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Conferenza Partito radicale
Partito Radicale Angiolo - 29 marzo 1992
ANTICLERICALISMO, PERCHE' NO?

Agli inizi degli anni sessanta, alcuni giovani sprovveduti si erano arroccati in un appartamento di via XXIV Maggio per tentare di tenere in piedi un partito ormai defunto, il partito radicale. Su due punti essi tenevano, fermo contro lo spappolamento della vecchia classe dirigente: l'anticlericalismo e l'antimilitarismo.

Sull'uno come sull'altro punto dovettero vedersela con diffidenze e sarcasmi. Contro di loro - e limitiamoci per ora all'anticlericalismo - vennero rovesciate mille critiche, molte delle quali sento riecheggiare pari pari nell'intervento di F.Sforza (n.1364, credo). "Anticlericali: dunque efferati borghesi..." A rivolgerci quelle critiche erano, insieme, clericali e...comunisti. Sì, esponenti autorevoli del PCI, che ci guardavano con malcelata superiorità, perché riesumavamo il "vieto" aggettivo - anticlericale - che essi ritenevano essere eredità di quei borghesi che dietro a quella parola, avevano fatto - appunto - i loro sporchi interessi, pappandosi la manomorta e sottraendo la povera gente alla protezione della chiesa per farne "merce di scambio" e "pura" forza lavoro, senz'anima, naturalmente. Erano contro di noi anche i laici exradicali. Ricordo un numero de "L'Astrolabio", il settimanale allora diretto da Piccardi (tipico laico...) che aveva in copertina un disegno satirico di Siné, col diavolo, ec

c., e che era tutto impostato a confutare la tesi (radicale...) che si potesse oggi - allora - essere ancora "anticlericali". Macché! Era la risposta di quegli autentici borghesi (borghesi, certo, e con molta classe che magari noi gli invidiavamo...). Macché anticlericali! Che puzza di rancido! Quel che è necessario, moderno, liberale, distinto (nel senso che era molto "in", molto "bonton") è essere "laici". Laico, cioé appunto - caro Sforza - ateo, noncredente...per far parte di quel ceto disinibito, disinvolto e "intelligente" che non crede nelle leggende sul prepuzio di Cristo custodito come reliquia in almeno una diecina di chiese tra Roma e il Lazio, ma solo in quello che i suoi scettici occhi gli mettono sotto il naso...

Noi, i pochi radicali superstiti, ci incaponimmo: no, noi non siamo "laici". Tra di noi ci sono, anzi, dei "credenti", alcuni dei quali (Pannella) lettori della rivista "Esprit", dove per la prima volta io potei leggere l'espressione:"per essere davvero credenti occorre essere anticlericali". Una espressione che voleva dire che il credente deve ogni giorno fare uno sforzo per rendere non-clericale la propria fede, "rovesciare", almeno per un giorno o per un'ora, l'Istituzionela quale pretende di "mediare" in modo assoluto il rapporto di fede tra il singolo e Dio. Magari, quei cattolici di "Esprit" avevano letto Karl Barth e Kierkegaard ( anch'io li avevo letti, comunque...), e forse pensavano un po' al Lutero che solo il secondo Concilio vaticano doveva, ma dopo, riabilitare con tutto il suo anticlericalismo. Su questa strada incontravamo allora i soli cattolici che con Wladimiro Dorigo a Venezia facevano la rivista "Questitalia" (che dovrebbe essere riletta, riproposta...) con le nostre stesse idee (ricordo

un bel numero unico sul "Concordato", molto bello!). Bella compagnia, vi assicuro, ma come rischiosa!

Quegli anticlericali misero su un partito che si definì, orgogliosamente "partito di credenti e non-credenti", e difatto ne vide molti, nelle sue file, di credenti-anticlericali, e credenti proprio perché anticlericali...e conquistò, in tal modo e con quella compagnia, il divorzio: facendo probabilmente tramontare in Italia quell'orrendo clericalismo postfascista che certo Sforza non ha conosciuto e che oggi può apparire impossibile e incredibile, ma che allora c'era, e faceva sì che le elezioni venissero orientate - caro Sforza - con le Madonne che ruotano gli occhi e piacevolezze del genere.

E per ora basta, non diventerò pedante. Ma, caro Sforza: Anticlericale? Perché no?

 
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