Care compagne, cari compagni,
sono convinta che la nostra situazione, la situazione del Partito radicale, possa essere descritta in queste poche parole:
Sappiamo che la proposta del "partito trasnazionale" sarà prima o poi vincente - probabilmente con effetti ben superiori alla nostra stessa ambizione e immaginazione - , non sappiamo quando.
Lo sappiamo per le tante ragioni di cui abbiamo parlato fino alla noia nel corso di questi anni:
a):nessun serio problema della nostra vita, del nostro tempo può essere risolto nella dimensione nazionale (economia, ecologia, pace-guerra, sicurezza internazionale ...
b) le istituzioni sovranazionali che si vanno creando - l'Unione europea innanzitutto - rischiano di essere antidemocratiche perchè completamente consegnate e gestite dal solo potere esecutivo cioè dai governi senza che i cittadini ed i loro legittimi rappresentanti cioè i parlamentari insomma il potere legislativo partecipino nel pieno dei loro poteri al processo decisionale
c) ma rischiano anche di essere inefficaci se non vi saranno forze politiche trasnazionali capaci di stimolarle, di esercitare una forte azione di controllo e d'indirizzo...
A tutti questi motivi, più noti, almeno tra di noi, credo che se ne aggiungano altri: e mi riferisco alla CRISI, anche elettorale, dei partiti tradizionali e il DISTACCO dalla lotta politica, dalla speranza politica di vasti strati della popolazione a Roma come a Mosca, a Parigi come a New York, o a Ouagadougou..
A questo proposito non m'interessa qui fare analisi sociologiche o storiche ma solo rilevare un elemento - che non è naturalmente il solo - della crisi dei partiti soprattutto nelle società industrializzate, quelle che conosco meglio: la loro incapacità di proporre grandi speranze, grandi progetti in nome di grandi ideali.
Ormai sinistra e destra, laburisti e conservatori, repubblicani e democratici sono definizioni e sigle che non evocano nessuno scontro appassionante su grandi temi ma solo le diverse facce di una unica politica che solo i falsi scontri televisivi o gli scandali riescono ancora a vivacizzare.
In Italia da vent'anni, nonostante le decine di partiti e partitini, parliamo in effetti di monopartitismo imperfetto perché sulle scelte di fondo, sulle leggi da approvare, sulla spartizione del potere sono tutti d'accordo nonostante gli scontri verbali.
Ma questo VIRUS partitocratico ha raggiunto anche i paesi con più solide tradizioni democratiche e maggioritarie: l'Inghilterra, gli Stati Uniti, la Francia. Qualcuno si è stupito, il 9 aprile scorso, della vittoria, per la terza volta, del partito conservatore inglese e della crisi di quel sistema elettorale maggioritario che garantiva l'alternanza: credo invece che il sistema maggioritario da solo non possa garantire l'alternanza se i partiti non hanno forti caratteri distintivi e oggi le diversità fra Major e Kinnok sui grandi temi sono assolutamente insignificanti.
Lo stesso vale per il partito socialista di Mitterrand che non riesce più a stimolare il consenso, il coinvolgimento della gente. Se non ci fosse il cosiddetto pericolo Le Pen molti dei democratici non sarebbero neppure andati a votare.
A fronte di questo vuoto di politica dei partiti nazionali ecco che la domanda di politica della gente viene riempita dalle nuove formazioni nazionaliste, estremiste, localiste. Succede ormai dovunque, nei paesi usciti dal comunismo come pure in Germania, in Italia, in Francia.
Non ci troviamo solo davanti al riflesso cinico e pigro delle società ricche perché la stessa sfiducia nei partiti tradizionali lo riscontriamo in paesi dove bisogna ancora oggi lottare per la sopravvivenza. Basti ricordare ad esempio per quanto riguarda l'Africa, il Mali dove solo il 20% della popolazione è andata a votare sia per le elezioni politiche che in quelle Presidenziali, o il Burkina Faso dove l'anno scorso il 49% della popolazione è andata a votare sul referendum relativo alla approvazione della Nuova Costituzione e un anno dopo solo il 25% ha partecipato alle elezioni Presidenziali.
Sappiamo dunque, lo dicevo all'inizio, che solo un nuovo soggetto trasnazionale può restituire alla politica il suo ruolo e cioè la capacità di mobilitare l'opinione pubblica non genericamente sui grandi problemi del nostro tempo - dalla fame alla sicurezza, dall'inquinamento allo sviluppo della democrazia-.
ma sulle SOLUZIONI possibili di questi grandi problemi. Eppure queste soluzioni esistono ed anzi sono oggi più a portata di mano -
Voglio solo citare alcuni: sulla droga, sull'ambiente, sulla sicurezza, sull'emigrazione, sulla democrazia, sullo stesso diritto d'ingerenza ormai quelle proposte radicali che fino pochi anni fa sembravano follie oggi vengono raccolte e fatte proprie negli ambienti scientifici e politici più prestigiosi.
Sappiamo che solo un partito trasnazionale può essere veramente antagonista rispetto ai beceri e suicidi nazionalismi ma anche aspirare a governare la società del duemila. Sappiamo che solo un partito trasnazionale così come lo abbiamo concepito, con le ragionevoli e per questo sovversive risposte di cui è portatore, può restituire alla gente la voglia di lottare, di rischiare quello che ha per qualcosa di meglio, di più importante.
Non sappiamo invece quando le condizioni storiche, il caso, le nostre singole e collettive volontà o capacità consentiranno a poco più di quattromila persone - quanti sono oggi gli iscritti al Pr - di divenire consapevoli di tutto ciò.
Non sappiamo cioè se allora il Partito radicale ci sarà ancora per cogliere quell'occasione, quella contraddizione che potrebbe consentire di rendere percettibile quello che oggi è assolutamente invisibile grazie al conformismo dell'informazione e della cultura.
E non si tratta solo di esistenza formale del Partito radicale - in questo caso basterebbe "congelare" la sigla e le strutture in attesa di tempi migliori - ma di capacità e possibilità d'intervenire in quella ipotetica ma probabile coincidenza politica con tutta la nostra forza per far esplodere contraddizioni, per assicurare alle nostre ragioni la possibilità di essere valutate e scelte.
E' infatti già accaduto in altre occasioni della nostra storia che proprio quando le follie radicali venivano riconosciute dai più e perfino dalla classe politica come le più ragionevoli e profetiche soluzioni a determinati problemi, proprio allora il Partito radicale veniva linciato o rimosso dall'informazione per creare delle controfigure radicali che consentissero ai gruppi di potere di superare indenni la tempesta.
E' successo in Italia all'indomani della vittoria sul divorzio, dell'aborto, dell'obiezione di coscienza, delle battaglie antinucleari e ambientali con la nascita appunto dei femminismi, pacifismi, dei verdi puri e duri, di tutte quelle forze tra virgolette radicali che hanno consentito di superare i contenuti sovversivi e alternativi delle lotte radicali, con gli equivoci e le lusinghe tipiche del conformismo.
Può succedere anche con l'intuizione trasnazionale.
Questo per dire che nessuno qui può illudersi che sia possibile vivacchiare per altri anni aspettando Godot, il caso, la coincidenza politica.
Nessuno può illudersi che sia possibile congelare il partito e illudersi che nella occasione favorevole il popolo radicale possa uscire miracolosamente dalle catacombe per conquistare Roma.
Tutto questo deve essere preparato e costruito e soprattutto devono essere rimosse quelle condizioni che consentono la manipolazione del bene più prezioso della democrazia, il diritto all'informazione, il diritto a valutare le diverse opinioni che si confrontano.
Non c'è quindi scelta fra chiusura e rilancio. Qui, in questo congresso, siamo chiamati a valutare responsabilmente se esistono le condizioni per il rilancio del partito trasnazionale oppure se le risorse umane e finanziarie disponibili, se le condizioni politiche non ce lo consentono.
IL SERBATOIO ITALIANO O EUROPEO -crisi del medesimo-
Ma devo essere chiara anche su un altro punto: è questa una decisione difficile che non credo possa essere presa responsabilmente in quattro giorni di congresso. Molti di noi neppure si conoscono, moltissimi si sono iscritti da pochi mesi, la maggioranza avrà solo poche ore per leggere nella propria lingua i documenti predisposti. Dobbiamo innanzitutto fare i conti, proprio sulle cifre così abbondanti che ci ha fornito il tesoriere, per capire come può vivere un organismo internazionale come il Pr certamente senza i costi dell'ONU ma sicuramente con esigenze finanziarie di molto superiori a quelle di qualsiasi organizzazione politica nazionale delle stesse dimensioni.
IL SERBATOIO ITALIANO O ESUROPEO-crisi del medesimo-
Dobbiamo capire con quali nuove strutture di collegammento e di informazione rapida, con quali nuove regole potrebbe operare un organismo composto da persone che vivono a distante di migliaia di chilometri.
Dobbiamo dare risposte convincenti ai tanti quesiti che ci sono stati sottoposti in uno dei documenti che circolano in questo congresso, quello predisposto, su incarico di Sergio Stanzani, da Strik Lievers e Cicciomessere.
Dobbiamo disegnare scenari possibili di lotta politica definendo quelle battaglie su cui riteniamo possibile costruire convergenze e consensi più generali. Dobbiamo allora darci un tempo limitato ma consistente per fornire a tutti noi le migliori condizioni per scegliere e decidere.
Una ipotesi è quella di riconvocare un congresso straordinario a breve scadenza, diciamo cinque mesi, per prendere la decisione definitiva sul rilancio o lo scioglimento del Pr. Ma mi chiedo se sia ragionevole pensare di poter nominare oggi i nuovi organi del Pr, perdipiù con il vecchio statuto ormai inadeguato alla nuova situazione, - il segretario, il tesoriere, il consiglio federale, la giunta... - che in cinque mesi dovrebbero fornire quelle basi di discussione e scelta che prima evocavo: se, come deve essere, nuovi compagni possibilmente non italiani devono assumere le responsabilità di gestione del Pr, mi chiedo come potrebbero in pochi mesi prendere effettivo possesso del Pr e contestualmente produrre le basi per la discussione e la decisione del congresso straordinario.
La seconda ipotesi, quella di fermare il dibattito alla prima parte dell'ordine dei lavori per convocare a settembre una seconda sessione, congelando contestualmente gli organi esistenti, mi sembra più seria e praticabile.