Radicali.it - sito ufficiale di Radicali Italiani
Notizie Radicali, il giornale telematico di Radicali Italiani
cerca [dal 1999]


i testi dal 1955 al 1998

  RSS
dom 26 apr. 2026
[ cerca in archivio ] ARCHIVIO STORICO RADICALE
Conferenza Partito radicale
Radicale Partito - 7 maggio 1992
Lettera di Laurent Akoun, esponente del partito ivoriano dei lavoratori, detenuto dal 18 febbraio 1992, arrivata al partito radicale per il tramite della moglie Gisèle

Prigione di Abidjan, 20 marzo 1992

Caro amico,

ho ricevuto il tuo messaggio ieri, giovedì, da mia moglie, e mi affretto a darti mie notizie.

Sono stato arrestato martedì 18 febbraio 1992 a casa del mio compagno Francis Wodie, dove, insieme ad altri tre membri della direzione del Partito dei lavoratori, stavamo tenendo una riunione. Erano all'incirca le 4 e mezzo del pomeriggio, quando siamo stati raggiunti da altri due militanti del partito, che avevano avuto la notizia dell'arresto di Francis Wodie al campus universitario.

Verso le 17.30, due commissari, due luogotenenti e una dozzina di poliziotti, armati fino ai denti, forzavano la porta dell'appartamento di Francis, e ci intimavano di seguirli presso il gabinetto del ministro per la sicurezza interna, dove, secondo gli ufficiali, eravamo attesi per un "controllo d'identità".

Ma invece di accompagnarci al gabinetto del ministro, siamo stati trasferiti al "campo di Agloun", sotto sorveglianza della gendarmeria nazionale. Lì, abbiamo dovuto declinare le nostre generalità, poi siamo stati invitati a spogliarci dei nostri indumenti e delle scarpe, prima di essere gettati in una cella del posto di polizia dove un centinaio di democratici, molti sanguinanti, erano ammassati sulla nuda terra. Tra questi, abbiamo incontrato Laurent Gbagbo (Fronte ivoriano dei lavoratori) e René Degni-Segui (Lega ivoriana dei diritti dell'uomo).

In loro compagnia, abbiamo passato 72 ore di umiliazioni e vessazioni d'ogni sorta (ogni singolo poliziotto incaricato della nostra sorveglianza si faceva un dovere di farci subire il massimo dell'oltraggio). Queste 72 ore sono state un calvario, stipati come sardine (il caldo!), avendo nelle narici l'odore delle latrine, le mosche.

Il venerdì 21 febbraio, con altri 19 compagni siamo stati deferiti al tribunale di Abidjan, dove è stato convalidato il nostro arresto. Solo da quel momento abbiamo potuto passare una notte migliore delle altre, nel carcere di Yopougon.

Sotto l'accusa di essere "co-autori di danneggiamenti, incendio volontario e aggressioni", siamo stati avviati ad una procedura direttissima, per essere giudicati come in flagranza di reato. Il verdetto è stato pronunciato il 6 marzo 1992. 8 compagni sono stati rilasciati, 12 sono stati condannati:

- Laurent Akoun (arrestato in casa di Wodie);

- Kessié Raymond Koudou (arrestato in casa di Etté);

- Bruno Ophou Gnaoule (arrestato in casa di Wodie)

condannati a un anno di carcere, più 300.000 franchi ivoriani di multa;

- Laurent Gbagbo (arrestato nell'edificio della SOGEFIHA);

- René Degni-Segui (arrestato in casa di Etté);

- Louis Dacoury (arrestato davanti all'edificio della Sogefiha);

- Lucien Akret (arrestato insieme a Gbagbo);

- Michel Legre (arrestato insieme a Gbagbo);

- Mollé Mollé (arrestato in casa di Gbagbo);

- Coffy Ahibo (arrestato in casa di Etté);

- Obou Ouraga (costituitosi alla polizia che aveva preso in ostaggio sua moglie);

- Odette Likikouet (arrestato in casa di una amica)

condannati a due anni di carcere, più 300.000 franchi ivoriani di multa.

Dopo questo primo gruppo di venti, altri 126 democratici sono stati trasferiti dal campo di Agban alla prigione di Yopougon, lunedì 24 febbraio 1992. Tra questi 126, ci sono 10 minori (allievi e giovani lavoratori del settore detto informale). A tutt'oggi, solo 2 di loro sono stati giudicati con procedura d'urgenza, e condannati: Madame Gbagbo, a un anno e 300.000 franchi di multa, e Georges Coffy, 2 anni e 300.000 franchi.

I dossier degli altri 124 democratici sono stati trasmessi dal tribunale ad un giudice istruttore, il che significa un cambiamento della procedura. Non siamo più in flagrante delitto, ma in una pricedura di polizia correzionale, quando tutti siamo stati arrestati nele stesse condizioni di tempo e luogo. Andate un po' a capirci qualcosa!

Condizioni di detenzione: difficili. Dal 21 febbraio al 12 marzo 1992 non siamo stati autorizzati a comunicare con i nostri parenti e amici. Nessuna visita medica, nonostante che le condizioni igieniche fossero deplorabili. Una epidemia di colera ha decimato la popolazione carceraria appena due mesi fa, e la psicosi di una nuova epidemia tortura lo spirito dei pensionanti. Presenza continua di un distaccamento di commandos di gendarmeria nella cinta della prigione, ad appena tre metri dalle nostre celle. Questa presenza della gendarmeria raddoppia il personale di guardia del penitenziario, una cosa inspiegabile, dal momento che i pubblici poteri ci hanno descritto come volgari "teppisti".

Le visite di parenti e amici. E' la croce di tutti coloro (e in special modo le nostre spose) che desiderano farci visita. Per ottenere un "permesso di comunicare", i visitatori devono passare praticamente per tutti gli uffici del Palazzo di giustizia, e aspettare un'intera giornata, per sperare di ottenere questa autorizzazione. Ottenuto il documento, per i più fortunati, riuscire a passare attraverso le maglie del carcere è un'altra prova che non si supera senza l'aiuto sostanziale di bottiglie di vino da regalare ai padroni del luogo. Una volta dentro, la sala delle visite è una vera e propria corte dei miracoli, dove tutti i detenuti e i visitatori sono ammassati in un chiasso indescrivibile. Ti basterà sapere che la prigione, prevista per accogliere 1500 - 2000 detenuti, ne ospita attualmente più di 4000...

E la caccia ai democratici prosegue. La settimana scorsa, 5 studenti (tra cui una ragazza e uno studente delle superiori, minorenne) sono stati arrestati e trattenuti illegalmente presso la Direzione di Sorveglianza del Territorio per una settimana, prima di essere trasferiti al carcere di Yopougon.

Malgrado queste difficoltà, i miei compagni ed io siamo in buone condizioni di spirito, grazie alla solidarietà nazionale e internazionale. Siamo su di morale e organizzati per fronteggiare la situazione.

Mi piacerebbe, per terminare questa lettera, dire grazie ai militanti e ai responsabili del Partito radicale per le azioni che hanno intrapreso per far trionfare la democrazia e i democratici in Costa d'Avorio. Grazie a te, mio amico Gaoussou, anche se non abbiamo avuto molto tempo per vederci, l'ultima volta che sei venuto ad Abidjan.

Con amicizia,

Laurent Akoun

 
Argomenti correlati:
stampa questo documento invia questa pagina per mail