare per le elezioni politiche o amministrative quando i "vincenti" e i "perdenti" in ogni caso gestiranno insieme il potere reale impedendo la formazione di una vera maggioranza e di una vera opposizione che, nel corso della legislatura, possa essere giudicata dai cittadini. Si votano quindi le Leghe che propongono una alternativa demenziale ma almeno comprensibile.

Per non parlare del Parlamento italiano, di quello di Strasburgo e di molti parlamenti europei, primo fra questi quello francese, ridotti a pure camere di rappresentanza con poteri non superiori a quelli del parlamento bulgaro.

Scriveva Popper, in un articolo contenuto nell'archivio radicale, che l'essenza della democrazia è la possibilità di sbarazzarsi di un regime senza spargimenti di sangue attraverso il voto.

Qualcuno può oggi affermare che in italia sia possibile sbarazzarsi del regime partitocratico attraverso un voto?

Qualcuno può oggi affermare che in Italia sia possibile sbarazzarsi di una legge sbagliata attraverso un voto referendario?

Se la risposta è NO, vuol dire che oggi in italia non c'è democrazia, esiste la forma della democrazia non il suo contenuto reale e vitale.

Termino: che fare?

Ripercorrere il difficile cammino dell'opposizione rigorosa e nonviolenta al regime, consapevoli che le istituzioni parlamentari e l'istituto referendario non sono, per il momento, più praticabili. Respingere il cretinismo elettorale e parlamentare non illudendosi, come mi sembra facciano verdi e comunisti, che le elezioni possano essere molto di più di una occasione di testimonianza politica.

Probabilmente è necessario andare oltre, e rendere consapevole l'astensione trasformandola ed organizzandola come sciopero del voto, come denuncia esplicita dei meccanismi truccati del regime.

Il Partito radicale, per suo conto, lo ha già deciso quando ha stabilito di non partecipare più con proprie liste ad alcuna competizione elettorale. Questa posizione potrà trovare forza se il Pr sarà sostenuto, se molti di più si riconosceranno, iscrivendosi, in questa lunga e difficile impresa politica.

P.S.

Ho inserito questo testo nella Conferenza Partito radicale e non nel "fatto del giorno" per rispettare la richiesta del suo moderatore, Gigi Melega, d'interventi di commento sull'esito referendario brevi e concisi. Non sono infatti riuscito, per mancanza di tempo, a comprimere nei tre paragrafi le mie osservazioni.

 
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