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Conferenza Partito radicale
Cicciomessere Roberto - 27 settembre 1990
Riunione degli eletti radicali - Mariateresa Di Lascia
Roma, Hotel Ergife, 27, 28, 29 luglio 1990

Io non sono disposta a fare il processo all'esperimento radicale sulla nuova forma partito trasnazionale e transpartitica perché penso che ogni esperimento ha bisogno di tempi di verifica, di parametri di riferimento ma, soprattutto, penso che gli elementi in gioco sono troppi perché sia già venuto il momento di dare un giudizio definitivo sul tentativo radicale di ricercare una nuova forma allo strumento "partito". Secondo me, la forma partito é l'obiettivo puntuale e necessario della politica, nella misura in cui é necessaria una nuova organizzazione dei cittadini che, sempre di più, sono alienati dalla politica; prima che giungeremo ad un "paradigma" di partito nuovo e prima che le diverse spinte centrifughe terminino, passerà ancora molto tempo.

Mattioli, che pure é intervenuto in maniera generosa ed intelligente in questa riunione, ha reso palese un limite molto comune e pesante che agisce contro la vita stessa del Partito radicale. Potremmo definirlo il limite de "lo spirito del borghese", in casa del quale tutti i simboli che la società ci propina trovano un posto. Non é possibile, infatti, chiedere che venga realizzata un'utopia, indicata come un "altrove", un evento nuovo che ancora non esiste e che qualcuno deve lavorare a compiere e nel medesimo tempo, rispetto a questa utopia che viene richiesta, non vivere in prima persona il "dover essere" che questa scelta impone. E' come se Mattioli avesse pagato una tassa, l'iscrizione al Pr, perché noi ci si suicidi, possibilmente dando poco fastidio. Questo atteggiamento costituisce un limite grosso alla riuscita della "guarigione anomala" che il Partito radicale propone alla politica e ai partiti, perché é impensabile che essa avvenga se qualcuno non si decide ad amarci.

Io penso che sia di buon auspicio che si sia iscritto Michele Serra, che é il direttore del "Cuore", perché in politica, anche nella nostra, manca il cuore: c'é la testa, ci sono analisi importanti, ma manca il cuore. Noi non siamo amati da nessuno e perciò non siamo evocati a nulla, non siamo evocati alla vita. Il punto in cui é arrivato il Partito radicale é un punto in cui o si verificano le ics di amore verso alcune cose che sono accadute e che possono rinnovarsi, oppure é evidente che questa é un'esperienza che non può proseguire perché la modalità di realizzazione dell'utopia é quella dell'amore straordinario e non certo quella dei razionalismi e delle frigidità. Il mito di Prometeo portatore del fuoco agli uomini e per questo inchiodato ad una roccia da Giove a farsi mangiare il fegato dall'aquila, é certo il mito della ribellione ma è anche quello dell'amore. Adesso noi pretendiamo di costruire un'utopia fuori da questa dimensione e io credo che non sia possibile pensarlo né sperarlo.

Il problema dello "spirito del Borghese" é un problema grosso per gli ecologisti e per i verdi e l'esempio più clamoroso é la storia dei referendum che, da strumento biblico del Sì-sì/No-no, da strumento in bianco e nero, é stato trasformato in rosa-fucsia. Il referendum é stato gestito pensando che si potesse arrivare al voto proponendosi ai cittadini con banalità degli argomenti e conformismo delle forme di lotta, senza, cioé, quella radicalità necessaria alla sua riuscita. Se io guardo alle esperienze che nascono dal partito radicale, agli antiproibizionisti e ai verdi arcobaleno, penso di potere dire con serenità che i verdi arcobaleno rischiano di fallire il proprio obiettivo politico perché non sono uno strumento di governo ma di gestione elettorale e non sono uno strumento di radicalità. Che cosa vuol dire questo? Che non si fanno iscritti al Pr? Anche questo, ma non solo questo, altrimenti avrebbe ragione Mattioli quando suppone una presuntuosa ed impossibile eterodirezione. Significa che si è rinunc

iato ad immettere, in un dato di banalità e di moda verde, una dimensione della radice dei problemi e quindi un taglio politico che non c'é e che poteva giungere solo dalla cultura radicale. E' uno strumento di gestione perché ha consentito l'elezione di molte persone, anche radicali. Il Cora é uno strumento di radicalità nel senso del taglio della battaglia politica e corre il pericolo di pretendere di essere il Partito radicale vicario. Questa cosa sarebbe un grave errore non solo e non tanto per il Cora, quanto per il Partito radicale il cui ruolo, sia come sia, di impegno alla costruzione di un partito nuovo o di assenza dalla scena politica, deve essere chiaro e manifesto.

 
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