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Cicciomessere Roberto - 8 febbraio 1991
(7) DOCUMENTO CONCLUSIVO D'INDAGINE DELLA COMMISSIONE SPECIALE SUL CASO DELLA FILIALE DI ATLANTA DELLA BANCA NAZIONALE DEL LAVORO
SENATO DELLA REPUBBLICA

7) Il procedimento di ricostruzione della vicenda nelle indagini della Commissione

Se questo è il panorama risultante dal versante USA, la ricostruzione della vicenda da parte della Commissione è passata attraverso tre fasi ben distinte, il cui sviluppo appare da un lato il risultato della tecnica di indagine della Commissione e dall'altro lato un aspetto intrinsecamente significativo nel percorso di una valutazione globale delle responsabilità relative rispettivamente ai meccanismi dell'attività fraudolenta, ai controlli della stessa, o alla sua ricostruzione.

La prima fase è costituita dalle dichiarazioni e dalle memorie sottoposte alla Commissione dal Ministro del tesoro, dagli organi direttivi della Banca d'Italia e dai nuovi vertici della Banca Nazionale del Lavoro.

Il quadro che ne emerge complessivamente è quello di una frode perpetrata da tutto il gruppo operativo del personale della filiale di Atlanta, al seguito del direttore della stessa e del suo vice, architettata in modo estremamente ingegnoso e tale da vanificare le ordinarie possibilità di controllo di revisori interni ed esterni.

La frode sarebbe stata agevolata nel caso specifico da una situazione generalizzata di confusione, quanto meno transitoria, del sistema organizzativo e amministrativo della Banca, nonché dalla natura stessa di una contabilità computerizzata tale da consentire la costruzione di una gestione clandestina parallela a quella ufficiale dei conti di Atlanta e da sfuggire, nonché alla verifica, alla cognizione stessa da parte dei revisori. Al computer - come in occasione del crollo della borsa nel 1987 - è attribuito un ruolo, che francamente ci sembra esagerato.

Peraltro, alcuni accenni da parte degli organi di vigilanza della Banca d'Italia e del Presidente della BNL (specificamente in una memoria integrativa predisposta dal nuovo Presidente Cantoni su richiesta della Commissione) si riferivano all'esistenza di conti - in particolare del conto Entrade - rivelatori di anomalie, e più in generale, le indicazioni del ministro Carli facevano esplicito richiamo all'esistenza di tracce nella contabilità ufficiale nonché di attività coordinate tra Atlanta e la Direzione Centrale, che avrebbero ovviamente potuto consentire a controlli più diligenti di superare il fossato tra contabilità ufficiale e contabilità parallela ad Atlanta.

A fronte della sottolineatura dell'esistenza di una serie rimarchevole di organismi preposti al controllo, in parte sovrapposti gli uni agli altri, interni ed esterni alla Banca, italiani e americani, statali e federali, la Commissione non poteva non tenere conto sin dal primo momento della discutibile, ma comprensibile preoccupazione di tutti i soggetti coinvolti (nella struttura BNL e nei vari organismi di vigilanza, non solo italiani) di giustificare o minimizzare ogni possibile elemento di negligenza o di colpa nell'adempimento dei propri compiti istituzionali.

Questi atteggiamenti di giustificazione o minimizzazione hanno avuto la conseguenza di rendere oggettivamente più difficile una valutazione serena del grado di effettiva impermeabilizzazione della frode rispetto alle possibilità di un intervento rivelatore, preventivo o successivo, eseguito con l'ordinaria diligenza.

Una seconda preoccupazione, di per sé legittima, in quanto rivolta a tutelare l'immagine e la posizione amministrativa e processuale della Banca negli Stati Uniti, ma con articolazioni eccessive ed effetti distorsivi sul dialogo con la Commissione e più in generale sull'acclaramento di responsabilità pur sempre individuali (e non certo della Banca come istituzione, in quanto tale vittima essa stessa della frode), finiva per condizionare con zelo malinteso la ricostruzione della vicenda presentata alla Commissione nella seconda fase.

In tale seconda fase, tutte le strutture dirigenziali attuali della BNL negli Stati Uniti, sia ad Atlanta che a New York, nonché taluni esponenti degli organi ispettivi, hanno descritto l'attività fraudolenta della filiale di Atlanta come integralmente contenuta in un compartimento stagno inaccessibile dall'esterno, in quanto attuata dai responsabili della filiale personalmente (e persino in sede domestica) attraverso terminali direttamente collegati con gli operatori terzi, con la manipolazione della contabilità ufficiale e l'istituzione di una contabilità nera, e senza riscontri cartolari se non clandestini.

Questa ricostruzione, deviante anche là dove rappresentativa di taluni dei meccanismi fraudolenti effettivamente posti in opera (da cui tuttavia non discendeva necessariamente l'impossibilità di qualsiasi verifica ispettiva), non appare peraltro idonea a neutralizzare le tracce di collegamenti esterni e le rilevate anomalie di taluni conti confermati nel corso delle indagini, e soprattutto non riflette affatto la ben diversa realtà di una documentazione cartolare massiccia, anzi completa (ancorché alterata nel suo significato apparente, con camuffamento del risvolto illecito), palesemente riflessa nella contabilità ufficiale.

La realtà dei fatti ha potuto essere acclarata dalla Commissione solo in una serie di accertamenti successivi con i vari organismi americani, e da ultimo riscontrata con la collaborazione degli attuali dirigenti della Banca a Roma.

In tale terza fase, infatti, la Commissione si poneva in grado di riferire ad una serie di elementi concreti, pazientemente raccolti e coordinati, quelle dichiarazioni delle personalità ascoltate nella prima fase che lasciavano aperta la porta all'individuazione - sia pure meramente indiziaria - di coinvolgimenti e collegamenti dei responsabili della filiale di Atlanta con altri soggetti ai diversi livelli della struttura bancaria.

Valgono al riguardo le considerazioni di cui al paragrafo successivo in ordine a ciò che i controlli non potevano non aver accertato, o quanto meno avrebbero dovuto accertare con l'ordinaria diligenza.

 
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