Da laico quale sono, e quindi assertore di una libera Chiesa in un libero Stato (possibilmente senza Concordati), devo dire che l'atto di accusa di Sforza contro l'anticlericalismo mi lascia molto perplesso.A dire la verità, credo che Sforza, col suo "si stava meglio quando si stava peggio", ci stia prendendo in giro, e non abbia voluto fare altro che una provocazione. Mi tengo per me questo dubbio e faccio finta di nulla: lo prendo sul serio e rispondo di conseguenza.
Dal punto di vista metodologico Sforza mi pare un po' incline al semplicismo e allo schematismo, e ritengo che la materia non lo meriti. Questo in generale: più specificamente, un ateo confesso come Sforza dovrebbe riflettere sul fatto che i principi etici ai quali lui fa riferimento sono fondati in modo trascendente: se elimina questo fondamento non vedo perché la Chiesa dovrebbe essere più affidabile della Lega delle Cooperative e Mutue. Tanto più che i finanzieri di scuola clericale non mi paiono più attrezzati, tecnicamente e moralmente, di quelli di scuola borghese, Marcinkus docet.
Dal punto di vista storico, la sua analisi è a dir poco fantasiosa ed è confutabile senza fatica da chiunque abbia fatto non dico studi profondi, ma anche un semplice esame di storia economica moderna e contemporanea. Opinioni infondate, ma non per questo prive, come specificherò in seguito, di prestigiosi antenati.
E' quanto meno incauto, ad esempio, indentificare un complesso fenomeno culturale come l'anticlericalismo con il solo processo di espropriazione dei beni ecclesiali: tanto più che l'anticlericalismo è fenomeno ben più antico dell'Unità d'Italia e anche della Rivoluzione francese.
Altrettanto privo di fondamento è proporre gli usi medioevali come modello di efficiente gestione economica, oppure ancora individuare un unico campo ed un'unica matrice"anti-clericale", e a me non pare proprio che l'Italia post-unitaria si sia distinta in furore antireligioso, anzi, mi pare vero il contrario.
Per non parlare poi (siamo nel grottesco) della Democrazia cristiana figlia dell'anticlericalismo risorgimentale, o dell'"alleanza tra chiesa e poveri", che se è mai stata stipulata, deve essere avvenuto sicuramente all'insaputa di entrambi i contraenti: che la prima non evitò mai di sfruttare i secondi come facevano gli altri latifondisti. Questa chiesa "integralmente buona" e questi borghesi "integralmente cattivi" sono esseri mitologici e non creature reali.
Comunque Sforza ha, come dicevo, degli antenati prestigiosi nei pensatori antimoderni, antiborghesi, antipopolari e reazionari della restaurazione francese ed europea, come de Maistre, Burke, o Mueller.
Quest'ultimo, ad esempio, scriveva cose che fanno da corollario al pensiero di Sforza: "La storia della Rivoluzione francese costituisce una prova, dispiegantesi ininterrottamente lungo trent'anni, della verità dell'asserzione che l'uomo, agendo sulla sola base di se stesso e senza religione, è incapace di spezzare le catene che lo opprimono senza, ciò facendo, piombare in una schiavitù ancora più profonda".
Mueller e Sforza hanno nostalgia per i bei tempi in cui i borghesi ed il popolo stavano al posto loro ed accettavano l'elemosina che la parrocchia gentilmente elargiva: i bei tempi in cui il signore feudale amministrava alta e bassa giustizia.
Io, che sono un inguaribile progressista, invece no: e preferisco una chiesa che amministra le anime dei credenti ed uno stato che fa del suo meglio per governare i cittadini con il loro consenso. L'una e l'altra funzione in una nazione moderna mi paiono già abbastanza difficili per non dover mischiare le cose in strani intrecci.