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Cicciomessere Roberto - 1 ottobre 1990
USTICA (6) - Capitolo 6 : IL MIG LIBICO

Il 18.7.80, intorno alle ore 13.00, il carabiniere Francesco Pirro - in servizio presso la stazione Carabinieri di Caccuri - ricevette una comunicazione telefonica di "tale Ambrosio" con la quale lo si avvertiva della caduta di un aereo. Sul posto segnalato si recarono l'appuntato Carabinieri Consalvo Giuseppe ed il carabiniere Ferrara Gennaro della stazione di Caccuri.

Alle ore 14.58 del 18.7.1980 i carabinieri di Cirò Marina informarono i vigili del fuoco del distaccamento di Isola Capo Rizzuto che presso Castelsilano era precipitato un aereo.

Alle ore 15.00 il comandante della squadra di polizia giudiziaria di Crotone Raimondi e il comandante interinale del nucleo operativo di Crotone maresciallo Lo Giacco ricevettero dal comandante del gruppo dei Carabinieri di Catanzaro maggiore Rocco Di Monte l'ordine di recarsi sul luogo ove era stata segnalata la caduta dell'aereo.

Alle ore 17.00 del 18.7.1980 in località "Timpa delle Megere" o "Colimiti", in Agro di Castelsilano, il vice pretore di Savello, dottor Michele Rugiero, effettuava con l'assistenza del dottor Francesco Scalise, ufficiale sanitario di Castelsilano, la ricognizione di un "cadavere di sesso maschile, di razza bianca, dell'apparente età di 25 anni, che indossava una tuta avion, una maglietta bianca, scarpone a gambaletta e un guanto di pelle scura, nonchè parte di tela da paracadute". Il cadavere veniva giudicato "in incipiente stato di decomposizione", tanto da consigliarne l'immediato seppellimento.

Secondo il dottor Scalise la morte era stata causata da "frattura della base cranica conseguente ad urto violento contro corpo contundente duro" e veniva fatta risalire "presumibilmente" intorno alle ore 11.30 dello stesso giorno, 18.7.1980.

Alle ore 17.30 i marescialli Raimondi e Lo Giacco giunsero in località "Timpa delle Megere" e procedettero ad una ricognizione dei luoghi. In particolare essi rilevarono che la zona era "interessata da un'estesa area bruciata dall'incendio provocato dalla caduta dell'aereo e si estendeva dal punto del presumibile impatto verso monte e verso il costone di destra". Rilevarono altresì che "in un canalone ...... erano disseminati i resti di un aeroplano ......" e che "nella parte mediana del canalone, su una pietraia, fra i resti del velivolo, era adagiato un cadavere ...... con le cinghie del paracadute legate al corpo. Rilevarono altresì la presenza di un "sasso intriso di sangue misto a sostanza cerebrale" ma non notarono la presenza di "rilevanti quantità o rigagnoli di sostanze ematiche". Il bulbo dell'occhio sinistro appariva fuori dall'orbita.

I predetti militari riferirono inoltre che "verso valle, sempre poco distante dal cadavere, avevano rinvenuto un casco per pilota, "di color nero intriso di sangue". Nulla fu detto circa l'esistenza o meno di scritte sul casco medesimo. Nel verbale di sopralluogo non si fece riferimento alcuno alla circostanza secondo cui il cadavere calzava uno stivaletto in dotazione dell'Aeronautica militare, ed anzi si afferma che "non calzava scarpe".

Alle ore 20.00 i vigili del fuoco effettuarono la rimozione del cadavere.

Il 19.7.80 il vice pretore di Savello autorizzò il seppellimento del cadavere "presumibilmente di nazionalità estera".

Il 20.7.80 venne predisposto per il direttore del Sismi un appunto nel quale si riferiva quanto acquisito sul luogo "da elemento della struttura periferica dipendente competente, operante in contatto con la commissione di inchiesta dell'Aeronautica militare". Nell'appunto in questione si affermava che: a) il velivolo era di nazionalità libica ed era militare "pur non essendo armato ed essendo privo di taniche aggiuntive"; b) il pilota, deceduto, non aveva documenti di identificazione e tuttavia dalla scritta in arabo rilevata sul casco poteva identificarsi in Ezzee Donn Khaled; c) calzava anfibi militari con la sigla "A.M.I."; d) la Commissione dell'Aeronautica militare aveva recuperato le parti più significative del velivolo trasportabili a mano nonchè l'apparecchiatura fotografica di bordo; e) la caduta dell'aereo era da attribuire all'esaurimento del carburante avvenuto verosimilmente durante un tentativo di fuga del pilota.

Sempre in data 20.7.80 il Sismi inviò all'onorevole Lagorio, ministro della difesa, un appunto contenente notizie raccolte dal Sios Aeronautica in cui si affermava, tra l'altro, che "il raggio di azione del Mig23 era di circa 700 miglia nautiche con 3 serbatoi aggiuntivi e di 400 miglia nautiche senza serbatoi aggiuntivi". Nell'appunto si precisava inoltre che la Commissione guidata dal generale Tascio aveva eseguito rilievi che escludevano l'avvenuto impiego di serbatoi aggiuntivi e consentivano di stabilire che il pilota non aveva fatto uso del paracadute; che la visibilità era buona e che l'aereo volava verosimilmente a bassa quota (in quanto non è stato rilevato dai radar della Difesa aerea nonostante il forte sigma). Il Sios Aeronautica formulò l'ipotesi di una fuga del pilota e specificò che tra i rottami era stato rinvenuto "uno stivaletto di volo in dotazione all'Aeronautica militare italiana".

Lo stesso 20.7.80 l'ambasciata libica a Roma inoltrò al Ministero affari esteri una nota verbale in cui si informavano le autorità italiane che alle ore 10.30 del 18.7.80 un Mig23 libico mentre era in volo di addestramento aveva interrotto i contatti ed era scomparso, e che il pilota, colto da malore, aveva continuato nella stessa direzione il volo fino all'esaurimento del carburante.

L'ambasciata libica comunicò di aver appreso dalla stampa dell'avvenuto ritrovamento in Calabria del relitto di un aereo recante scritte in lingua araba per cui aveva dedotto che potesse trattarsi dello stesso aereo scomparso e chiese l'autorizzazione affinchè esperti libici effettuassero un sopralluogo nella zona dell'incidente e provvedessero al recupero urgente della salma del pilota e del velivolo.

Nella predetta nota verbale si precisò altresì che il Mig23 a circa 200 km da Bengasi, a seguito di malore che aveva colpito il pilota, erasi disperso ed era precipitato in Calabria.

Il 21.7.80 una "Divisione collaterale" del Sismi comunicò notizie apprese in Libia, in cui si faceva riferimento all'ipotesi di un tentativo di fuga del pilota.

Sempre il 21.7.80 il Sios Aeronautica comunicò al Sismi alcune informazioni sull'incidente occorso al Mig23 ed in particolare riferì che "il 18.7 alle ore 11.00 ora locale un velivolo Mig23 monoposto, caccia-intercettore, precipitò nei pressi dell'abitato di Castelsilano (CZ) che l'aereo era di nazionalità libica "in quanto recava una coccarda di color verde (sui resti del timone di direzione) che identifica i velivoli militari libici". Si aggiunse, inoltre, che l'aereo "era penetrato nell'area di responsabilità della Difesa aerea nazionale senza essere stato avvistato dalle postazioni radar della Sicilia e delle Puglie", che il pilota doveva aver navigato "con buona approssimazione" e che non si trattava di missione di spionaggio, per cui si avanzava l'ipotesi che il pilota per errore di manovra o per altra avaria agli strumenti di navigazione aveva deviato dalla rotta durante una missione di addestramento oppure che il pilota stava mettendo in atto un "piano di evasione finito tragicamente

per superficialità nella pianificazione del volo".

Ancora il 21.7.80 Navitalia Tripoli riferì la prima versione ufficiale delle autorità libiche secondo cui l'incidente occorso al Mig23 era stato causato da un improvviso malore che avrebbe colpito il pilota.

Il 22.7.80 il generale Pugliese chiese, tramite il competente comando legione dei Carabinieri, di verificare la possibilità di sottoporre la salma del pilota ad esame autoptico in quanto, al fine di accertare le cause che avevano determinato l'incidente, "rivestiva particolare importanza conoscere le condizioni psicofisiche del pilota prima dell'impatto al suolo".

Sempre il 22.7.80 il sostituto procuratore della Repubblica di Crotone, dottor Francesco Brancaccio, dispose l'accertamento autoptico per il successivo 23 luglio in Castelsilano, nominando periti di ufficio i professori Erasmo Rondanelli (primario patologo presso l'ospedale civile di Crotone), e Anselmo Zurlo, (primario di medicina generale all'ospedale civile di Crotone).

Ancora il 22.7.1980 il sostituto procuratore della Repubblica di Roma, dottor Giorgio Santacroce, chiese di conoscere "ogni notizia utile in merito alla caduta del Mig23 libico" e di ricevere "rapporto dettagliato sulla vicenda, corredato della necessaria documentazione".

Il 23.7.80 si procedette alla esumazione del cadavere e alla contestuale autopsia. I periti constatarono che il cadavere era in "avanzato stato di decomposizione ... con necrosi gassosa e presenza di numerosi nidi di larve". I periti conclusero che la morte si poteva far risalire, anamnesticamente, "a 5 giorni addietro e cioè a venerdì 18.7.80" e che non esistevano elementi che potessero indurre ad ipotizzare una morte "precedente alla caduta dell'aereo".

Ancora il 23.7.80 venne predisposto per il direttore del Sismi un appunto concernente l'esito della perizia necroscopica eseguita sulla salma del pilota libico. In esso si ribadiva che il cadavere era già in avanzata fase di decomposizione e che era ormai devastato dai parassiti mentre i tessuti cerebrali erano "andati tutti dispersi". In questo appunto è leggibile un'annotazione a mano del seguente tenore "non è morto per infarto".

Sempre il 23.7.80 il sostituto procuratore della Repubblica di Crotone informò dell'evento il procuratore generale della Repubblica presso la Corte di appello di Catanzaro riferendo:

1) che il 18.7.1980, intorno alle ore 11.30, in contrada Colimiti - Timpa delle Megere, Agro di Castelsilano, si era schiantato al suolo un aereo Mig23 appartenente alle forze armate libiche;

2) che non era stato possibile accertare le generalità del pilota in assenza di qualsivoglia documento.

Il 23.7.80 fu costituita una commissione di inchiesta italo-libica con il compito di stabilire le cause dell'incidente occorso al Mig23 rinvenuto in Sila. Tale commissione, composta da sei ufficiali dell'Aeronautica militare italiana e da quattro ufficiali libici e presieduta dal colonnello Sandro Ferracuti, tenne undici riunioni tra il 24 luglio e il 22 agosto 1980.

Secondo informazioni fornite dalle autorità libiche, riportate nella relazione presentata dalla Commissione, il Mig23 era decollato - privo di armamento e di taniche esterne di carburante - alle 9,54 del 18.7.80 dall'aeroporto di Benina (Bengasi) in missione di addestramento; all'ultimo punto di riporto (Madrasat thalath), tuttavia, il pilota, il cui comportamento aveva già presentato alcune anomalie, invece di assumere la prua prevista di 305· per fare ritorno alla base, aveva assunto prua 330· mantenendola fino a scomparire dagli schermi radar libici e senza che altri caccia libici riuscissero ad intercettarlo.

La Commissione italo-libica concluse che la caduta del velivolo era da attribuire "allo spegnimento del motore, avvenuto in alta quota e causato dall'esaurimento del combustibile". Pur non potendo stabilire con certezza i motivi che avevano portato il Mig "così lontano dalla propria base, oltre la sua autonomia massima, su una rotta non programmata", la Commissione - tenuto presente, tra l'altro, il comportamento anomalo del pilota già durante lo svolgimento della missione e il suo mancato tentativo di entrare in contatto con gli enti italiani del traffico aereo, di compiere un atterraggio di fortuna o di buttarsi dall'aereo - ipotizzò "uno stato di progressiva perdita di coscienza da parte del pilota attribuibile a fattori patologici non ulteriormente precisabili".

Il 26.7.80 l'Ambasciata libica in Roma richiese - tramite impresa funebre europea con sede in Roma - l'espletamento della documentazione occorrente per il trasporto in patria della salma del pilota libico Fadal El Adjn.

Sempre il 26.7.80 il procuratore della Repubblica di Crotone, dottor Francesco De Franco, concesse il nulla osta all'espatrio della salma, "la cui presenza in Italia non appariva più necessaria ai fini di giustizia".

Il 27.7.80 la procura della Repubblica di Crotone trasmise gli atti al giudice istruttore presso quel Tribunale con richiesta di archiviazione.

Il 27.7.80 copia degli atti relativi all'incidente aereo in questione venne trasmessa al pubblico ministero dottor Santacroce.

Il 28.7.80 venne predisposto per il direttore del Sismi un appunto in cui si comunicava quanto appreso nella zona dell'incidente da un funzionario della Divisione che si trovava in ferie in Calabria, esperto dei luoghi ed inviato sul posto. Il suddetto funzionario ritenne più verosimile l'ipotesi di un tentativo di fuga in Italia da parte del pilota, anche allo scopo di portare in un paese occidentale un moderno aereo da combattimento sovietico.

Il 28.7.80 una Divisione del Sismi definita "collaterale" riferì che il 18.7.80 una stazione radio militare francese avrebbe intercettato una comunicazione in lingua russa tesa a contattare il velivolo Mig23 presumibilmente diretto a Malta e che la stessa mattina del 18.7 un velivolo dei servizi doveva andare da Ciampino a Malta e viceversa ma la autorizzazione, già concessa, era stata revocata nella stessa mattinata.

Il 30.7.80 "altra" Divisione del Sismi predispose un appunto nel quale si escludeva categoricamente la possibilità di atterraggio a Malta di velivoli militari libici e riferì (riconfermando più volte in seguito tale notizia) che negli ambienti militari libici si sosteneva che il pilota del Mig23 sarebbe stato un siriano che si trovava per addestramento in Libia, in conformità agli accordi stipulati tra i due Paesi.

Il 31.7.80 il giudice istruttore presso il Tribunale di Crotone archiviò l'inchiesta "non essendo emersa responsabilità a carico di alcuno".

Sempre il 31.7.80 una struttura del Sismi definita "periferica dipendente" inviò copia dei tracciamenti radar rilevati presso i siti di Otranto, Marsala e Siracusa riferentisi al periodo tra le 10.50 e le 11.30 del 18.7.80 acquisiti presso il 3· Roc di Martina Franca.

L'1.8.80 venne confermata ulteriormente la voce che indicava come siriana la nazionalità del pilota deceduto.

Il 4.8.80 Navitalia Tripoli inviò al Sismi un messaggio del seguente tenore: "console generale di Bengasi, Petrocelli, in colloquio avuto con ufficiale questa Aeronautica ha tratto convinzione che est siriana nazionalità pilota Mig23 precipitato.

Questa Navitalia non dispone di alcune elemento valido per confermare predetta nazionalità; tuttavia in incontri con personalità ufficio relazioni estere non è stato mai evidenziato che nazionalità fosse libica anzi molto imbarazzo est stato colto tutte le volte che venivano formulate condoglianze. Base più frequente per impiego di piloti siriani sarebbe Bengasi".

Il 7.8.80 le autorità libiche fornirono al capo della missione italiana a Tripoli la versione ufficiale sull'episodio, affermando che nella fase conclusiva di una missione addestrativa il pilota era stato colto da malore ed avendo inserito il pilota automatico aveva proseguito il volo fino all'esaurimento del carburante.

Il 9.8.80 venne predisposto un appunto per il direttore del Sismi nel quale si informava che dalle ore 15.00 alle ore 16.30 del 6.8.80 si era svolta presso il Ministero della difesa, Gabinetto del Ministro, una riunione, presieduta dal Capo di Gabinetto generale De Paolis, alla quale avevano partecipato il colonnello Bergami per il Gabinetto del Ministro, l'ammiraglio Vardini per lo Stato Maggiore Difesa, il colonnello Bomprezzi per lo Stato Maggiore Aeronautica, il maggiore Rosi per il comando generale dei Carabinieri, il capitano Masci per il Sismi 1^ Divisione. La riunione verteva sulla richiesta di autorità libiche avente ad oggetto il recupero dei resti del velivolo. I libici avevano richiesto l'autorizzazione al movimento di un elicottero Chinock da Vergate a Crotone con scalo tecnico a Frosinone, con a bordo otto libici nonchè di una autovettura con sei persone a bordo sul percorso Roma-Crotone per il giorno 5 agosto. Nel predetto appunto si sosteneva che nel corso della riunione si

era appreso che "le sei persone libiche partenti da Roma erano già giunte a Crotone e avevano preso alloggio all'Hotel Costa Tiziana"; nell'appunto in questione si riferiva ancora che al termine della riunione era stato raggiunto un accordo circa la necessità che il Gabinetto del Ministero difesa chiedesse alla Magistratura di Crotone la disponibilità dei rottami e che la Commissione si sarebbe riservata di dare il proprio benestare in esito alla presentazione di un piano tecnico-operativo da parte delle autorità libiche.

Il 2.9.80 la procura della Repubblica di Crotone autorizzò la rimozione dei resti dell'aereo militare libico. L'operazione, prevista con inizio il 5.9, venne affidata alla società italiana "Corea Impex S.r.l.", mentre il recupero sarebbe stato filmato dalla Mari cinematografica.

Il 4.9.80 presso l'Ufficio del Gabinetto del Ministero della difesa si tenne altra riunione nel corso della quale si propose di autorizzare l'eventuale recupero dei resti del Mig23 a partire dal giorno 8.9.

Il 5.9.80 il 2· reparto dello Stato Maggiore dell'Aeronautica predispose un appunto, a firma del generale Tascio, nel quale si affermava che "a seguito della indagine svolta in occasione dell'incivolo in argomento" era emersa l'esistenza di una traccia "rilevata dal 32· Cram per la prima volta alle ore 9.12/Z a 53 NM da Crotone in avvicinamento nella radiale 162· della stessa località a velocità di 500 KTS in graduale diminuzione e quota sconosciuta". L'appunto proseguiva sostenendo che "in posizione prossima alla verticale di Crotone la traccia, nel frattempo qualificata "friendly" dal 31· Cram, faceva registrare un decremento di velocità di 150 KTS" e che "da ulteriori indagini, il tipo di aeromobile cui si riferiva l'avvistamento è risultato sconosciuto e la qualifica "friendly" ad esso attribuita è risultata derivare da valutazione soggettiva dell'addetto all'identificazione, il quale, pur in mancanza di informazioni di traffico da associare alla traccia o di segnale IFF, sulla base di

considerazioni tutte personali ha ritenuto trattarsi di elemento di traffico di routine".

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L'appunto in questione non conteneva precisazioni utili circa il tipo di valutazione e la natura delle considerazioni personali compiute dall'addetto all'identificazione, ma riconosceva che l'attività di identificazione era stata eseguita con "una certa superficialità".

Inoltre secondo il documento in esame la vicenda si era verificata "al termine dell'esercitazione Natinad che aveva interessato i siti della zona" e non, invece, durante lo svolgimento della esercitazione medesima, come pure sostenuto in altra sede dall'Aeronautica a giustificazione del mancato avvistamento.

Giova osservare che il documento del Sios non formulava conclusioni precise sulla vicenda del Mig 23, limitandosi a sostenere che non era da escludere che la traccia rilevata alle ore 9.22/Z potesse attribuirsi al velivolo che si era abbattuto al suolo "nello stesso intervallo di tempo".

Più in generale il documento dimostra che è possibile, sia pure per errore o per deprecabile "distrazione", attribuire la qualifica "friendly" ad un aereo appartenente ad un "paese di interesse", sicchè non può escludersi che un errore analogo a questo possa essere stato commesso nell'attività di identificazione di alcuni aerei, qualificati "friendly", le cui tracce sono state registrate la sera del 27.6.80 in prossimità dell'area di caduta del DC9 Itavia e delle quali, peraltro, manca ogni ulteriore informazione.

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Il 18.9.1980 il colonnello Bomprezzi del Sios Aeronautica predispose per il capo reparto un appunto in cui, premesso che il Sismi aveva chiesto al Sios una verifica dei dati di plottaggio delle tracce rilevate dai siti radar della Difesa aerea di Otranto, Siracusa e Marsala in data 18.7.80, orario 8.30/Z - 9.30/Z, proponeva di fornire al Sismi ("come da disposizioni verbali della S.V.") una risposta nella quale "si adombra la possibilità che tra le tracce in argomento possa essere individuata quella relativa al velivolo libico".

Il 19.9.80 il Sios Aeronautica comunicò l'esito dell'esame dei dati di plottaggio rilevati dai siti radar di Otranto, Marsala e Siracusa sostenendo che: a) la qualifica "friendly" attribuita alle tracce plottate dai siti della Difesa aerea il 18.7.80 avrebbe dovuto consentire di escludere che fra gli avvistamenti fosse compreso il velivolo Mig23 libico; b) tuttavia considerate le caratteristiche di talune di quelle tracce, anche alla luce di talune inevitabili limitazioni insite nelle procedure vigenti per l'identificazione del traffico in assenza di IFF, l'eventualità di cui sopra non appariva "del tutto da escludere".

Il 30.9.80 i rottami dell'aereo Mig23 furono rimossi a cura della ditta Fratelli Argento di Gizzera Lido e trasportati in Libia con velivolo militare libico nei giorni 6 e 8.10.80.

Il 15.10.80 e successivamente il 6.4.81 e l'11.5.81, il Sismi, in persona del direttore del servizio, scrisse al Sios Aeronautica per informarlo che "le caratteristiche tecniche del velivolo Mig23" costituivano "oggetto di un "interesse sia del Sismi sia dei servizi segreti collegati alla Nato" e che pertanto era "di rilevante importanza acquisire, salvo particolari motivi ostativi, le notizie richieste e più volte sollecitate."

Il 21.10.80 una "struttura periferica dipendente" del Sismi comunicò che una sua fonte aveva riferito che il pilota del Mig23 era un capitano siriano.

Il 25.10.80 una "struttura periferica dipendente" del Sismi segnalò la notizia di un accordo segreto intervenuto tra la Libia e la Jugoslavia, in forza del quale l'Aeronautica militare libica avrebbe utilizzato come scalo tecnico per voli di addestramento e di ricognizione aeroporti jugoslavi. In particolare le missioni avrebbero preveduto la partenza dall'aeroporto militare libico di "El Labrar" ubicato fra Braida e Bern e l'utilizzazione di una rotta che attraverso il Mediterraneo centrale, lo Ionio ed il basso Adriatico conduceva in Jugoslavia, rotta non del tutto "coperta" dal sistema radar italiano. In tale documento si affermava inoltre che proprio dall'aeroporto libico di El Labrar era partito per una missione non nota l'aereo libico Mig23 precipitato il 18.7.80 in Calabria e che numerosi piloti dimissionari dall'Aeronautica militare italiana ed operanti in Libia conoscevano le zone critiche del sistema di avvistamento radar italiano.

Il 27.10.80 fu acquisita la copia della documentazione tecnico-formale relativa all'incidente del Mig23 libico, stilata dalla Commissione mista italo-libica. La relazione (corredata dei dati relativi al volo del Mig23, dalle comunicazioni-radio, dalle analisi del flight recorder, dai rilievi tecnici e fotografici dei Carabinieri, da dichiarazioni testimoniali nonchè dalla copia del verbale della esumazione ed autopsia del pilota) concludeva affermando che la caduta del velivolo era da attribuire allo spegnimento del motore, avvenuto in alta quota e causato dall'esaurimento del carburante. Inoltre la configurazione "clean" del velivolo e l'avvenuto "flame out" facevano escludere ogni ipotesi di volo intenzionalmente pianificato fino all'area dell'incidente e inducevano ad ipotizzare che, dopo un normale andamento del volo nella fase iniziale era subentrato uno stato di progressiva perdita di coscienza del pilota attribuibile a fattori fisiopatologici non meglio precisati.

Il 4.11.80 il Sios Aeronautica venne informato della presunta esistenza di un accordo per la utilizzazione di aeroporti jugoslavi da parte di aerei libici per voli di addestramento e di ricognizione.

Il 20.11.80 il Sios confermò l'esistenza dell'accordo libico-jugoslavo e precisò che i voli sarebbero iniziati nel settembre 1980.

Il 29.12.80 il "servizio collegato" ELE chiese al Sismi notizie sull'incidente e su eventuali connessioni con l'attività terroristica; nella risposta, datata 20.1.81, il Sismi escluse l'ipotesi della collisione del DC9 con altri aerei o missili e aggiunse che non erano stati raccolti indizi di un possibile ordigno terroristico esploso a bordo del velivolo, e che l'autorità giudiziaria aveva promosso procedimento penale per diffusione di notizie false e tendenziose a carico del Presidente dell'Itavia che aveva divulgato alla stampa la tesi della collisione con il missile.

Il 16.1.81 il Sismi Divisione 2a comunicò che sull'aeroporto di Split (Jugoslavia) erano stati notati dal 20 al 25.6.80 sei aerei libici "IL 76" e dal 14 al 16.9 altri due aerei dello stesso tipo.

Il 10.3.81 ancora una "struttura periferica dipendente" del Sismi comunicò di aver appreso da "fonte occasionale" che l'aereo libico era riuscito ad eludere il radar della Difesa aerea italiana in quanto il pilota era a conoscenza delle zone scoperte, zone segnate su carte segretissime in dotazione alla Nato e fornite ai libici da ufficiali della A.M. presenti in Libia. In questo documento si aggiunse in nota che le "successive verifiche effettuate al riguardo avevano dato esito negativo".

Il 3.8.82 il Sismi Divisione 3a comunicò che in data 26.7.82 era stata mandata in onda in Gran Bretagna dalla rete televisiva BBC la trasmissione dal titolo "Murder in the sky", della durata di trenta minuti, nella quale era stata formulata l'ipotesi di un'esplosione del DC9 Itavia causata da un missile e si era precisato addirittura che l'esplosione era stata "esterna, in zona anteriore destra". Nel corso del servizio televisivo era stata sviluppata la tesi che il lancio del missile non poteva essere stato effettuato accidentalmente, in quanto era stato impiegato un missile a guida semiattiva che richiedeva l'illuminazione del bersaglio da parte del pilota. In tale contesto erano state formulate dagli autori della trasmissione accuse di responsabilità ai libici.

Il 30.10.86 il quotidiano romano "Il Messaggero" pubblicò l'intervista del professor Rondanelli che determinava la riapertura dell'inchiesta giudiziaria sulla caduta del Mig23.

In data 6.11.86 il giudice istruttore Bucarelli, nell'ambito dell'istruttoria relativa al disastro del DC9 Itavia precipitato il 27.6.80, procedette all'audizione, in qualità di testimone, del professor Rondanelli e, il successivo 13 novembre, del professor Zurlo, autori dell'autopsia eseguita il 23.7.1980 sul cadavere del pilota del Mig23. I due sanitari riferirono al giudice istruttore che il giorno successivo a quello in cui era stata espletata l'autopsia avevano presentato una "nota aggiuntiva" nella quale asserivano che la morte doveva essere retrodatata ad almeno 15 giorni prima dell'espletamento dell'esame autoptico, e riferivano altresì che avevano depositato detta "nota aggiuntiva" nelle mani del segretario del sostituto procuratore di Crotone, dottor Brancaccio; nota aggiuntiva della quale, peraltro, agli atti dell'inchiesta giudiziaria non vi era traccia alcuna.

Il 12.12.86 il giudice istruttore Bucarelli acquisì la testimonianza del dottor Scalise, autore del primo referto e della visita esterna effettuata sulla salma del pilota libico dopo il rinvenimento.

Il 5.1.87 l'onorevole Amato, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, nel corso della rubrica del TG2 "Focus" affermò: "c'è qualcosa di poco chiaro nella data relativa alla morte del pilota di quell'aereo libico; il cadavere descritto in stato di avanzatissima decomposizione secondo la versione ufficiale, risalirebbe invece ad appena quattro giorni prima".

Il 16.1.87 il Sismi propose ancora una volta di tener ferma la tesi ufficiale (valorizzata dall'esame autoptico), anche in considerazione del fatto che "il cadavere è stato inumato nel cimitero di Castelsilano e pertanto è rimasto esposto per cinque giorni alle torride condizioni climatiche del mese di luglio in una zona del meridione d'Italia."

Il 19.1.87 l'ammiraglio Martini rispose al Ministero affari esteri affermando che la data dell'incidente, ossia quella del 18.7.80, risultava confermata dalle dichiarazioni dei testimoni che nel giorno e nel luogo dell'incidente avevano visto "un velivolo volare a quota molto bassa e sparire dietro la boscaglia"; avevano udito "subito dopo uno scoppio"; e avevano "osservato lo svilupparsi di un incendio". Tuttavia le deposizioni testimoniali raccolte dapprima dai Carabinieri e successivamente dall'autorità giudiziaria fanno emergere motivi di perplessità sia in ordine alla percezione diretta dell'accaduto nella sua interezza, sia in ordine alle cause e alle modalità dell'incendio (se si sia sviluppato a seguito della caduta del Mig 23 e quali ne siano state la direzione di propagazione e l'estensione), anche tenendo conto della accertata totale assenza di carburante nei serbatoi dell'aereo.

Il 7.2.87 il giudice istruttore Bucarelli chiese al comandante del nucleo di polizia giudiziaria dei Carabinieri di Roma di procedere alla identificazione del funzionario della segreteria del procuratore della Repubblica di Crotone in servizio il 19.7.80. Il nucleo di polizia giudiziaria il 18.2.87 identificò il predetto funzionario nella persona di Oliverio Pasquale il quale in data 31.3.87 veniva escusso in qualità di teste dal giudice istruttore Bucarelli.

Sempre su richiesta del giudice istruttore Bucarelli i Carabinieri del nucleo di Polizia giudiziaria di Roma identificarono i vigili del fuoco, i militari dell'arma e "altro personale" che aveva partecipato al recupero della salma del pilota libico e alla inumazione e riesumazione del cadavere. La relativa attività istruttoria venne espletata in epoca compresa tra il 31 marzo ed il 1· aprile 1987.

L'1.4.87. venne nuovamente escusso il professor ZURLO il quale, nel corso della sua lunga deposizione, precisò che la "perizia aggiuntiva" era stata redatta "su richiesta della Procura della Repubblica", ma ne ridimensionò comunque l'importanza assumendo che "sia l'esposizione all'aria aperta per parecchie ore della salma maciullata, sia il tipo di cassa (non zincata) in cui venne tumulato, sia le condizioni meteorologiche caratteristiche del mese di luglio e dell'altitudine del cimitero e forse anche della esposizione ai raggi solari dei loculi, possono aver cagionato un più rapido processo di putrefazione così come fu rilevato all'esame autoptico".

Il 30.4.87 il Sismi predispose un appunto in esito alla pubblicazione sul quotidiano "Repubblica" del 18.4.87 di un articolo dal titolo "Sul DC9 di Ustica dossier dei servizi. Una nuova pista". Nel suddetto documento il Sismi affermava che, secondo l'articolista, i servizi segreti italiani avrebbero ricostruito la dinamica dell'incidente di Ustica connettendolo con quello del noto Mig23 libico precipitato nella Sila il 18.7.80 in quanto: a) il DC9 sarebbe stato abbattuto da un missile lanciato da uno dei due velivoli libici postisi all'inseguimento del suddetto Mig23, il cui pilota intendeva disertare dirigendosi su una base Nato italiano presumibilmente Sigonella (CT); b) la defezione del pilota libico era stata concordata con i servizi segreti americani.

Il documento in questione, dopo aver ricordato che esisteva una informativa della 7a Divisione in cui si riferiva della comunicazione in lingua russa intercettata il 18.7.80 da una stazione radio militare francese, concludeva affermando che le notizie pubblicate sul quotidiano "Repubblica", corrispondenti al vero, confermavano ulteriormente che l'incidente al velivolo libico era avvenuto il 18.7.80 e quindi escludevano ogni connessione fra detto episodio e il disastro di Ustica.

Il 4.6.88 il giudice istruttore Bucarelli trasmise al procuratore della Repubblica di Crotone gli esiti dell'attività istruttoria concernente il supplemento di perizia, affinchè fosse valutata "la sussistenza o meno del reato di falso per soppressione a carico del funzionario di codesta Procura, sulla scorta delle dichiarazioni rese da Erasmo Rondanelli".

In seguito alla ricezione degli atti inviatigli dal giudice istruttore Bucarelli, il procuratore della Repubblica di Crotone dottor Elio Costa, "richiamò" in visione il fascicolo già archiviato dal giudice istruttore di Crotone il 31.7.80 ed avviò prontamente l'istruttoria preliminare mirante a verificare la fondatezza del delitto di falso per soppressione ipotizzato dal giudice istruttore Bucarelli: il 26.6.88 procedette all'audizione, in qualità di teste, del sostituto procuratore di Crotone, dottor Brancaccio; il 28.6.88 interrogò il professor Zurlo e nel periodo compreso tra il 10.7 e il 6.9.88 escusse numerosi altri testimoni tra cui il dottor Francesco Scalise (autore della prima ricognizione medica) nonchè i vigili del fuoco, i militari e i Carabinieri che, a vario titolo, erano intervenuti il 18.6.1980 a "Timpa delle Megere".

Il 12.7.88 venne nuovamente interrogato, ancora in qualità di teste, il professor Zurlo, il quale, dopo aver fatto presente di avere a suo tempo riferito a Bucarelli che "a ben guardare la nostra ansia di individuare con esattezza l'epoca della morte ci ha anche potuto indurre ad esagerare nell'attribuzione ai fenomeni putrefattivi di un valore che faceva retrodatare anche a 15 o 20 giorni la data della morte", reputò "tutto sommato una ipotesi fantascientifica" la possibilità che la data della morte del pilota libico potesse risalire "alla data in cui si era verificato l'incidente del DC9 caduto nelle acque di Ustica". Si dichiarò, inoltre, privo di "particolare specifica competenza nel campo autoptico o di perizia medico-legale" e ammise, infine, di conoscere il presidente dell'Itavia, Davanzali, e di avere con lui parlato delle varie ipotesi avanzate "sia in ordine alle cause della caduta del suo aereo, quanto in ordine alla data in cui poteva essere caduto il Mig libico", escludend

o però che il suo amico avesse mai fatto "pressioni per indurlo a retrodatare l'epoca della morte del pilota libico".

Il 2.8.88 il procuratore della Repubblica di Crotone acquisì la testimonianza del professor Erasmo Rondanelli. Questi ribadì di avere redatto un supplemento di perizia dal titolo "memoria aggiuntiva alla perizia autoptica eseguita in data 23.7.1980", perchè alcuni segni tanatologici rilevati non consentivano di far risalire la morte a soli 5 giorni prima ma imponevano invece di retrodatarla ad epoca più remota. Ed invero aveva constatato che "la massa cerebrale era ..... soltanto liquame", ..... i visceri e in particolare la milza, i polmoni ed il fegato presentavano il tipico stato colliquativo: i polmoni si sfilacciavano, il fegato era completamente collassato e la milza ridotta ad un sacchetto contenente liquame. I surrenali ed il pancreas erano praticamente scomparsi per necrosi colliquativa. Inoltre in occasione del prelievo della cute di un dito per consentire il rilievo delle impronte digitali ...... la pelle della mano si era sfilata a mo' di guanto" perchè la cute completament

e disidratata si era incartapecorita. Dopo aver confermato che i rilievi fotografici nel corso della riesumazione erano stati eseguiti da un sottufficiale dei Carabinieri non appartenente alla compagnia di Crotone, si dichiarò assolutamente non in grado di ricordare la persona alla quale aveva consegnato il supplemento di perizia.

Il 21.2.89, a conclusione dell'istruttoria preliminare il procuratore della Repubblica di Crotone, richiese al giudice istruttore di pronunciare decreto di archiviazione, non essendo emersi elementi probatori idonei a suffragare l'assunto dei professori Zurlo e Rondanelli, secondo cui il supplemento di perizia (asseritamente scomparso dal fascicolo della Procura di Crotone) era stato realmente consegnato a un funzionario di questo ufficio giudiziario. Aggiunse il procuratore della Repubblica di Crotone che le dichiarazioni rese dai due sanitari non potevano assumere alcun valore probatorio " e ciò tanto più in quanto vi erano nell'ultima parte delle dichiarazioni del professor Zurlo... spunti... che potrebbero offrire anche una chiave di lettura del tutto diversa dell'intera vicenda".

Il 6.3.89 il giudice istruttore di Crotone, dottor Staglianò, accolse la richiesta del pubblico ministero ed emise decreto di archiviazione per "manifesta infondatezza dei fatti denunciati", non senza aver precisato che tutto il processo era stato "imbastito" su argomentazioni scientificamente errate e su considerazioni "di livello infantile"; aveva preso lo spunto dalle dichiarazioni di periti che avevano dimenticato la serietà professionale e le nozioni di comune conoscenza; si era sviluppato su organi di stampa ad opera di personaggi interessati e comunque disponibili ad ogni giustificazione e ad ogni speculazione per affermare e scrivere coscientemente cosa contraria al vero. "E' una vicenda squallida" - concluse il giudice istruttore di Crotone - "emblematica dell'imperante carenza di serietà e professionalità".

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In ordine alla identificazione del pilota dell'aereo libico Mig23 è opportuno ricordare che agli atti emergono tre discordanti identità personali. Infatti nell'appunto Sismi datato 20.7.80 si sostiene - sulla scorta della scritta in arabo rilevata sul casco - che il pilota potrebbe identificarsi in Ezee Don Khaled; viceversa nella richiesta formulata dall'ambasciata libica in Roma in data 26.7.80 si chiede l'autorizzazione al trasporto in patria della salma del pilota libico Fadal El Adhjn. Infine la terza identità personale, pare quella definitiva, del pilota libico è quella di Ezedin Koal.

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