Milano 8.3.92PREMESSA - Ho appena finito di ascoltare (29.2.92), a RR, la conferenza stampa di presentazione della lista Pannella da parte di Nino Manfredi. Sono stati 75' di grande umanità, ilarità, ma soprattutto di grande politica (nel senso etimologico di scienza ed arte di ben governare la città, lo Stato, i problemi del nostro tempo, a partire dalla propria dimensione individuale, dalla propria storia). E quando Manfredi ci viene a dire che quanto più il potere cieco che ci sgoverna (in questo caso rappresentato dal cingolato - Rai) lo blandiva e lo ricattava (niente film, niente spot) e tanto più la sua natura contadina e ciociara gli confermava la giustezza della scelta che stava maturando, mette a nudo e disvela l'insopportabilità e la stupidità del potere partitocratico così come è vissuta da ogni cittadino, schiacciato dalla proteiforme tentacolarità di un potere che non può che essere tracotante e ricattatorio proprio perché impotente, incapace di decidere, di scegliere. Ecco allora che l'accettazione di cand
idatura di Nino Manfredi diventa simbolo e crepa nel muro di Berlino partitocratico.
Postilla del 7.3.92 - Anche se i fatti sono andati diversamente da quanto il mio iniziale ottimismo lasciasse sperare, il ripensamento di Manfredi potrebbe essere sintomo puntuale di una generale situazione di panico che trova molto spesso l'individuo solo e disarmato.
Nella lettera di convocazione di questa assemblea avanzavo alcune riflessioni che voglio riprendere in questa premessa per iniziare un percorso di discussione che mi auguro proficuo per tutti quelli che hanno deciso di partecipare a questa assemblea.
Prima riflessione: se le campagne elettorali dell' 89 (europee) e '90 (amministrative) hanno disperso al vento le potenzialità organizzative della nostra Associazione , la campagna referendaria appena conclusa ha arricchito di molto tali potenzialità.
Seconda riflessione: il 1991 è stato l'anno dell'embrione di un soggetto politico transnazionale. Uso il termine 'embrione' in modo pertinente perché ognuno di voi sa che l'embrione umano è la summa della filogenesi (contiene proprio tutto: pesce, mammiferi inferiori, ecc), e così è anche nel nostro caso (racchiuso emblematicamente nella parabola Iraq-Croazia). Ci sono due punti solidi: il CF (che vede 80 membri non italiani su 110 in rappresentanza di 54 diversi partiti nazionali) e i quattro numeri del 'Partito nuovo' stampati in venti lingue e spediti a quarantamila eletti di mezzo mondo (poi c'è Agorà ma non so bene che ruolo sta svolgendo all'interno di tale progetto). Questi due punti solidi non sappiamo dove piantarli, perché il mancato raggiungimento dell'obiettivo dei cinquantamila iscritti trasforma il terreno politico in una sterminata landa di sabbie mobili.
Terza riflessione: le elezioni come droga per rimuovere la "paura di perdita della propria presenza", come momento magico e primitivo che cerca di riempire il grande vuoto generato da quella paura (rivisitazione pasoliniana di E. De Martino).
Per rispondere a queste tre riflessioni cerco di impostare un ragionamento diviso in quattro parti e che può essere considerato il 2 capitolo dell'opuscolo che conoscete (CHI SIAMO, DA DOVE VENIAMO, ecc) con una particolare attenzione al DOVE STIAMO ANDANDO. Mi scuso in anticipo per non essere riuscito ad impostare un gran ragionamento, (vi posso garantire che un anno di Consiglio Regionale rimbambirebbe anche l'eventuale saggio della montagna); vorrei però sgombrare il campo dalle accuse che mi sono state rivolte la volta scorsa (psicologismo di seconda categoria, scientismo mal digerito, ecc) perché ritengo di dover far fiducia alla mia intuizione, secondo la quale il modello euristico che sto proponendo e riproponendo da un po' di tempo possa essere di qualche utilità per chiunque creda nell'inderogabilità della costruzione del soggetto transnazionale. Perché, se per esempio, io leggo sull'apertura del numero 5 del 'Partito nuovo' le seguenti frasi: "Il nuovo ordine democratico del mondo sembra divenire i
llusione sempre più lontana. Mentre incalzano ovunque il fantasma delle antiche tragedie, un disordine barbaro e distruttivo. Nelle coscienze e nella società. Ci diamo il compito di riflettere e di agire; ecc., ecc.", ebbene, io mi rendo conto che le tradizionali categorie della politica sono a dir poco inadeguate e che bisogna percorrere altre strade.
1. SCIENZA E COSCIENZA
Jung inizia il prologo della sua autobiografia con le seguenti sconcertanti frasi: "la mia vita é la storia di un'autorealizzazione dell'incoscio. Tutto ciò che si trova nel profondo dell'inconscio tende a manifestarsi al di fuori, e la personalità, a sua volta, desidera evolversi oltre i suoi fattori inconsci, che la condizionano, e sperimentano se stessa, come totalità."
Poiché ritengo queste due proposizioni molto importanti, compio un passo successivo riferendomi alla teoria dei tipi (sempre di Jung) che distingue due grandi classi di individui: gli introversi e gli estroversi (a seconda del loro rapporto rispettivamente negativo o positivo con l'oggetto), queste due grandi classi vengono ulteriormente suddivise in quattro sottoclassi a seconda della predominanza (nelle decisioni comportamentali) della sensazione, del pensiero, del sentimento, e dell'intuizione. Ecco come Jung stesso sintetizza questi quattro fattori: "la sensazione capta gli avvenimenti che hanno luogo intorno a noi, il pensiero ci permette di comprendere il loro significato, il sentimento ci rivela il loro valore e l'intuizione infine ci indica l'origine e lo scopo delle possibilità nascoste negli avvenimenti." La tragedia di ciascun individuo deriva dal fatto di privilegiare una funzione a scapito delle altre.
Passiamo adesso all'epistemologia genetica che si occupa, secondo le parole di Piaget "della formazione" e del significato della conoscenza e dei mezzi attraverso i quali la mente umana passa da un livello di conoscenza inferiore ad uno giudicato superiore (...). La natura di questi passaggi che sono storici, psicologici e talvolta anche biologici, é un problema reale. L'ipotesi fondamentale della epistemologia genetica é che ci sia un parallelismo tra il progresso compiuto nell'organizzazione razionale e logica della conoscenza e i corrispettivi processi psicologici formativi." Ecco come Piaget suddivide i diversi periodi di sviluppo:
1) Periodo senso-motorio (dalla nascita ai due anni)
L'individuo passa da un livello neonatale, di puro riflesso, caratterizzato dalla completa assenza di differenziazione sé - mondo, ad una organizzazione relativamente coerente che lo rende capace di azioni senso-motorie entro i suoi ristretti limiti ambientali. Nell'ultimo stadio di questo periodo viene stabilita la permanenza dell'oggetto.
2) Periodo pre-operazionale (dai due ai sette anni)
Il bambino comincia a distinguere tra significanti e significati. Il pensiero é sincretico, egocentrico, centralizzato. Dai quattro ai sette anni il pensiero é intuitivo. Un aspetto critico del pensiero in questo periodo é la sua irreversibilità (e cioé l'incapacità a considerare una serie di operazioni inverse che possono reinstaurare una situazione originaria). Esperimenti classici di Piaget sono quelli di versare la stessa quantità di acqua in due recipienti diversi e l'incapacità del ragazzo a capire il fenomeno della conservazione.
3)Periodo delle operazioni concrete (dai sette agli undici anni)
Viene gradualmente conquistata la capacità di spiegare la reversibilità, di decentrare, di assumere il punto di vista altrui e di concettualizzare le relazioni di classe.
4) Periodo delle operazioni formali (dagli undici ai quindici anni)
L'individuo comprende che la realtà é solo una serie di infinite possibilità. Il ragionamento dell'adolescente é ipotetico deduttivo.
Mi fermo qui in quanto a contributo teoretico. Certo se qualcuno di voi avrà seguito il filo del ragionamento si sarà reso conto dell'importanza della metodologia junghiana e piagettiana applicate al processo di trasformazione transnazionale, perché questo progetto riesca a sviluppare al massimo le sue potenzialità bloccando sul nascere i rischi di implosione che pure sono presenti.
In soldoni se il confliggere dei diversi tipi psicologici ha impedito a qualsiasi organizzazione politica -ricompattata sul mero interesse di bottega- a superare il secondo stadio (anzi, nell'ex-URSS e nell'ex-Jugoslavia si sta regredendo addirittura al primo) un soggetto politico transnazionale può -utilizzando le potenzialità delle differenze- raggiungere il terzo e quarto stadio...
2. TRANSNAZIONALE PERCHE'
Sulla tessera radicale del '91 c'è questa specie di litania: nonviolento - gandhiano, transnazionale, transpartito, democratico, ambientalista, ecologista, democratico - federalista, laico, liberaldemocratico, liberalsocialista, antiautoritario, libertario, anticlericale, antimilitarista, antiproibizionista, antipartitocratico, federalista - europeo. Il PR si propone come sintesi compiuta di tutte quelle persone che fanno riferimento a quei principi a quelle lotte. ma sullo specifico fronta elettorale italiano mette in corsa tre liste con l'aggiunta di altri candidati "anche" radicali nei partiti tradizionali. E' una prima grave sconfitta nei confronti della partitocrazia. In primo luogo perchè si è costretti - se non come partito, come uomini di tale partito ad avvallare le peggiori elezioni truffa di questo dopo guerra; in secondo luogo perchè a questa scelta si è costretti per surrogare in qualche modo (atraverso le quote di retribuzione di eventuali parlamentyari) il fallimento dell'autofinanziamento d
el progetto transnazionale. Questa sconfitta può essere capovolta nel suo contrario solo ad una condizione: e cioé una cmpagna elewttorale come punto di partenza di una efficace campagna di iscrizione al PR, questo partito che - nella realtà italiana - è ormai divenuto l' unico momento organizzato di lotta internazionalista, dove sia gli obiettivi a medio termine (abolizione della pena di morte, antiproibizionismo, sterminio per fame, buco nell' ozono, seconda lingua veicolare, ecc;), che le modalità (nonviolenza, federalismo, democrazia uninominaliswtica) convergono tutte sull'obiettivo più generale della certezza del diritto internazionale, e quindi nella riforma sostanziale del ruolo dell'ONU.
3. LA QUADRATURA DEL CERCHIO
Dire: elezioni come punto di partenza di una efficace campagna di iscrizioni, poiché non sono, notoriamente, un cultore dell'aria fritta, significa qualcosa di più e di diverso delle due precedenti campagne elettorali. So però che è facile essere fraintesi o nel senso della banalizzazione, oppure nel senso della petizione di principio a buon mercato. Ma non è così. Con queste elezioni sono sul filo del rasoio due ipotesi: la presenza parlamentare radicale e il progetto radicale transnazionale. Ora chiediamoci con tutta sincerità: quale delle due ci importa per davvero? Voglio rendere però esplicita la risposta utilizzando un paradosso: ammettiamo, per un momento, di portare - con le diverse liste - sessanta radicali in parlamento, ma che, nel contempo, venga a terminare il percorso transnazionale: a che ci servirebbero quei parlamentari? O viceversa, ammettiamo di portare in parlamento due radicali (uno dei quali Pannella-Kerenskj) e di riuscire a rilanciare e rafforzare il progetto transnazionale, non riusc
irebbe forse centuplicato il peso specifico di quei due sciagurati? Stabilita per questa via la fondatezza di una elementare verità vediamo, nel concreto, cosa può essere fatto per appropriarsene. L'ipotesi di lavoro è molto semplice da enunciare ma difficile da realizzare ed è la seguente: poiché le promesse di voto sono promesse da marinaio, mentre ogni iscrizione è un atto serio e responsabile di sottoscrizione del progetto transnazionale (articolato negli elementi sopracitati) ogni candidato radicale dovrebbe impegnarsi a ricercare -durante il mese di campagna elettorale- un numero x di iscritti all'interno del proprio àmbito (da un minimo di uno ad un massimo di cento -si fà per dire!-). E' la quadratura del cerchio: e chi ha mai detto (a parte i matematici) che è impossibile?
4. LA CONFUSIONE REGNA SOVRANA: OVVERO UN SONAR PER SONDARE IL PANICO
Dalle interviste per strada di Dentamaro emerge un dato inconfutabile: mai, come oggi, la confusione regna sovrana. Operando una parafrasi sulla definizione di von Bulow (la politica è l'arte del possibile), Pannella, aggiungendo un verbo, (la politica è l'arte di creare il possibile) ha, nei fatti, messo a disposizione di tutti questo strumento prima elitario. Mi soocoorre ancora Jung. Quando nel 1954 gli fu chiesto se riteneva che sarebbe scoppiata una guerra atomica, lui rispose: "Ritengo che dipenda da quanti sono in grado di sopportare la tensione degli opposti dentro di sé. Se quelli in grado di farlo sono in numero sufficiente, penso che la situazione non presenterà fratture..." Allo stesso modo, nel 1933, durante una visita in Germania, mentre tutti osannavano il nazismo al potere come soluzione di tutti i problemi, lui ebbe modo di scrivere: "Il nazionalsocialismo è uno di quei fenomeni psicologici di massa, una di quelle irruzioni nell'inconscio collettivo, delle quali avevo continuato a parlare pe
r quasi vent'anni. Le forze impulsive di un movimento psicologico di massa sono essenzialmente archetipe. Ogni archetipo contiene l'infimo e il sommo, male e bene, ed è pertanto capace di produrre risultati diametralmente opposti. Per tale motivo, è impossibile stabilire fin dall'inizio se si rivelerà positivo o negativo. (...) Il compito del terapeuta è di trasporre nella realtà l'aspetto valido, vitale dell'archetipo (che prima o poi in ogni caso sarà integrato nella coscienza), in pari tempo ostacolandone, nei limiti del possibile, le tendenze dannose e perniciose. (...) Se un archetipo non viene trasposto consciamente nella realtà, non si ha nessuna garanzia che trovi attuazione nella sua forma favorevole, ma al contrario tanto maggiore è il pericolo di una regressione distruttiva, Si direbbe che la psiche sia dotata di coscienza appunto allo scopo di impedire che simili distruttive possibilità si verifichino."
Lo so che questi coriandoli di Jung rischiano, soprattutto ad un primo ascolto, di essere percepiti o come discorso troppo tecnico o addirittura come nonsensi, ma proprio perché li ritengo fondamentali nonsoltanto per il ragionamento che sto svolgendo, ma, in senso più generale, per ciascuno di noi, all'interno di quel particolare percorso che qualcuno chiama "ricerca di senso"o "scopo della vita", cerco ulteriormente di chiarire Jung attraverso Jung, con una sua riflessione solo apparentemente contraddittoria ma al contrario fortemente rigorosa. Lui dice: "I grandi eventi della storia mondiale sono a conti fatti di ben scarsa importamza. In ultima analisi, nella vita ciò che conta davvero è l'individuo. Soltanto questi fa la storia, soltanto in esso hanno inizialmente luogo le grandi trasformazioni, e l'intero futuro, l'intera storia del mondo, sostanzialmente derivano da un'enorme somma di queste fonti celate negli individui. Nelle nostre vite più private e soggettive, noi siamo non soltanto i testimoni p
assivi della nostra epoca, non soltanto coloro che la subiscono, ma anche i suoi artefici. Noi facciamo la nostra epoca." Ecco concluso il mio ragionamento. Voglio però chiudere il mio intervento con una pagina di storia. Il 25-26 marzo 1947 il PCI vota l'art.7 della Costituzione (quello che introduceva il Concordato fascista nel nostro ordinamento) poi, alcuni giorni dopo, se la prende col Partito d'Azione che aveva fatto l'impossibile per impedire quell'evento. Ecco cosa scrisse Piero Calamandrei: "L'On. Togliatti, in un articolo dedicato al Pdaz, ha espresso l'opinione che la fondamentale debolezza di questi "ultimi mohicani" consista nella mancanza del "senso delle cose reali, che dovrebbe invece essere ed è la qualità prima di chi vuole impostare e dirigere un'azione politica". Ma quali sono le "cose reali"? Qualcuno pensa che anche certe forze sentimentali e morali, che hanno sempre diretto e sempre dirigeranno gli atti degli uomini migliori, come potrebbe essere la lealtà, la fedeltà a certi principi,
la coerenza, il rispetto della parola data e così via, siano "cose reali" di cui il politico deve tenere conto, se non vuole, a lunga scadenza, ingannarsi nei suoi calcoli."