Giustamente Trugenberger ricorda che, non vi é nessuna scappatoia scientifica o filosofica la quale consenta di eludere la possibilitàdella presenza dell'Uomo sin dal concepimento. Non sapendo cosa sia un Uomo (chi lo sa ?) dobbiamo ammettere la possibilità che esso sia presente sin dal momento della fecondazione. Altrettanto giusto, quindi, equiparare la soppressione del feto, a qualunque stadio, all'omicidio. É altresì vero, che l'omicidio può apparire il male minore, ma sempre sul piano individuale, come ancora dice Trugenberger. Mai sul piano sociale. Ma é solo fin qui che lo seguo.
Dove la mia via si separa dalla sua é anzitutto nella valutazione della necessità individuale. Perché se di omicidio si tratta, allora, l'unica necessità di pari dignità é quella della legittima difesa. Che nel caso dell'aborto implica una legittimità della interruzione della gravidanza solo e soltanto quando la vita della gestante sia in pericolo. Un pericolo fisico letale, non un qualsiasi disagio psico-fisico.
Dove inoltre dissento da lui é sulla genesi di quel che egli chiama patto sociale. Che per me altro non é se non l'equilibrio a fronte della naturale legge del più forte. Un vincolo di convenienza, che i Greci ben conoscevano e sintetizzavano nel detto "un uomo forte, può sempre incontrarne uno più forte di lui". Ma potremmo anche rifarci a Schopenauer ed in suoi porcospini. Alla base di questo vincolo vi é sempre, dunque, una tutela di interessi che convengono e convergono. I diritti. E siccome il primo fra tutti i diritti che il vincolo cerca di tutelare é quello alla vita, premessa di tutti gli altri, proprio l'inclusione dell'aborto nella categoria "omicidio" mette in evidenza come la scelta di una interruzione della gravidanza sia un fatto di rilievo sociale, non personale. Di personale può esservi solo la legittimazione in base al principio della difesa di un'altra vita. Ma in quanti casi aviene ciò veramente ? Una minoranza davvero esigua, difronte alla massa di aborti per ragioni le più disparate e
niente aventi a che fare con la sopravvivenza della gestante.
Ne consegue che, l'aborto, quando lo si equpara all'omicidio, deve essere trattato come omicidio. Non si lascia al singolo la facoltà di uccidere. Il patto sociale é proprio questo: tutelare chi non é in grado di autotutelarsi. Per l'omicidio di un nato vi sono punizioni, vi é la coercizione. Altrettanto, quindi, deve esservi per l'aborto. Ovviamente, il discorso cade se si disconosce al feto dignità di Uomo. Ma non esiste un modo razionale e convincente per farlo, come Trugenberger riconosce. Per tale ragione, la posizione di compromesso di Trugenberger mi sembra contradditoria, e mi ricorda uno Uadi che parte brillando sotto il sole e finisce per perdersi fra le sabbie del deserto. Inaridito prima di giungere alla meta.
E veniamo alla posizione del PR. Perché un "obiettivo" ed una "posizione" sono, nella sostanza della politica, la stessa cosa. Senza obiettivi non vi sono posizioni. Inutile negare, quindi, che le seconde non vi siano, se i primi ci sono. Il PR condanna l'omicidio. Non esiste tuttavia nessuna affermazione da parte del PR o di suoi leaders che includa fra gli omicidi l'aborto. Alcuni iscritti, forse, come Trugenberger, lo pensano. Ma non mi risulta siano la magigoranza, anzi é probabilmente vero il contrario.
Se poi, la maggioranza degli iscritti al PR fosse nemica dell'aborto, sulle orme di Trugenberger, mi chiedo, cosa fanno ? Come possono tollerare quello che il PR non fa ? Non si accorgono forse, che l'intero loro agire é in appoggio a chi vuole che si instauri un principio culturale di differenza fra feto e nato? La forma moralmente più elevata della difesa della politica abortista del PR é il ritornello secondo il quale una coercizione in materia d'aborto non impedirebbe che il solo aborto ufficiale. Una difesa che non regge, se all'aborto si dà "dignità" di omicidio, poiché contraddice il senso stesso del patto sociale, che é quello, fra l'altro, di tutelare il diritto alla vita. Deve forse la società abdicare al tentativo di tutelare un diritto per via della frode di alcuni ? tanto varrebbe in nome della frode abolire il patto sociale stesso. Perché il patto sociale fa divenire "frode", o "illecito" automaticamente tutto ciò che esclude. Per combattere l'aborto ci vorrebbero ben altre azioni che l'appoggi
o ai gruppi femministi che rivendicano il diritto assoluto di fare del feto ciò che vogliono. Ci vorrebbe una politica sociale favorevole alla nascita. Non incentivi "mussoliniani" che erano solo, in fondo, premi al concepimento. Ma concreto sostegno alle donne meno abbienti, affinché possano completare in serenità le gravidanze. Istituti per l'accoglimento di bambini che la madre rifiuta o é costretta a rifiutare. Incoraggiamento finanziario alle adozioni. Emolumenti consistenti per i genitori di bambini che nascono con malformazioni. Una rivalutazione dell'infanzia come momento di affetto, come bene per tutti. Al contrario, la società attuale, scarica tutto il disagio possibile relativo alle gestazioni ed alle nascite sulla valvola di sicurezza dell'aborto. Una soluzione bestiale, che arriva, come in USA, a lottare in nome dell'aborto libero persino contro le leggi che tentano di far capire alla gestante che l'aborto non 'e una soluzione anticoncezionale, e che ne esistono di ben meno riprovevoli. Il PR,
se davvero é pieno di Trugenbergers, sta scegliendo molto male la strategia di lotta in tema. Ma dubito, che sia fatto di Trugenberger. E temo che la maggior parte degli iscritti nel feto veda solo una cosa. Un oggetto di proprietà.