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Conferenza Partito radicale
Cicciomessere Roberto - 8 febbraio 1991
(4) DOCUMENTO CONCLUSIVO D'INDAGINE DELLA COMMISSIONE SPECIALE SUL CASO DELLA FILIALE DI ATLANTA DELLA BANCA NAZIONALE DEL LAVORO
SENATO DELLA REPUBBLICA

4) Contesto politico, rapporti con gli interlocutori, criteri adottati nello sviluppo delle indagini

La Commissione ha piena la consapevolezza del peso che ogni parola può assumere per la coincidenza con eventi straordinari e drammatici, che conferiscono particolare rilievo alle riflessioni scaturite da un realistico esame dei fatti.

La sobrietà delle motivazioni non è un segno della osservanza di esigenze astratte di sintesi, né tanto meno di propositi elusivi, quanto del rispetto del compito assegnato di precisare la sussistenza di ragioni a sostegno dell'istituzione di una Commissione d'inchiesta, a norma dell'art. 82 della Costituzione.

La valutazione finale in proposito, come il giudizio sulle risultanze di un lavoro, caratterizzato da una sostanziale unanimità, conseguita nello sforzo di una ricerca severa ed obiettiva, è rimesso all'Assemblea.

Non costituisce, ad avviso della Commissione, una forzatura collocare le risposte ai quesiti, che hanno turbato il Parlamento e la stessa opinione pubblica, nella prospettiva di una inchiesta da affidare alla Commissione che il Senato riterrà di istituire. Al contrario, ci sembra un contributo precisare - con il sussidio che deriva dall'indagine svolta - l'oggetto dell'inchiesta del Parlamento. Quanto delicata sia la materia anche per i rapporti all'interno delle istituzioni, lo dimostra la dialettica che, a proposito della necessità di acquisire documenti, ritenuti indispensabili, si è sviluppata tra l'esecutivo (Dipartimento della Giustizia) e Congresso (Commissione Gonzalez), in un paese di sicura tradizione democratica quali sono certamente gli Stati Uniti. Minori - a parte alcune iniziali difficoltà delle quali solo per completezza daremo ragione - gli ostacoli per la Commissione speciale. L'autorità giudiziaria italiana ha inteso perfettamente che il compito affidato alla Commissione - così come q

uello in genere delle Commissioni d'inchiesta - avendo esclusive finalità politiche, non può interferire nell'attività giurisdizionale, presidiata nel nostro ordinamento, più che in altri, dalla garanzia dell'indipendenza della Magistratura.

Lo stesso Dipartimento della Giustizia U.S.A. si è reso conto - nei ripetuti contatti - della serietà dei propositi del Senato italiano e dell'assoluto rispetto delle norme di riservatezza, previste espressamente nei regolamenti procedurali degli U.S.A., ma patrimonio della nostra tradizione giuridica.

Sta di fatto, comunque, che, realizzando una collaborazione particolarmente proficua tra organismi parlamentari, lo staff del Congresso ha messo a disposizione della nostra Commissione gli elenchi completi di ben 616 documenti di cui il Congresso ha richiesto la produzione sub poena a vari organismi federali che hanno avuto un ruolo nella vicenda.

Spedito e corretto il rapporto della Commissione con il Governo, che aveva corrisposto nelle Commissioni di merito soprattutto con gli interventi ispirati a serietà e rigore del ministro Carli - all'ansia del Parlamento, profondamente turbato dalla vicenda di Atlanta. Tale vicenda per le sue proporzioni e per le sue conseguenze non solo offuscava l'immagine del primo istituto di credito della quinta potenza industriale del mondo, ma esponeva a rischio l'intero sistema bancario del paese, proprio nel momento nel quale si avviava la riflessione su decisive riforme di struttura, alla vigilia delle imminenti liberalizzazioni europee.

Gruppi politici - di diversa collocazione - avevano manifestato la disponibilità a concorrere al disegno del Governo per una nuova e più moderna disciplina delle istituzioni bancarie, ma esigevano, con gli strumenti propri del sistema parlamentare, di pervenire alla conoscenza dei fatti. La stessa proposta di inchiesta esprimeva questa necessità, anche se, e giustamente, si volle in sede parlamentare, più che riflettere sull'opportunità dell'indagine, evitare, nel momento più delicato per la BNL, iniziative che in qualche modo ne potessero compromettere ulteriormente l'immagine.

Per questo l'approdo ad una Commissione speciale, che accertasse preventivamente l'esistenza dei presupposti per l'istituzione di una Commissione d'inchiesta si è rivelata una scelta ad un tempo prudente e tempestiva.

Infatti, proprio il Governo - con l'esposizione del ministro Carli alla Commissione il 20 maggio 1990 - indicava un percorso alla Commissione speciale, sia pure con una argomentazione così stringata da rendere ardua l'interpretazione.

Le successive audizioni, al di là forse della volontà degli interlocutori, autorevoli e dotati di notevole professionalità, finivano per rendere sempre più tenue quelle tracce che, pur con una certa parsimonia, il ministro Carli aveva fornito alla Commissione. Pesava, come pensiamo pesi tuttora, una antica diffidenza nei confronti di inchieste, talvolta divenute più che occasioni di conoscenza e di controllo nel migliore stile parlamentare, strumenti di lotta politica.

La sensibilità del ministro Carli consentì - con la documentazione cospicua offerta alla Commissione - di scrutare meglio zone rimaste in ombra e di meglio comprendere meccanismi che, non solo per ragioni tecniche, restavano inesplicabili.

Regole di riservatezza, che vigono tra le autorità di vigilanza dei diversi paesi, hanno impedito alla Commissione di conoscere il rapporto della Fed, il quale secondo il ministro Carli non si discosta nelle conclusioni dal documento della Banca l'Italia, ma che era utile leggere per altre implicazioni, che uno scrupolo di doverosa cautela ci induce a non rendere esplicite.

Il Senato potrà, se lo ritiene, disporre - nelle forme previste - o porsi in condizioni di disporre, con altre fonti di prova, anche di questo documento, il cui senso è sintetizzato nella testimonianza della Federal Reserve Bank di Atlanta al Congresso del 16 ottobre 1990.

Le indagini negli U.S.A. hanno offerto, per il diretto contatto con i funzionari dell'istituto e con le diverse autorità dello Stato di Georgia e federali, una chiave di lettura, soprattutto, della relazione Carli, che ha costituito per la Commissione la guida di un percorso non certo facile.

Rilevava testualmente il ministro Carli:

"Gli accertamenti hanno consentito di ricostruire alcune delle tecniche operative utilizzate per occultare le irregolari operazioni. Esse si concretizzavano nella manipolazione di taluni conti, nella conservazione dei documenti amministrativi e contabili in luoghi diversi dagli uffici della banca, nella falsificazione di talune conferme richieste a corrispondenti in sede di controlli da parte dell'Internal Auditing di New York, nella sottrazione della raccolta ufficiale di altri documenti. Le modalità di registrazione delle operazioni irregolari lasciavano qualche traccia nella contabilità ufficiale della filiale e pertanto avrebbero potuto non sfuggire a più incisivi controlli interni, come rilevato anche dagli accertamenti condotti presso l'agenzia dalle autorità statunitensi, sui quali mi soffermerò più avanti. I numerosi espedienti ed artifici contabili diretti a mascherare le operazioni, ponevano il responsabile della filiale di Atlanta nelle condizioni di disporre di una incontrollata autonomia al di l

à dei limiti consentiti dalla disciplina operativa vigente in BNL: in tale situazione potevano essere perseguiti anche interessi non riconducibili a quelli della Banca Nazionale del Lavoro. E' significativo che, dall'analisi condotta sui movimenti che hanno interessato i "conti d'appoggio" utilizzati per la gestione dei rapporti con la Central Bank of Iraq e la Rafidain Bank - e su quelli riguardanti altri conti tra i quali spicca per la sua anomalia il conto intestato alla "Entrade", una società newyorkese con la quale il signor Drogoul potrebbe aver avuto convergenti interessi - risultano addebiti di cui non è stato ancora possibile chiarire del tutto natura e finalità.

In ordine al ruolo degli uffici centrali e di altre articolazioni organizzative di Bancoper nelle vicende occorse presso la filiale di Atlanta, dalle indagini ispettive di Vigilanza risultano elementi che confermano contatti tra il signor Drogoul e dipendenti addetti alla Direzione Centrale in relazione ad alcune delle operazioni, condotte dalla cennata agenzia, rivelatesi irregolari>>.

In particolare, sempre restando alla relazione del ministro Carli, le circostanze che gli ispettori hanno direttamente accertato sono le seguenti:

< altre imprese italiane che vantavano crediti contestati dall'Iraq, potessero rivalersi su detti depositi in via giudiziaria.

Gli ispettori hanno altresì rilevato che, con fax del 17 aprile 1989, successivo di pochi giorni alla firma del quarto "agreement" (8 aprile 1989) un funzionario addetto all'Area Finanza della Direzione Centrale trasmise al Signor Drogoul due memorie sul contenuto dei contratti stipulati tra la "Danieli" e il committente iracheno "State Enterprise for iron and steel", contratti in relazione ai quali effettivamente la Central Bank of Iraq chiese poi alla filiale di Atlanta l'emissione di lettere di credito a favore della "Danieli". Gli ispettori hanno rinvenuto inoltre un telex del 13 dicembre 1988, inviato dalla dipendenza della BNL di Hong Kong all'agenzia di Atlanta e, per conoscenza, alla menzionata Area Finanza nonché all'Area Nordamericana di New York, nel quale si fa riferimento a contatti intervenuti con la "Centrifugal Casting Machine Co. Inc." in merito alla possibilità di concedere prefinanziamenti sull'esportazione di cui alla lettera di credito n. 11756 di 26,3 milioni di dollari, confermata

dall'agenzia di Atlanta d'ordine della Central Bank of Iraq". Così, dunque, il ministro del tesoro.

 
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