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Conferenza Partito radicale
Terni Laura - 11 aprile 1992
A Giordano Falzoni:

Gesamideanoj,

Trovo che "l'idea" dell'esperanto e` ottima. Anzi, affascinante.

Ma se io prendessi la parola nel prossimo congresso iniziando il mio intervento con un bel "Gesamideanoj", dovrei spiegare a tutti il significato della parola, e cosi` facendo annullerei l'utilita` della scelta fatta. L'esperanto lo parlano in pochi, e sono persino pochi gli esperantisti che sanno esprimersi correntemente nella loro lingua. Cosa dovremmo fare? Metterci tutti a studiare l'esperanto? E poi? Parlare "tra di noi", senza farci capire da chi non ha voluto o saputo studiare la lingua-nuova? Impraticabile. Anche se pochi, tra di noi, come per miracolo, si mettessero a parlare un perfetto esperanto, credo che l' avvenimento non susciterebbe altro che mera curiosita` e insanabile incomunicabilita`.

Per la telematica, identico ragionamento.

Datevi da fare, Gesamideanoj esperantisti, ma non cercando di convincere noi, radicali. Dovete cercare di convincere la CEE, le "intellighenzie" internazionali, gli ambienti scolastici di tutto il mondo. Non noi. Noi (anzi i futuri radicali, nostri nipotini per intenderci) saremo sicuramente i primi a parlare esperanto quando la lingua sara` conosciuta da tutti. Ora sarebbe poco radicale usare un mezzo "d'elite" per comunicare le nostre idee. Poco radicale e poco pratico, soprattutto.

Ma non devo dirvi io come promuovere l'esperanto. Ho letto l'intervento 1404.

E con questo, grazie compagni esperantisti.

Io continuero`, per quel che mi riguarda, a chiamare i miei compagni "compagni". Non fosse che per tenere vivo un termine cosi` bello.

Laura

Ho risposto a Giordano che proponeva l'uso della parola "Samideano" al posto di Compagno.

Ma non solo a lui. Sono anni ormai che gli Esperantisti "propagandano" l'uso dell'esperanto in ambiente radicale.

(Anche se e` per convincerci della bonta` del mezzo, serve parlare "a noi"?)

 
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