Definisce il Battaglia:
Movimento volto a contrastare la rigida osservanza, in materia
sociale e politica, delle direttive della chiesa.
"...l'avversione non era al cattolicesimo ma al clericalismo, al
nero clericalismo" (Bacchelli, i-III-751 1860).
Da che mondo e' mondo, fin dai primordi della societa' umana,
potere spirituale e potere temporale sono sempre andati a
braccetto all'interno di delicati e complessi equilibri volti in
genere, a spartirsi le ricchezze e le forze del popolo.
Non a caso, financo nelle tribu' piu' primitive, il potere si
manifesta in forma essenzialmente diarchica sotto forma di un
capo-tribu' e di uno sciamano.
Diverse sono le forme di deterrente impiegate, analoghi gli scopi.
La semplice opzione per uno o l'altro di questi poteri non
comporta quindi, di per se, necessariamente prospettive piu' rosee.
Per tornare all'oggetto del presente messaggio sono rimasto
piacevolmente sorpreso dall'intervento di Sforza, della stessa
forma di piacere che provo quando, nelle fiere antiquarie che si
tengono qua e la per l'italia ritrovo vecchi santini
ottocenteschi con le trine di carta ancora intatte ed i volti
dei personaggi ispirati ad una sconcertante ingenuita'.
Prima o poi, la polvere che si libera dalle vecchie carte mi
strappa qualche starnuto, ma e' un prezzo che pago volentieri :-)
Che il clero costituisse uno dei pilastri, e non certo il minore,
dell'"ancien regime" credo nessuno possa contestarlo.
Mi appare altresi' evidente come lungi dal costituire un "punto
di rifugio" per i poveri, il clero si sia sempre distinto per lo
spirito codino ed opportunista con cui si e' alleato con il
Potere, spesso attraverso scellerati patti con i dittatori piu'
sanguinarii. Purche' "cattolici".
Amena l'immagine di un clero meschino e vendicativo che nega
"uno dei pochi punti di riferimento civile" a poveri e
diseredati solo perche' la breccia di Porta Pia aveva posto fine
al potere locale del papato per estenderlo, col tempo,
all'intera neonata italia.
In questo senso, Francesco ha ragione:
Liberato il papa dal ricordo di scomodi roghi e dall'esigenza di
comminare contraddittorie esecuzioni capitali arroccato nella
fortezza spirituale di Castel S.Angelo, "espropriatolo" di beni
e fondi, peraltro gia' patrimonio comune (cfr.
Sforza-Anticlericalismo), gli veniva offerta su un piatto
d'argento la possibilita' concreta di tirare meglio i fili della
politica e dell'economia nazionale.
Di cio', infatti, la dc gliene e' e sara' perennemente grata.
Molti dei suoi esponenti di maggior spicco sono infatti dotati
di un eccellente senso dello stato. Vaticano.
Dello stato pontificio rimangono pero' i danni, danni che non si
constatano in regioni amministrate da capi piu' illuminati.
Rimangono le proprieta' fondiarie ed immobiliari vaticane, le
banche cattoliche, lo IOR ed i Marcinkus.
Rimangono anche quelle chiese, costruite a spese e danno di quei
"tanti e tanto poveri", di quei poveri mantenuti in condizioni
di indigente ignoranza appunto dalla lungimirante quanto
cinica politica pontificia.
Nessuno e' perfetto, temo...neppure i bersaglieri.
Ma, se invece di indulgere a fantasie post-khomeiniste,
l'autore, abbandonando quella che indubbiamente mi sembra una
ben architettata provocazione, avesse voluto esprimere la
semplice, banale constatazione che dopo la "caduta" dello stato
papalino altri travagli attendevano il popolo...mi avrebbe
trovato subito d'accordo.
Fu, infatti, proprio a causa di questi travagli che nacque il
Socialismo...
Migliore del papato?... peggiore?
Caduto il mito della Citta' di dio, rimane la speranza nella
Citta' degli Uomini.
La strada dell'Uomo e' fatta di tentativi, sconfitte, vittorie e
magari ancora sconfitte. L'importante e' non arrendersi. Mai.
Da leggere: I promessi Sposi di A.Manzoni.
giancarlo