Dunque, mettiamoci un po' di ordine.Il fatto che il mio intervento abbia richiamato a Bandinelli certi suoi ricordi mi può far piacere ma non posso in nessun modo recepirlo come critica. E mi permetto di ossevare che non è corretto controbattere un argomento dicendo che, oltre a chi lo ha addotto, lo usavano anche lo Strangolatore del Vecchio Mulino e i Farabutti del Biancofiore. Quindi lascio volentieri a Bandinelli la sua autobiografia, con tutti i "tipici laici" e i "puzza di rancido".
Raccolgo invece quanto mi pare ci sia di interessante nella precisazione del contenuto della parola "anticlericalismo", e di quella, apparentemente simmetrica, "clericalismo". Mi pare che si riferiscano a cose diverse e che la confusione non giovi. Capisco benissimo il discorso degli occhi roteanti delle Madonne. Però combattere i bigotti, e sopratutto i bigotti in malafede è altra cosa dal mettersi sul cappello la bandiera dell' "antibigottoinmalafede". Tendenzialmente, io vorrei i bacarozzi non esistessero. La mia vita si struttura su valori ben diversi dai loro. Se la loro molesta esistenza arriva a danneggiarmi, li combatto senza però dar loro tanta importanza da definire me tesso attraverso la loro negazione.
Sembra un po' complicato ma non lo è tanto. Per esempio, l'"antiproibizionismo", di per sé, è una cosa semplice, un "dire di sì" alle cose. Questa semplicità la sua grande possibilità di successo. Ma finora non si è trovata una parola altrettanto semplice, e usiamo la negazione di una negazione, col risultato che molta gente non capisce bene di che si tratta, e pensa che si voglia vendere l'eroina coi lecca-lecca. Forse farò sorridere qualcuno, ma devo dire che la parola "antiproibizionismo" è oltretutto proprio brutta, troppo lunga e troppo piena di consonanti. Se io fossi un proibizionista in malafede ci godrei da matti a costringere i miei avversari a sputare ogni volta che devono presentarsi. E' di malaugurio.
Il mio discorso mirava a riconoscere la forma presa in Italia dalla rivoluzione borghese. I miei riferimenti sono Sade, in particolare La Filosofia nel Boudoir, e alcuni testi da esso derivati che ho già citato più volte su Agorà. Stringatamente, il discorso porta alla rigorosa dimostrazione che i casi Chiesa (un esempio recente) non sono "devianze" casuali, ma risultati del tutto logici dell'ordinamento democratico. La democrazia genera logicamente l'efferatezza, se non ci si vuole cullare nell'illusione del "buon selvaggio", che non è altro che un ricordo parziale della propria infanzia attraverso gli occhi dei genitori. Sono convinto anch'io che la democrazia sia il migliore dei sistemi possibili, ma proprio per questo è il più difficile da gestire. Come, non so, e sono felice di non saperlo. Vuol dire che debbo discuterne.
Il titolo è una citazione a memoria di Kafka.